Immigrati ospiti di un ostello sul lungomare Catanese, protestano a causa della lenta connessione Wi-Fi che da giorni l’ostello stesso gli fornisce

Catania
06:40 del 11/04/2016
Scritto da Luca

Immigrati ospiti di un ostello sul lungomare Catanese, protestano a causa della lenta connessione Wi-Fi che da giorni l’ostello stesso gli fornisce. Il proprietario, che mai aveva avuto modo di gestire un numero così ingente di connessioni alla rete del locale, inizialmente, pur tagliando qualche spesa, era riuscito ad accontentare tutti; ma il numero degli ospiti aumenta, gli accessi ad internet con lui. Due giorni di connessione lenta bastano a scatenare una vera e propria protesta lungo le strade del lungomare tanto da costringere le Forze dell’Ordine ad intervenire. «Il ddl Manconi parla chiaro sull’uso della violenza da parte delle Forze dell’Ordine, dunque tutto ciò che abbiamo fatto è chiamare un tecnico che potenziasse ulteriormente l’impianto a spese della città». Queste le parole del maresciallo, che, grazie all’ausilio dei suoi uomini, ha successivamente sgomberato la zona, e fatto sì che tutto tornasse alla normalità.

Molto simile la vicenda avvenuta circa un anno fa in quel di Livorno:

I profughi rifiutano gli hotel «Isolati, senza wi-fi e tv»

I migranti dovevano essere ospitati in due strutture nel Livornese e nel Pisano ma si sono rifiutati. I volontari: «Volevano tv e wi-fi», la Questura: «Motivi religiosi: non possono stare con donne sole o sposate». Spostati dopo alcuni momenti di tensione

Momenti di tensione venerdì mattina a Pisa, per l’arrivo di sette profughi di origine nigeriana che avrebbero dovuto essere ospitati nella struttura di Piaggerta, nella tenuta di San Rossore. Una volta giunti sul posto i profughi si sono rifiutati per tutta la mattina di scendere dall’autobus. Stessa scena anche a Campiglia, in provincia di Livorno: una ventina di migranti si è rifiutata di andare nell’albergo che li avrebbe ospitati. Inizialmente i volontari hanno raccontato che i profughi non volevano l’albergo perché non c’erano alcuni servizi come wi-fi e tv, ma la questura ha chiarito che il rifiuto era legato a motivi religiosi e perché in quell’albergo c’erano anche ospiti delle donne.

San Rossore, i profughi vengono spostati

I sette ragazzi si trovano in Italia da oltre un anno, provengono infatti dalla Sicilia e non fanno parte dei gruppi di persone appena sbarcate. I richiedenti asilo hanno protestato perché per loro si prospettava un’accoglienza divisa: 4 sarebbero rimasti a San Rossore e 3 sarebbero stati portati in un’altra struttura. Di fronte a questo scenario i 7 si sono rifiutati di scendere dall’autobus chiedendo di rimanere insieme. La struttura di Piaggerta si trova nel cuore del Parco di San Rossore. Si tratta di un cascinale gestito dalla cooperativa sociale Paim, raggiungibile solo con i mezzi, che dista una decina di chilometri dal centro città. Oltre al fatto di essere divisi, i profughi lamentavano anche la collocazione della struttura: isolata e lontana da tutto. Dopo una lunga trattativa condotta dalla prefettura, le forze dell’ordine hanno scortato i profughi verso una struttura di San Romano, gestita dalla cooperativa La Pietra d’Angolo. Lì sono stati sistemati in due appartamenti separati ma vicini, ed è stata così ristabilita la calma.

Campiglia

La mattinata ad alta tensione si è registrata a Campiglia Marittima, dove intorno alle 10 un pullman ha portato un gruppo di profughi di varie nazionalità (ghanesi, gambiani e nigeriani) davanti all’hotel Cinque Lecci, che già da giovedì ha iniziato a ospitare gli esuli. Venticinque quelli del primo gruppo, diciotto quelli arrivati oggi. Ma c’è una differenza sostanziale tra i due gruppi: il primo raccoglie persone appena sbarcate nelle coste siciliane, fuggite dagli orrori delle guerre civili africane; il secondo si trova in Italia già da circa due mesi e finora ha alloggiato in un albergo ben attrezzato a Trapani, dovuto sgomberare in fretta dati i continui arrivi. E il cambio di residenza non è piaciuto affatto ai nuovi arrivati. Tra i motivi del rifiuto anche l’inopportunità, per motivi etnico-religiosi, di alloggiare in una struttura dove già erano presenti una trentina di altri immigrati arrivati in precedenza poiché tra loro ci sono donne sposate, una prossimità che la loro religione non consente.

Prima erano in un albergo di lusso

«Quelli arrivati ieri sono persone stupende» dice immediatamente Luca Guidi, capostruttura dell’accoglienza organizzata dalla cooperativa Diogene. «Tra di loro donne incinta e bambini: tutti ben educati e disponibili». Mette le Mani avanti a dire che ai Cinque Lecci la maggior parte degli esuli sono soltanto grati di ciò che stanno ricevendo. Altrettanto però Guidi non può dire dei nuovi arrivi. «E questi.. e questi…» sussurra alzando le braccia. E questi sono profughi fuggiti dall’Africa già da diverso tempo, hanno qualche soldo in tasca così come i telefonini. Finora hanno vissuto a Trapani, in un albergo «di lusso», come lo definisce il capostruttura. Ma i continui sbarchi hanno costretto a liberare le strutture in Sicilia per fare spazio, trasferendo gli ospiti già presenti verso nord. È in questo modo che i diciotto nuovi arrivi si sono ritrovati di fronte a un hotel di certo non eccelso, ma pulito, con vitto e scatoloni di vestiti donati dalle associazioni di volontariato. Alla fine è stata trovata la soluzione e il gruppo è stato sistemato in quattro mini-appartamenti di una struttura turistica situata a poca distanza. Nella decisione le autorità italiane hanno dovuto anche tenere conto di potenziali dissidi che si possono creare fra etnie diverse.


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Categorie: Bufale, Cronaca, Denunce, Sociale


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