Chi vive da solo spende 80 euro ogni 15 giorni per mangiare. Una spesa che grava sui conti personali e che in Italia comporta spesso problemi anche a livello di salute del corpo

Cagliari
10:52 del 18/08/2014
Scritto da Albertone

Dura la vita da single. Colpa della carenza d'affetto e della mancanza della dolce metà? Anche, ma non solo. I problemi riguardano anche e soprattutto il portafoglio e il mangiare. Che per una volta vanno di pari passo. Che cosa vorrà mai dire? Semplicissimo: chi vive da solo deve badare a se stesso, cucinarsi, fare la spesa e assicurarsi di avere un piatto caldo almeno alla sera mettendosi ai fornelli di ritorno dal lavoro. Un impegno che per qualcuno fa rima con divertimento. Non c'è da ridere, invece, quando a fine mese si tira la riga per analizzare la spesa. Qui la sorpresa è sgradita a uomini e donne che conducono vita da single.

Indagini recenti indicano che una persona sola spende in media per la spesa circa 80 euro ogni 15 giorni, ma il problema è come li spende. Insomma, oltre al danno c'è pure la beffa. Non solo per un primo e un secondo i single devono investire poco meno di 200 euro al mese, ma il corpo non gradisce nemmeno ciò che viene servito nel piatto. Facile cadere nello spreco perché le porzioni 'per singola persona' almeno in Italia stentano a decollare oppure ci si affida alla gola e a quel che 'è più comodo e veloce da realizzare' senza badare a ciò che è salutare o meno e senza tanta attenzione verso una Dieta varia ed equilibrata. Anzi è facile perdersi in pasti irregolari ed esagerare nelle porzioni.

Ovvero: spazio agli aperitivi, cene a base di grassi e bombe caloriche, bibite gassate in sostituzione dell'acqua, alcolici consumati abusandone e via discorrendo. Ce ne sarebbe a sufficienza per un esame di coscienza, invece pare che in Italia i single badino da questo punto di vista più a spassarsela che a trattenersi. In una delle ricerche più interessanti e recenti sulle abitudini alimentari dei single - condotta negli Usa e pubblicata su Public Health and Nutrition - i ricercatori dell’Università del Minnesota hanno preso in considerazioni gli usi alimentari di più di 2 mila persone, rilevati sia durante l’adolescenza che e a distanza di 10 anni. Ebbene hanno osservato che i giovani adulti, maschi e femmine, che condividevano spesso i pasti con altre persone mangiavano più frutta e, nel caso delle donne, anche più verdura, latte e derivati e assumevano più calcio, ferro, potassio e fibre. Inoltre, la probabilità di condividere i pasti da adulti era più elevata tra chi da adolescente mangiava spesso in famiglia. Abitudine, che in molti studi, è risultata associata ad una dieta più sana.

Ad altre latitudini, in Spagna, un altro studio ha preso in esame le abitudini alimentari di più di 7300 anziani ad alto rischio cardiovascolare: in questo caso si è osservato che la condizione di single (considerata con la stessa importanza dell’essere diabetico o fumatore) non si associava alla Dieta Mediterranea che è, invece, il regime alimentare più adatto per quanti soffrono di patologie cardiache.


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Categorie: Cronaca, Economia, Salute


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