I seminari non sono vuoti. E la diocesi è stata l’unica istituzione a fare appieno la sua parte in tema di accoglienza dei migranti

Treviso
06:40 del 25/04/2016
Scritto da Carmine

Vescovo Treviso incassa 6.387.500 euro con i profughi

I seminari non sono vuoti. E la diocesi è stata l’unica istituzione a fare appieno la sua parte in tema di accoglienza dei migranti. È la ridicola reazione del mullah vescovo di Treviso, tal Gianfranco Agostino Gardin, contro la Lega e il M5S.

Ne ha per tutti: per i sindaci che non collaborano con l’invasione e il suo business, per le forze politiche che non assecondano gli affari della Curia, per il governatore Luca Zaia che accusa la Chiesa di non voler mettere a disposizione il seminario “vuoto”. Ma ovviamente, intendeva ‘gratis’: sappiamo tutti che la Chiesa di Bergoglio fornisce volentieri i suoi immobili esenti da Imu a 35 euro a ‘profugo’ in pensione completa.


Il Vescovo affida la sua replica a un’intervista trasmessa dal telegiornale di Tv2000, la tv della Conferenza episcopale italiana. Che si mantiene con l8 per mille.

E dopo aver ricordato che il 2014 e il 2015 la Caritas trevigiana ha accolto oltre 500 persone – «nessuna istituzione in Provincia di Treviso ha fatto questo, non certo i Comuni che hanno opposto una grande resistenza» – dice: «I nostri seminari non sono affatto vuoti. Certo non ci sono i seminaristi come un tempo, però sono ambienti utilizzati dalle diocesi in tanti modi. Suona un po’ strano puntare il dito contro le diocesi. Gran parte dei profughi arrivati a Treviso sono stati accolti in situazione d’emergenza e urgenza dalla Caritas».


Specifica poi che i seminari vengono utilizzati per ospitare scuole di teologia, biblioteche, musei diocesani: «Non è vero che i seminari sono vuoti. Se si dice questo bisognerebbe dire “Perché non ospitarli nelle scuole?”».

In realtà, caro Gardin, il tuo amichetto Renzi li ospita già, nelle nostre scuole. Forse la notizia non è arrivata nelle lussuose stanze della Curia trevigiana.

Poi si scaglia contro Stefano Marcon, primo cittadino di Castelfranco: «La nostra diocesi ha una scuola che è stata chiusa. Abbiamo proposto di collocare in questo edificio un certo numero di profughi. Da parte del Comune c’è stata una resistenza totale: con i controlli delle Usl e le verifiche sulle norme». Ma pensa, un sindaco che rovina il business al signor vescovo, che pretende di fare rispettare le norme: ma siamo pazzi?

«Ci fanno soffrire queste reazioni che imputano alla Chiesa una latitanza perché noi in realtà, senza fare molto chiasso, cerchiamo di stimolare una solidarietà. Stiamo portando avanti un progetto di presenze diffuse, non di gruppi numericamente troppo consistenti perché ci rendiamo conto che la gestione diventa difficile».

Fate business. Solo uno sporco business sulle spalle dei cittadini. Fate schifo.

Chissà come mai, i giornali solitamente anti-cattolici come Repubblica non evidenziano queste marchette. Perché sono azioni non cattoliche.


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Categorie: Cronaca, Denunce, Sociale


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