Il sogno di una ex studentessa si è realizzato... in proprio: i grandi marchi le hanno chiuso la porta in faccia, lei non si è persa d'animo e questo è il risultato

Milano
15:27 del 21/10/2014
Scritto da Albertone

Veronica Rivalta è la risposta italiana a chi pensa che i giovani in fin dei conti siano dei bamboccioni. Se pensate che a 21 anni non si possa essere imprenditori, non si possa gestire da soli un atelier di moda e non si possa sognare in grande, dovreste venire a farvi una chiacchierata a Milano. Per la precisione a due passi da Piazzale Loreto, dove all'interno di uno dei tanti palazzi sorge qualcosa di speciale. Qui i vestiti spuntano dal nulla, nascono - anzi, si creano - dall'estro di una ragazza che sembra uscita dal passato. Veronica adora cucire, sa stirare e tagliare, sa disegnare e progettare. Insomma, è una stilista vera. Ha sempre sognato di esserlo e ci è riuscita, abbreviando decisamente i tempi. Il suo atelier nel giro di un anno ha vestito oltre 50 persone, da qui sono usciti poco meno di 200 abiti. Tutti fatti a mano, tutti rigorosamente diversi l'uno dall'altro. Creazioni che emozionano. Veronica mostra con orgoglio la macchina per cucire, il ferro, i Manichini con i capi che ancora attendono di essere consegnati al cliente, i disegni da cui tutto nasce. "Il mio è un atelier nel vero senso della parola, il cliente va nella casa dello stilista con un sogno e ne esce con un vestito. E, credetemi, pensare un vestito, tagliarlo, cucirlo e vederlo indossato è un sogno anche per me che lo creo".

Tanti sogni, ma anche piedi ben piantati per terra. In tasca Veronica ha due diplomi, uno come Operatrice di Moda e l'altro come Tecnico d'abbigliamento, ma anche tanta rabbia. Uscita dalle scuole di moda di Milano, i grandi marchi le hanno chiuso le porte in faccia. Troppo giovane, senza esperienza. Così è finita a fare la commessa. Tre anni di vita col morale sotto i tacchi. "Io ho studiato le stesse materie di chi ha frequentato scuole magari più prestigiose, purtroppo questo mi ha penalizzato. E' ingiusto, triste". Eppure Veronica non si abbatte. I diplomi li ha. Le conoscenze pure. Quasi per caso, anche lo spazio necessario si viene a creare. Insomma, ha tutto. Manca solo lei. Ed allora, a 20 anni e tanta spensieratezza, decide di cambiare vita. Addio commessa, addio negozio. Ecco il suo atelier. Ad ospitarla sono i locali dell'appartamento in cui abitava nonna. Neanche a dirlo, sarta. Alla faccia di chi l'ha definita bambocciona, stilista decide di diventarlo per davvero. Si rimbocca le maniche e si dà da fare.

"All'inizio ero trascinata dall'entusiasmo ma anche preoccupata dal sapere che tutte le responsabilità gravavano su di me. Se l'abito non è pronta è colpa mia, se manca qualcosa il cliente se la prenderà con me". Ma c'è anche l'altro lato della medaglia. Le gioie, le soddisfazioni, sono tutte per lei. Ufficialmente l'attività inizia il 2 maggio, 24 ore dopo la festa dei lavoratori. Anche questo, forse, un segno del destino. La prima a credere in lei è una ballerina di danza classica. Le chiede un abito, sarà il primo di una lunga serie. Il passaparola è l'anima del commercio e la voce inizia a spargersi. Indossa i suoi vestiti anche la modella Debora Volpe, qualche capo arriva anche in televisione grazie alla bellissima Stefania Cattaneo. Ma, soprattutto, tutti tornano. E questo conferma che la strada imboccata è quella giusta.


"Spesso i clienti si presentano da me con una foto, io rielaboro ciò che vogliono e inizio a progettare". Una fase essenziale, fondamentale. Dal pensiero si passa alla bozza, dallo schizzo presentato al cliente al carta modello. E poi, ancora, dal disegno sul tessuto al taglio e al cucito. Basta un centimetro sbagliato nella stesura del progetto per mandare tutto all'aria, per rischiare di avere un vestito storto, inutilizzabile. "Ma quando dalla carta si passa al tessuto, l'emozione ti avvolge. E quando finalmente vedi il cliente indossare felice quello che hai realizzato, provi una felicità enorme". Certo, qui non è come in via Montenapoleone, nel quadrilatero della moda milanese. Qui, forse, è pure meglio. "Ogni pezzo è unico, ricercato, frutto di un lavoro di ore ed ore. E poi, diciamocelo, la capitale della Mmoda è Milano ma qui ci sono troppi stilisti emergenti. A me piacerebbe provare l'esperienza di Parigi, la sensazione è che per sfondare occorra andare via da qui". Insomma, Veronica punta in alto. Il suo faro illuminante resta Valentino, "perchè i suoi abiti sono principeschi in tutto", le piacerebbe vestire Kate Middleton "dandole un tocco di italianità", e non lesina qualche critica ai giovani e alla moda italiana. "I giovani si vestono tutti uguali, di moda ma sciatti. E la moda italiana una volta era elegante, oggi è solo disordine".


Giudizi piccati. Si capisce che dietro quell'apparenza da ogni azzurri e capelli chiari si nasconde un bel caratterino. "L'accessorio fa la differenza in un abito, questa è una regola che seguo sempre, anche nei vestiti che disegno per me. Insomma è il dettaglio a rendere un sogno... magico". E tra dieci anni, come e dove sarà Veronica? "Mi vedo con un negozio, col mio atelier, sposata, con figli e più conosciuta". Insomma, non scherza affatto... 


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Categorie: Moda


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