La Var è semplicemente concepita male, non deve essere l'arbitro a doverla chiamare, primo perché se fosse in mala fede tale rimarrebbe e secondo perché così non ha senso.

Bologna
08:15 del 21/08/2017
Scritto da Gregorio

La Var è semplicemente concepita male, non deve essere l'arbitro a doverla chiamare, primo perché se fosse in mala fede tale rimarrebbe e secondo perché così non ha senso. E' semplicissimo, 2 chiamate per allenatore, che così acquisisce ancor più un ruolo chiave in senso tattico, saper scegliere il momento giusto, l'occasione giusta, saper capire dallo sguardo dei suoi giocatori se è o non è il caso in quel momento, inoltre 3° chiamata bonus se ha avuto ragione sulle prime 2 e stop. Il calcio è l'unico sport che non vuole accettare la chiamata da parte dei giocatori, allenatori o squadre in causa. In NFL lo fa l'allenatore, nel tennis il giocatore ecc ecc, e funziona benissimo. Strutturata così è una pagliacciata inutile!

È una pericolosa bomba ad orologeria data a noi comuni mortali che proviamo l’attacco alla Bastiglia del potere. Ci è stato donato come lo strumento dell’onestà pallonara, in epoca in cui ogni cosa onesta possiede la virtù di essere migliore. Non lo è: è uno strumento che non oggettivizza alcun regolamento e non rimuove alcuna ingiustizia, come l’esame del DNA – pur essendo importante – non ha mutato la storia della giurisprudenza del mondo.

Il calcio educa soprattutto ad una realtà non eradicabile, ovvero che ogni evento umano sia soggetto ad un umano giudizio. E che anch’esso, in quanto tale, come ogni cross ed ogni tackle sul prato, sia soggetto all’errore che ogni granello umano porta con sé. In molti tra noi, all’assalto del palazzo, vive la convinzione che il VAR possa rispondere alla domanda sbagliata, ovvero alla cancellazione dell’arbitrarietà delle faccende umane. La cassazione del marcio. Ma cosi non è.


Ogni grande gesto ha una componente aleatoria di cui l’arbitro impersona la potenza. Senza indugiare sul famoso gol di mano in Messico, persino il poetico braccio alzato di Baresi non avrebbe avuto cittadinanza nel mondo del replay forzato.

Lo scudetto del Verona

Allora attenzione, cari fratelli. Il calcio è sempre il valore degli undici in campo. Un rigore si può concedere al microscopio ma va sempre realizzato, lo abbiamo visto. E se dovessimo avere la peggio all’epoca del VAR non ce lo perdonerebbe nessuno, di certo non la storia – quella comica italiana, in cui ancora si crede che il Verona vinse perché fu quello l’unico anno del sorteggio arbitrale, con lo stessa pregnanza statistica con la quale si afferma “il fumo non fa male perché mio nonno ebbe la pipa una vita intera e morì a cent’anni”.

In un solo modo l’aggeggio ci potrà essere d’aiuto, ovvero intaccando la sicurezza degli juventini. Ma per ottenere questo effetto, a fare da protagonista dovrà essere la currèa dei nostri undici. Nessun replay può far paura senza la voglia di prevalere. E, soprattutto, nessun tesoro si è mai ottenuto senza qualche dose di rapina. Ora è il nostro momento di fottere il portafogli avversario.


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Categorie: , Calcio, Denunce


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