Il titolo di EA Maxis era tutt'altro che perfetto e purtroppo rappresenterà con ogni probabilità l'ultima fermata della serie per lungo, lungo tempo.

Milano
11:00 del 29/12/2016
Scritto da Samuele

URBAN EMPIRE, ANTEPRIMA UFFICIALE

Da SimCity (quello più recente) in poi è stato un gran fiorire di city builder. Il titolo di EA Maxis era tutt'altro che perfetto e purtroppo rappresenterà con ogni probabilità l'ultima fermata della serie per lungo, lungo tempo. Guardando la vita con positività possiamo però dire che ha avuto due grossi pregi: ha comunque rappresentato una sorta di sveglia, una chiamata alle armi per creare qualcosa di più moderno e accessibile; e poi ha mostrato al mondo degli sviluppatori che c'è ancora parecchio pubblico per questo genere di esperienze, esigente ma disposto a mettere mano al portafogli. Cities Skyline ha fatto quello che a SimCity non era riuscito e ora sembra arrivato il momento di accogliere alcune varianti sul tema. In particolare alla GDC di San Francisco abbiamo potuto vedere Urban Empire, prodotto da Kalypso e realizzato (anche) da un gruppo di ragazzi fuoriusciti proprio da Colossal Order. Lo stato del progetto è ancora abbastanza arretrato ma già si potevano osservare alcune soluzioni niente male.

Sabato sera, siete al terzo cocktail, ne chiedete un quarto al barista, che vi dice: “Questo te lo faccio io. Ti fidi?”. La risposta sarebbe no, solo che i riflessi sono lenti e, mentre lo vedete unire uno dopo l’altro fluidi fluorescenti, già studiate la via più breve verso la toilette. Fate il primo sorso e, incredibile, non fa affatto schifo, anzi pare davvero buono! Tutta questa pippa è la perfetta metafora di cosa sia Urban Empire, titolo sviluppato da Fragment Production e prodotto da Kaypso Media che, su un fondo a base di city building, aggiunge altri ingredienti già visti nella serie Democracy e altri presi in prestito da Civilization, il tutto condito con una spruzzata di storia. A circa un mese dalla sua pubblicazione, abbiamo potuto assaggiare questa strana miscela, i cui componenti paiono già tutti ben bilanciati ma che, almeno per ora, lasciano ancora in bocca dei toni dal retrogusto amaro sul finale.

Impariamo a costruire una città: corso base


Le firme di Kalypso Media, a cui dobbiamo la serie Tropico, e quella di Fragment Production, il cui fondatore altri non è che Mikko Tyni, creative director di Cities in Motion, già dovrebbero dire molto riguardo la natura di Urban Empire. I primi passi mossi nell’indispensabile tutorial danno immediatamente due indizi. Il primo è che questa fase introduttiva richiede un necessario bilanciamento prima dell’uscita finale del gioco, perché nello stato attuale, se si seguono tutte le indicazioni date dal consigliere, si finisce presto in rosso e si è impossibilitati nell’andare avanti. Il secondo, certamente più importante, definisce immediatamente Urban Empire come un city builder sui generis: ci aspettavamo di dover tracciare incroci e percorsi stradali, di posizionare piloni dell’elettricità o i tubi per fare arrivare l’acqua alle abitazioni e invece, nulla di tutto questo, un po’ perché il titolo pone le lancette dell’orologio a inizio 1820 e quindi per le centrali elettriche moderne o per i sistemi di pompaggio dell’acqua manca ancora un po’ di tempo, un po’ perché Urban Empire non spinge sull’acceleratore in fatto di meccaniche da city builder. Scordatevi quindi le visuali mozzafiato di Cities Skyline, con i quartieri urbani accesi da luci al neon o gli intricati reticoli di strade, cavalcavia e ponti, sotto i quali passano le rotaie dell’alta velocità, dimenticatevi le ore e ore perse con squadra e righello virtuali alla mano per rendere il proprio insediamento un’utopia architettonica, dove tutto può essere distrutto e costruito in un batter di click. Lo sviluppo delle città in Urban Empire segue direttrici molto più semplificate: si disegna un’area sulla quale sorgerà il futuro distretto, dove le strade sono per altro già definite, si decide il rapporto fra le attività commerciali, le industrie e le abitazioni, si posizionano automaticamente le eventuali condutture e infine si collocano le varie strutture che determinano il benessere della popolazione, come le scuole, i teatri, le cliniche, le centrali di polizia o, ancora, i parchi. Finita la prassi, basta procedere e magicamente il nuovo quartiere sorgerà dal terreno come un fungo dopo una notte di pioggia? Niente affatto, ed è proprio qua che inizia il bello. 

Non dei, ma uomini


In genere, in un city builder, si vestono i panni di un demiurgo, del deus ex machina che dall’alto, con la sua mano onnipotente, decide imperscrutabilmente le sorti dei cittadini, strappando alla natura boschi e prati verdi per piazzarci una meno poetica centrale nucleare. Non solo, questo motore primo immobile è etereo, vive fuori dal tempo e dallo spazio, nessuno sa chi sia o quale sia il suo volto. In Urban Empire la situazione è completamente diversa, il protagonista è in carne e ossa - vabbè, più o meno - e appartiene a una delle quattro famiglie con le quali iniziare la campagna che, come detto in partenza, abbraccia ben duecento anni di storia, dal 1820 fino al 2020. In questo lungo lasso temporale, assieme alle nuove tecnologie, agli edifici sempre più all’avanguardia e alle scoperte in campo scientifico, anche il protagonista anzi, i cinque protagonisti che cambiano mano a mano che si avanza nelle ere, sviluppano la loro personalità, modellata sui canoni di quanto visto in Crusader Kings: prendendo determinate decisioni in seguito ad eventi casuali, i quali riguardano non solo l’ambito politico e gestionale della città, ma anche la vita privata del sindaco virtuale, si verranno così a sviluppare determinati tratti, ognuno di essi collegato a determinati bonus o malus. La sensazione di vivere all’interno di un contesto storico ben preciso è uno dei tratti fondamentali in Urban Empire, dove la città non è una novella Atlantide, staccata dal mondo e fuori dal mondo, bensì è un insediamento - sempre fittizio - inizialmente facente parte dell’Impero Austro-ungarico, con continue missive e solleciti provenienti da Vienna. Con il passare degli anni, la situazione geopolitca muta sensibilmente e le ripercussioni vengono vissute e fissate anche sulla pelle della vostra cittadina, che passerà attraverso due guerre mondiali, un conflitto silente, fino ad arrivare alla presenza sempre invasiva dei social media, esattamente come ai nostri giorni. Accanto alle pagine dei quotidiani che riportano le notizie dal mondo, il senso di progressione attraverso le ere è dato da due fonti: la prima, in puro stile Civilization, è un albero delle tecnologie, dove sbloccare un po’ di tutto, dai progressi in materia sociale, alle nuove strutture energetiche e quelle in materia di mobilità, fino ad arrivare agli editti e alle leggi. La seconda è una fonte esterna e, tramite eventi casuali che si ripetono di partita in partita, si rivivono tutti i passi fondamentali della storia recente, come l’abolizione della schiavitù, il diritto di voto per le donne o, ancora, la formazione dei sindacati. La cosa bella è che, nel caso in cui vogliate essere dei despoti, potreste tranquillamente alzare le spalla davanti a queste proposte piovute dall’alto. 

Da rivedere a gennaio

Abbiamo volutamente utilizzato il condizionale perché, a differenza di molti altri city builder, non tutto è a portata di click, fare e disfare non è esclusivamente materia economica e se l’aria diventa irrespirabile o se le strade diventano meno sicure di quelle di Gubbio in Don Matteo, non avrete solo dei cittadini inferociti da tenere facilmente a bada in pochi passaggi, ma un intero parlamento che, come tutto il resto di Urban Empire, è in continuo mutamento assieme allo scorrere delle lancette del gioco. Se nelle prime fasi del gioco proporre un innalzamento delle tasse o la costruzione di un nuovo quartiere è un gioco da ragazzi e i soli tre partiti difficilmente avanzano delle rimostranze in merito alle vostre decisioni, mano a mano che scorrono gli anni, Urban Empire diventa un sottile reticolato di giochi politici, di promesse da mantenere, di seggi da rispettare, con gli schieramenti di sinistra, destra e centro che cercano di far valere il loro peso, un peso di cui va tenuto conto. perché avere un partito al governo che non appoggia le direttive date da voi sindaci, significa partita persa, cosa piuttosto bizzarra per un city builder, se Urban Empire fosse un normale city builder. Il titolo sviluppato da Fragment Production ha un’anima tutta sua e l’impronta data dai developer contribuisce a imprimere a Urban Empire quella sterzata necessaria per differenziare l’opera dalle altre produzioni già presenti sul mercato. A trenta giorni dal suo arrivo su Steam le perplessità non sono dunque tanto legate alle meccaniche del gioco, che andranno sicuramente sviscerate più in profondità ma che paiono già convincenti, quanto piuttosto sulla “tenuta” tecnica di Urban Empire, che graficamente appare sotto tono, con i modelli degli edifici che si ripetono di frequente e con la città che manca di quella vitalità che abbiamo visto e apprezzato in Cities Skyline. Qualche inceppo va segnalato anche nella pianificazione della città: la creazione automatica dei distretti non solo priva il giocatore del piacere di costruire liberamente il proprio insediamento, ma soprattutto, capita spesso e malvolentieri che i risultati siano piuttosto bizzarri, con gli incroci che si piazzano da soli proprio sotto delle case o con percorsi semplicemente fuori posto.


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Categorie: , Videogames


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