Se prima iscriversi ad un'universitÓ (medicina, ingegneria, giurisprudenza, economia) significava investire nel proprio futuro, oggi iscriversi ad una delle innummerevoli facoltÓ significa tuffarsi in qualcosa che ci attira scoprendo molte volte, che non ti servirÓ a lavorare.

Napoli
07:30 del 02/08/2017
Scritto da Gregorio

Nel corso degli anni abbiamo visto fiorire sempre pi¨ vari tipi di universitÓ. Mi spiego meglio: prima esisteva solo economia e commercio? Ora c'Ŕ economia e commercio, marketing, aziendale, piccole imprese, professione...ecc. Prima c'erano Architettura e Ingegneria? Ora ci sono ingegneria edile, ing.edile/architettura, scienza dell'ingegneria edile, design e architettura, ing.edile ecc.. Prima per insegnare all'asilo, o dare lezioni di qualcosa, o fare il tecnico di qualcosa lo facevi e basta. Ora invece ci sono universitÓ di tutti i tipi. Per fare qualsiasi cosa, anche quelle cose per la quale la laurea, diciamocela tutta, non servirebbe. Cosa voglio dire: che il sistema universitÓ fa di tutto per accattivarsi i giovani, richiamandoli a loro, illudendoli che quel particolare corso di laurea esaudirÓ i propri sogni e obiettivi, facendogli credere che iscriversi a quella facoltÓ sia fondamentale per trovare un lavoro in quello che si spera. In realtÓ, l'universitÓ statale, pur essendo dello stato, fa di tutto per fare soldi e battere cassa, scordandosi e fregandosene realmente di ci˛ che accade nel mondo del lavoro e di ci˛ per cui Ŕ realmente richiesta una Laurea con la L maiuscola.


Se prima iscriversi ad un'universitÓ (medicina, ingegneria, giurisprudenza, economia) significava investire nel proprio futuro, oggi iscriversi ad una delle innummerevoli facoltÓ significa tuffarsi in qualcosa che ci attira scoprendo molte volte, che non ti servirÓ a lavorare. PerchŔ abbiamo cosý tanti tipi diversi di corsi laurea a fronte di cosý tanto lavoro che scarseggia? Non sarebbe l'ora di illudere un p˛ meno i giovani e riportarli a quelle poche facoltÓ -canoniche-, che a malapena oggi riescono a darti lavoro? Insieme all'istituzione di sempre pi¨ numeri chiusi e selezioni contribuirebbe a ridurre la spesa dello stato per mantenere tutti questi corsi evitando di produrre sempre pi¨ nuovi disoccupati laureati, immmettendoli magari prima nel mondo del lavoro, senza un'inutile lauretta. PerchŔ 40 anni fa con una laurea si trovava lavoro? Non solo perchŔ non c'era la crisi, ma anche perchŔ i LAUREATI ERANO DI MENO.


E il paese andava e andrebbe avanti anche senza un laureato in concept design o tecnologie alimentari. Ricordiamoci che, anche se i tempi sono cambiati, i lavori per i quali serve veramente una laurea (ingegneria, architettura, giurisprudenza, economia, medicina, farmacia, agraria e altre) sono davvero pochi in confronto a ci˛ che offre un'universitÓ oggi. Faremmo risparmiare tutti: stato e giovani. Gli unici a rimetterci sarebbero quelli che dell'universitÓ statale vogliono farne un business (le universitÓ stesse), dando lavoro a (non sempre) dipendenti nullafacenti e illudendo i giovani. Regolamentiamo e eliminiamo tutte le miriadi di facoltÓ inutili e impediamo alle universitÓ di promettere ai giovani ci˛ che non esiste. L'universitÓ non deve servire a fare curriculum, ma a insegnare ai giovani a fare qualcosa per cui una laurea Ŕ veramente indispensabile. E lo sappiamo tutti, che molte delle lauree che vediamo oggi servono a ben poco.


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Categorie: , CuriositÓ, Editoria


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