L'UE soffre di eccessiva gravità attorno alla Germania, fra i tanti motivi anche la debolezza di una Francia che alla faccia dei pettegolezzi fatica a trovare una propria identità...

Torino
23:20 del 27/07/2014
Scritto da Albertone

Se l'Europa è così debole, è perchè all'Europa manca la Francia. D'accordo, i nostri vicini di casa non saranno fra quelli più amabili di questo mondo, vuoi per un pizzico di arroganza misto ad un orgoglio patriottico smisurato, ma all'interno della Comunità conta averli al loro posto. Invece, i transalpini stanno latitando, col risultato di un Vecchio Continente ormai germanocentrico, elemento questo che non fa altro se non alimentare dissapori ed invidie. Sia chiaro: la GerMania è il motore industriale dell'Europa, stabile a livello politico e con una figura comunque carismatica - quandanche possa stare antipatica - come Angela Merkel. Ma, in mancanza dell'Italia, a controbilanciare il peso specifico dei teutonici doveva essere la Francia. Nazione che ha alle spalle una storia importante, uscita dilaniata dalla Seconda guerra mondiale ma capace di riprendersi fino a diventare uno dei punti di riferimento mondiale.

Oggi, quella Francia non esiste più. La Francia è incerta, lacerata, indebolita, incapace di interpretare il suo ruolo. Ma se è vero che l’Europa non dipende più da Parigi, è anche vero che è impossibile fare l’Europa senza. Dove si è persa la Francia? Forse nella sua stessa arroganza, nella presunzione di aver raggiunto il traguardo della potenza economica, salvo poi vedere sgretolarsi le certezze sotto i propri piedi. A Saint-Nazaire, davanti ai cantieri navali dove si costruiscono i portaelicotteri classe Mistral (22 mila tonnellate, 450 uomini di equipaggio, sedici velivoli da guerra sul ponte) venduti alla Russia con un contratto firmato da Sarkozy, una piccola folla ha manifestato contro il governo: «Se vendete armi a uno stato terrorista siete complici degli assassini». Indice di malessere, di malcontento.

D'altronde dalle urne questo sentimento era uscito forte e chiaro, con il partito di Marine Le Pen di estrema destra schizzato a percentuali ipergalattiche. I francesi, all'improvviso, sono diventati euroscettici, e tutto senza che l'Europa se ne sia accorta. Hanno acuito il loro protezionismo guardando con diffidenza all'esterno, rifiutando la logica della Comunità. Hanno scoperto che il lavoro non è scontato, che i casi di Italia e Grecia sono troppo vicini ai loro confini per lasciare indenne l'economia interna. Ancora più scivoloso e simbolico il ritorno di un fantasma mai del tutto sconfitto, l’antisemitismo. È un vecchio sentimento sociale e culturale che fece del governo collaborazionista di Vichy il più solerte alleato di Hitler nell’inviare gli ebrei nei campi di sterminio. Un sentimento che riaffiora qua e là in ogni crisi israelo-palestinese e che si salda con un «nuovo» antisemitismo di banlieue, espresso in modo violento dai giovani Immigrati e figli di immigrati ad ogni sussulto di intifada.

Ci sono i francesi purosangue che non sopportano gli extracomunitari, nemmeno quelli che provengono dai territori una volta colonie francesi. E il ritornello è esattamente uguale a quello italiano: rubano, sporcano e sottraggono il lavoro. In più la Politica è naufragata. François Hollande è attaccato da destra e da sinistra. Nicola Sarkozy è nei guai giudiziari, Marine Le Pen è vista con paura dal Parlamento europeo. A chi aggrapparsi per rilanciarsi? La Francia non lo sa, e l'Europa non sa come fare...


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Categorie: Esteri


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