La ferrovia attraversa l’Europa e l’Asia per quasi diecimila chilometri ed è ancor oggi una delle strade ferrate più conosciute e desiderate del mondo. Un viaggio che può cambiare la vita…

Roma
20:24 del 30/03/2014
Scritto da Albertone

Una volta era il telefono che ti cambiava la vita, parafrasando un celebre spot della più nota compagnia telefonica italiana. Oggi la svolta all’esistenza la può dare un viaggio. Anzi, “il viaggio”, quello con la “v” maiuscola, quello che non ci si scorda più come il primo grande amore. Quel viaggio ha un nome che già da solo racconta emozioni, passioni, esperienze: la Transiberiana. Un’incredibile parabola che attraversa l’Europa e l’Asia, diecimila chilometri di strada ferrata che rappresenta l’anello congiunturale di due culture, di innumerevoli popoli ed etnie, di mondi che un treno ha saputo unire eternamente. Da Mosca a Pechino, dalla Russia alla Cina, e viceversa. Eccola, in sintesi, la Transiberiana, divenuta oggi uno dei percorsi più affascinanti per chi voglia viaggiare. Lungo questa mastodontica strada ferrata capita di trovare le distese che l’occhio da solo non riesce a cogliere. Chi l’ha percorsa in un verso o nell’altro ha provato, invariabilmente, una specie di sfinimento e annullamento.
La vastità dei paesaggi, i sei fusi orari, il bianco e il gelo. E per andare da Mosca a Pechino ci si impiega un tempo che sembra quasi non finire mai. Giorni intere, ore che trascorrono a parlare col resto dello scompartimento, perché lì non sono ammessi iPad e cuffie. In quelle carrozze, spesso più vecchie dei suoi stessi passeggeri, si condivide cibo, odori, amori, esperienze, sogni, speranze, pianti e delusioni.
Si instaurano amicizie reali. Il silenzio non è ammesso. Per la costruzione, che iniziò nel 1891, del tratto che va da Mosca a Vladivostok ci vollero quasi trent’anni. Vi lavorarono anche i condannati ai lavori forzati. Lo zar Alessandro III scelse il decimo anniversario di incoronazione per dare avvio ai lavori e volle che lo scartamento (ovvero la distanza tra le parti interne del binario) fosse diverso da quello dell’Europa e della Cina. Poi in seguito vennero realizzate la Transmongolica e la Transmanciuriana che la collegano alla Cina.
Per chi parte da Mosca dalla stazione Yaroslavsky, il treno prende il via poco prima della dieci di sera, la sera successiva si sfiora la Siberia, il giorno successivo sconfina finalmente nella terra degli occhi a mandorla. Lo scrittore e grande reporter Ryszard Kapuściński, nell’inverno del 1958, viaggiò a bordo della Transiberiana nel verso che va da Pechino a Mosca. Si trovò davanti gli oltre duecento chilometri lungo l’immenso lago Bajkal in Siberia.
Proprio questo fu l’ultimo tratto che venne costruito della ferrovia. Il più difficile di tutti. Le montagne alte oltre duemila metri, il lago ghiacciato e le tempeste improvvise. Si pensò di evitare di costruire la ferrovia e per alcuni anni si provò a trasportare il treno su un gigantesco ferry boat. L’impresa non riuscì. Alla fine la ferrovia venne costruita e i tunnel aperti con piccozze e candelotti. Kapuściński, il lago Bajkal non riuscì a vederlo. Neppure per un istante. Ci passò di notte e, nel finestrino, riuscì a cogliere solo una macchia nera. Passò anche da Novosibirsk, nata come città di cantiere ed ora polo culturale con un milione e 400mila abitanti, perché la Grande ferrovie è anche questo. Oggi la Transiberiana pare un grande mercato. Tutto si vende e tutto si compra. Anche le emozioni, che qui sono impagabili.


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Categorie: Curiosità, Esteri, Viaggi


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