Bisognerà aspettare ancora un anno, poi la sonda New Horizons della Nasa arriverà a 9.000 chilometri dalla superficie dell’ultimo nano-pianeta del sistema solare. Cosa scopriremo? Presto per dirlo, anche se le ipotesi non mancano…

Milano
10:33 del 02/03/2014
Scritto da Albertone

Plutone è sempre stato l’ultimo, e non perché sia quello che si trovi più lontano dal Sole e dalla terra, con un’orbita che i primi scienziati hanno fatto fatica ad interpretare. Plutone è sempre stato l’ultimo ad essere studiato sui libri di scuola, ignorato dagli insegnanti e adorato dagli studenti per via della concisione nelle notizie a disposizione, ultimo in graduatoria persino in quanto ad interesse di telescopi, centri di studi e di ricerca. Bisognerà aspettare ancora un anno, poi il nano-pianeta tanto bistrattato dagli scienziati potrà prendersi la sua rivincita.
E, finalmente, far sapere a noi esseri uMani di che pasta è fatto. Nel verso senso della parola. Nel 2015, in un giorno e mese al momento imprecisato, la sonda New Horizons lanciata dalla Nasa il 19 gennaio del 2006 entrerà in contatto con Plutone, il pianeta solitamente rappresentato con colori freddi per via della sua temperatura polare dovuta alla lontananza col sole. Nove anni dopo il lancio, la sonda effettuerà un fly-by, ovverosia un sorvolo. Impossibile pensare ad un attracco su un suolo costituito da ghiaccio, azoto e metano, inattuabile anche il tentativo di immettersi in orbita attorno all’oggetto per via della carenza di carburante a bordo.
Plutone è finora rimasto in un angolino del sistema solare e forse della ricerca, come testimonia l’avvenuta declassificazione a pianeta nano nel 2006, poi in parte mitigata con contraria decisione del 2009. Ma, e qui sta il punto, finalmente sarà possibile ottenere maggiori informazioni sul pianeta grazie alla sonda che viaggerà a circa 10 km/s, effettuerà rilievi e lentamente trasmetterà a Terra tutto ciò che si troverà davanti. Non è infatti escluso che i tecnici della Nasa possano ulteriormente avvicinarla al “pianeta freddo”, nel tentativo di scattare le migliori fotografie possibile per riuscire ad estrarre valutazioni di ogni sorta e genere.

Informazioni che, sia chiaro, potranno essere rielaborate non prima del 2016 e negli anni a venire. Infatti, data l'enorme distanza dalla Terra e la bassa potenza disponibile, l'invio dei dati avverrà a velocità molto bassa, meno di un kilobit al secondo, e occuperà i mesi successivi all'incontro. Di Plutone si continuerà quindi a sapere poco, così come troverà conferma il fatto che non vi sia vita. La composizione del pianeta stessa, unito all’impossibilità di trovare acqua in forma liquida e alla forte presenza di metano, secondo gli scienziati non consente in alcun modo la formazioni di essere viventi, neppure uni-cellulare.
Ma la sonda, lanciata nello stesso anno in cui Plutone veniva de-classificato e messo ancor più ai margini del sistema solare, rappresenta un tentativo per andare oltre le barriere del conosciuto attuale. Plutone dista milioni di chilometri dalla Terra, ma fa pur sempre parte di quel Sistema solare di cui la Terra è solo uno degli elementi principale. Forse l’unico in cui c’è vita, ma anche questa è una supposizione che la Nasa cercherà di riscontrare nei prossimi decenni.


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Categorie: Cronaca, Curiosità, Scienze, Tecnologia


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