Farneticazioni di un pazzo visionario in cui si intuisce la rappresentazione faziosa e distorta di quella che è, di sicuro, una Verità morale soggettiva, rivelata da una visione in cui Nostra Signora della Morte ha indicato la via da seguire al figlio prediletto.

Bologna
11:00 del 11/03/2017
Scritto da Carmine

"Ho fatto un Sogno: 
Una terra tutta nostra, dove poter coltivare coca, produrre cocaina.
Nel mio sogno una donna mi ha chiesto: e se avessi un paese tutto tuo? Come Mosé, ho condotto il mio popolo nella nuova Terra Promessa. 
Eravamo a un passo dal realizzare finalmente il mio sogno: di creare un narco-stato. Lo Stato di Santa Blanca."
Farneticazioni di un pazzo visionario in cui si intuisce la rappresentazione faziosa e distorta di quella che è, di sicuro, una Verità morale soggettiva, rivelata da una visione in cui Nostra Signora della Morte ha indicato la via da seguire al figlio prediletto. Una verità in cui il percorso salvifico passa necessariamente attraverso le fiamme della perdizione. Violenza, intimidazioni, soprusi e torture non sono altro che alcuni dei mezzi terreni per garantire pace e prosperità alla propria terra. Un fervore religioso intriso di spiritualismo pagano ancestrale muove la mano e la mente del più potente Signore della droga mai esistito, capace di sublimarsi in una figura ultraterrena, unico centro del potere mortale e celeste. Dispensatore di vita e di morte. El Sueño, si fa chiamare. Proprio come un sogno egli è evanescente, sfuggente. Parla per assoluti, metafore, si fregia del proprio status di eletto che condurrà il popolo in una nuova Terra Promessa, a costo di commettere i crimini più efferati. Egli rincuora il gregge, sottomesso al suo volere, con suadenti parole che ammaliano e conquistano per il loro rassicurante calore familiare. Che ci creda o no, che sia tutta solo un'abile montatura di un uomo semplicemente molto astuto e dannatamente pericoloso, il "santo" El Sueño ci è riuscito. La Bolivia è ormai sua: conquistata senza incontrare resistenza alcuna, anzi, asservendo un governo troppo debole e pavido, al proprio volere. Insomma, un paradiso del narcotraffico in cui la definizione di Stato si identifica oramai con "Santa Blanca". Gli Stati Uniti, da decenni in guerra con i Signori dei cartelli rei di esportare e commerciare la polvere bianca all'interno dei confini americani, non possono permettere tutto questo, soprattutto dopo la brutale uccisione di un agente della DEA sotto copertura. Queste premesse accompagnano l'arrivo di quattro cavalieri dell'apocalisse moderni, dotati di fucili ad alto potenziale e tanta voglia di uccidere un dio pagano. Hanno carta bianca e la possibilità di utilizzare qualsiasi mezzo a loro disposizione per sgominare il cartello e porre fine alla dittatura di El Sueño. Zaino in spalla e armi cariche, ci siamo imbarcati in questo lungo viaggio assieme ad amici fidati, per capire le reali possibilità offerte dal nuovo prodotto del colosso francese.


Una Bolivia tutta da scoprire

La stessa attenzione è quella che ha permesso di realizzare una Bolivia su larghissima scala che rievoca a ogni vista e a ogni scorcio la controparte reale, che ci permette di trovare statue della santa muerte sparse per l’area di gioco, così come sentieri di montagna utili per condurci sulle cime di esse. La varietà della mappa non lascia spazio a critiche, visto che le diverse zone, sotto l’influenza degli altrettanti buchones, sono rappresentate da biomi fra loro unici. Il sistema di strade asfaltate, e non, percorre capillarmente tutta la mappa così da rendere raggiungibile ciascun luogo, anche se spesso dati i tornanti che pennellano i versanti delle montagne è più semplice ricorrere a elicotteri e aerei.

Le attività da svolgere, per quanto di un’infinità di tipologie differenti, si rifanno sempre al modello classico suddiviso nelle fasi di scouting, valutazione dei pericoli, strutturazione del piano e azione. Alcune richiedono un approccio stealth poichè devono essere eseguite nell’ombra e senza attirare l’attenzione dei nemici, mentre altre permettono invece uno sviluppo più dinamico. L’uno non è esclusivo dell’altro a patto di garantire uno sforzo coordinato con i propri compagni di squadra. Il colpo sincronizzato, per esempio, funziona alla grande sia in singolo sia in cooperativa e permette la risoluzione rapida di un pattugliamento nemico. Superato il senso di scoperta iniziale e una volta analizzate tutte le diverse tipologie di missione, il vero fulcro del divertimento lo si troverà principalmente nell’inventare nuove tattiche con i propri compagni, per attivare un livello di difficoltà più alto o velocizzare la risoluzione dei compiti. Le coperture, disposte su tutta la superficie della mappa, rendono possibile davvero posizionarsi in ogni dove; solo alcuni punti deboli però lasciano accesso alle roccaforti più protette, e a dettare gli assalti più ardui ci saranno movimenti  abbastanza "guidati".

Durante la partita è possibile affrontare le missioni proposte da quelli in squadra, indipendentemente dal punto raggiunto nella storia dall’uno o dall’altro, così da agevolare ancora di più le possibilità di matchmaking.


Quanto cambia l'esperienza in singolo o in multi

A questo proposito ci sembra giusto dedicare la nostra attenzione alla grossa differenza che separa la modalità single player da quella coop. Quando affrontiamo l’avventura offline o volontariamente in singolo, abbiamo sempre a fianco tre compagni governati dall’intelligenza artificiale. Per quanto sia possibile dar loro indicazioni di base, difficilmente riusciremo a sfruttarli per altre attività oltre a un colpo sincronizzato, ulteriore potenza di fuoco e ogni tanto il marking dei nemici sulla minimappa; scordiamoci dunque una buona copertura, un diversivo, o un’incursione combinata. 

Avere degli amici su cui contare è, dunque, fondamentale per far esprimere al gioco tutte le sue potenzialità, dato che spesso la tatticità di Ghost Recon Wildlands risiede proprio nella gestione delle molteplici criticità che una missione di infiltrazione o di recupero mette sul cammino. Più si è, più si ha la situazione sotto controllo, tanto che si vede il gioco cambiare radicalmente sotto i propri occhi qualora lo si affronti in due, in tre o in quattro.

Potenziamenti per tutti i gusti

L’evoluzione del personaggio e con lui anche quella del suo arsenale, vanno di pari passo con l’esplorazione della mappa. Scoprire nuove zone e quindi eseguire le missioni proposte, principali e secondarie, ci fa salire di livello e quindi acquisire punti abilità, altrimenti ottenibili tramite il raggiungimento di luoghi speciali segnalati sulla mappa tattica. Assieme a questi incontreremo delle scorte di quattro diversi tipi, ognuno utile a sbloccare o potenziare le abilità. Si è così portati a specializzarsi in una categoria per contribuire nel migliore dei modi in una determinata fase degli assalti della propria squadra. Purtroppo un buon avanzamento tra i rami dell’albero delle skills sarà necessario solo contro i buchones più forti e ai livelli di difficoltà più elevati e lo stesso vale per le armi. Tantissime e personalizzabili nei minimi dettagli così da adattarsi meglio al ruolo e allo stile di gioco di ciascun giocatore, ma le cui differenze si arriva a percepirle solo portando all’estremo la difficoltà e calibrando al dettaglio ogni singolo parametro della missione. Nel caso in cui fossimo alla ricerca di un minore livello di sfida sarebbe comunque possibile godere di tutto ciò senza però reiterare costantemente la fase di preparazione.

Date le premesse sopra raccolte, è inevitabile che il fattore longevità, escludendo dall’equazione le ore spese per portare al termine l’avventura, sia abbastanza variabile. Esplorare interamente la mappa affrontando tutte le missioni che ci capitano sotto tiro potrebbe rendere l’esperienza letteralmente infinita, ma senza opportuni accorgimenti potrebbe anche farci cadere facilmente in una fruizione difficoltosa del titolo e quindi nella noia. Il gioco mette, infatti, a disposizione un divertimento incontestabile a patto di creare quella situazione in grado di esaltarlo a dovere che comprende: la modalità cooperativa, un livello di difficoltà da difficile in su e una disabilitazione parziale o completa dell’HUD di gioco.

Tecnicamente Ghost Recon Wildlands (sia su PS4 sia su PS4 Pro), come già anticipato nella recensione in corso (di cui vi consigliamo caldamente di recuperare il paragrafo dedicato), conferma purtroppo alcune lacune tecniche, denotabili soprattutto in glitch grafici, qualche problema nella mira in uscita dalle coperture e in problemi di matchmaking. Per fortuna il motore di gioco offre davvero tanti altri aspetti che bilanciano il valore della produzione, come un buonissimo impatto grafico, un’ampiezza impressionante della mappa, zero caricamenti e una densità di avamposti e npc invidiabile.

Troviamo all'appello il doppiaggio italiano, peraltro molto buono, che rende giustizia ai personaggi del gioco, di cui Luca Ward è incoronato portavoce nei panni di El Sueno che sentiremo spesso alla radio durante i nostri viaggi per la Bolivia. Ottima anche la colonna sonora, che cavalca le sonorità sudamericane per contestualizzare maggiormente il già ben realizzato mondo di gioco.


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Categorie: , Videogames


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