È una guerra che non riguarda solo l’Italia, ma ha dimensioni planetarie, combattuta con alterne vicende tra la multinazionale e i tassisti.

Roma
08:30 del 27/02/2017
Scritto da Gregorio

È una guerra che non riguarda solo l’Italia, ma ha dimensioni planetarie, combattuta con alterne vicende tra la multinazionale e i tassisti. I taxi sono un servizio pubblico non sovvenzionato (a differenza del trasporto di linea), sottoposto a regole precise: tariffe amministrate e gestite dal tassametro, controlli rigidi sui veicoli e gli autisti, obbligo di garantire il servizio giorno e notte e di coprire tutto il territorio comunale o comprensoriale definito dalla licenza; divieto di offrire il servizio fuori di esso. Uber è una multinazionale che ha pochissimi dipendenti e nessuna vettura; gestisce solo le prenotazioni e la cassa (incassi subito, pagamenti a 7 giorni) e si avvale, sia nella versione black (noleggio con conducente) che in quella pop (servizio erogato da chiunque abbia sottoscritto un accordo con l’azienda) di autisti e vetture reclutate al bisogno.

Non prevede licenze, assicurazioni particolari, limiti e obblighi relativi al sevizio; guadagna (miliardi) con una commissione del 20-25% su ogni servizio erogato e trasferisce il rischio d’impresa sul lavoratore, che non è un dipendente, ma un La rabbia dei tassisti“imprenditore di se stesso”, tenuto a fornire anche il capitale (la vettura, con relativa manutenzione, assicurazione e oneri connessi: guasti e incidenti).


Anche se è stata bloccata in alcuni paesi, tra cui l’Italia, Uber non rinuncerà facilmente alla versione pop del suo servizio: troverà qualche modo diverso di affidamento per attingere al pozzo senza fondo delle persone disoccupate o alla ricerca di un doppio lavoro, purché “automunite”. Lo scontro planetario tra Uber e i tassisti ha una portata enorme anche su tutte le altre forme del cosiddetto “capitalismo di piattaforma”; i tassisti sono l’unica categoria mobilitata contro la privatizzazione di un servizio pubblico e il caporalato digitale. Ma ha soprattutto un obiettivo specifico: monopolizzare il trasporto individuale a domanda mettendo fuori mercato i taxi con tariffe concorrenziali grazie a tre fattori: lo sfruttamento di una manodopera superprecaria, la mancanza dei vincoli imposti da una regolamentazione pubblica; i costi evitati della licenza che gravano invece sui taxi.

Volete le liberalizzazioni bene...ma allora si facciano in tutti i settori...poi però non piangete se prendono piede le grosse multinazionali che danno lavoro a basso costo .....tutti zitti poi...
questo già sta succedendo con i corrieri e successo con le grandi catene alimentari che poi non è che hanno portato per i consumatori ai grandi risparmi ...e Togliamo anche l'albo dei giornalisti...e tanti sovvenzionamenti ....


Una volta messi fuori mercato i tassisti, le tariffe potranno aumentare liberamente e gli autisti potranno rifiutare il servizio (essere a disposizione) quando la domanda è scarsa (per esempio di notte) e da e verso le zone dove i clienti sono pochi. Per questo la lotta dei tassisti di oggi difende anche gli utenti di domani. Tutto chiaro, allora? No. Il fatto è che anche il servizio di taxi è stato in parte privatizzato, e non solo in Italia, con la compravendita, peraltro regolarmente tassata, delle licenze: un investimento enorme che ogni tassista si è caricato sulle spalle, spesso indebitandosi, e da cui aspetta di rientrare a fine carriera. Per questo liberalizzare le licenze è per loro un esproprio: sono in larga misura lavoratori già licenziati diventati tassisti come ripiego. Ma le licenze sono un investimento che grava pesantemente sulle tariffe, rendendo il servizio pubblico poco concorrenziale, e hanno bisogno di qualcuno che le protegga. È stata così regalata alle amministrazioni locali una clientela indissolubile, fidelizzando la corporazione all’assessore di turno.


Articolo letto: 300 volte
Categorie: , Cronaca, Denunce, Lavoro


Domanda Rank Italia
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Risposte - Commenti

Paolo

27/02/2017 17:06:59
E' inutile fare lo sciopero tanto chi ci perde siamo sempre noi cittadini è una cosa che già si sapeva tanto chi ha la parte del manico del coltello ha sempre vinto. Cari tassisti lavorate e fregatevene
6

Morgana

27/02/2017 11:34:26
la questione non è uber che come concetto risulta molto più conveniente per gli utenti ma sono la transizione e il problema delle licenze che devono essere gestiti dal governo; riguardo alle tasse dovute , la multinazionale uber le paga? gli autisti?
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