La plastic tax sarà un vero e e proprio colpo per molte industrie del settore e a rimetterci saranno in particolare alcune regioni italiane.

Napoli
09:00 del 11/11/2019
Scritto da Luca

TASSA SULLA PLASTICA, REGIONI E PRODOTTI PIU' COLPITI - Quali sono i prodotti sui quali sarà applicata la tassa? La bozza parla dei cosiddetti Macsi, cioè i manufatti in plastica con singolo impiego, imballaggi compresi. In modo ancor più dettagliato – si legge - la tassa si riferirà a tutti quei “dispositivi, realizzati con l’impiego, anche parziale, delle materie plastiche di cui al comma 1, che consentono la chiusura, la commercializzazione o la presentazione dei medesimi MACSI o dei manufatti costituiti interamente da materiali diversi dalle stesse materie plastiche. Sono altresì considerati MACSI i prodotti semilavorati, realizzati con l’impiego, anche parziale, delle predette materie plastiche, impiegati nella produzione di MACSI”.

Sgomberato il campo dagli equivoci, è adesso possibile dare uno sguardo ai prodotti effettivamente presenti nella lista nera. Sì a tutti i monouso di plastica. Quindi tappi ed etichette, così come il polistirolo, le vaschette in polietilene, il tetrapak, i contenitori dei detersivi, le buste di numerosi alimenti, le bottigliette di acqua naturale e bibite varie, ricordandoci che queste ultime sono sottoposte anche alla sugar tax.


TASSA SULLA PLASTICA, REGIONI E PRODOTTI PIU' COLPITI - In Italia ci sono 10mila imprese attive che fatturano 32 miliardi di euro ma i conti peggiori toccheranno alla Lombardia; è qui che sorgono maggiormente le industrie della plastica, imballaggi e serramenti secondo i dati del Centro studi Unioncamere Emilia-Romagna. Subito dopo la Lombardia troviamo Veneto ed Emilia Romagna. Tutte e tre queste regioni, da sole, valgono il 60% dell’industria nazionale della trasformazione della plastica, subito dopo c’è il Piemonte con il 10%. In sostanza la plastic tax andrà a gravare maggiormente su queste 4 regioni. 

Le altre regioni in cui sono impegnati migliaia di lavoratori nelle industrie della plastica sono le Marche dove operano più di 9mila addetti, il Trentino Alto Adige con più di 6mila, il Lazio con oltre 4mila, la Campania e la Puglia.

Numeri che fanno paura soprattutto per l’Emilia Romagna, dove l’impatto economico sarà ancora più elevato vista la concentrazione di aziende che si occupano di confezionamento e imballaggio di bottiglie e in genere packaging con un fatturato di 5 miliardi l’anno e 20mila lavoratori impegnati a cui aggiungere i 16mila delle aziende di trasformazione plastica. A rischio, quindi, 36 mila posti di lavoro e un giro d’affari di 8 miliardi. Il rischio è strettamente legato alla possibilità per queste industrie di trasferirsi all’estero dove la tassazione non è paragonabile a quella prevista dal governo. A fare il punto è Fabio Storchi, presidente di Unindustria Reggio Emilia, secondo cui «Gli altri Paesi europei stanno affrontando il problema dell’inquinamento introducendo piani quinquennali di incentivi al riciclo della plastica e alla riduzione di plastica non riciclata.

Un provvedimento come quello annunciato dal Governo italiano è invece immediato e penalizzante per consumatori, lavoratori e per le imprese, e impedisce la possibilità di pianificare e di investire in sistemi e prodotti innovativi».

 


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Categorie: , Ambiente, Economia


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