Tachipirina, allarme dal Regno Unito: “effetti collaterali mortali!”. Tanti i suoi effetti collaterali a lungo termine e troppi pochi gli avvertimenti sui possibili rischi del farmaco.

Torino
11:40 del 11/05/2015
Scritto da Gerardo

Prima l’aspirina, ora la tachipirina. L’allarme arriva sempre dall’Inghilterra: tempo fa uno studio condannava l’abuso dell’acido acetilsalicilico – responsabile della morte di centinaia di persone l’anno nel Regno Unito – e oggi una ricerca punta il dito contro il paracetamolo.

Tanti i suoi effetti collaterali a lungo termine e troppi pochi gli avvertimenti sui possibili rischi del farmaco.

Cuore, intestino e reni – secondo le analisi condotte dagli scienziati – le vittime del’antidolorifico. Chi ne fa uso regolarmente da anni rischia seriamente di compromettere tali organi vitali. Non che il farmaco non sia sicuro, ma un (ab)uso reiterato nel tempo può provocare seri e fatali problemi cardiovascolari, gastrointestinali e renali, denunciano i ricercatori, dopo aver vagliato i dati di precedenti studi su circa 660mila pazienti. E i numeri sono preoccupanti: i “paracetamolo addicted” presentano il 63% in più di possibilità di morire, il 68% in più di avere un infarto o un ictus e il 50% in più di contrarre accusare emorragie o ulcere allo stomaco.

Autore dello studio – pubblicato, peraltro, sul British Medical Journal – è un team del Leeds Institute of Rheumatic and Musculoskeletal Medicine, coordinato dal professor Philip Conaghan, che spiega: “Crediamo che il rischio del paracetamolo sia più elevato di quanto sia invece percepito dalla comunità scientifica. Visti sia il largo utilizzo che la grande disponibilità come analgesico da banco, è auspicabile un’approfondita verifica dei suoi effetti”. Inoltre, gli esperti mettono in dubbio anche gli effettivi benefici dell’antidolorifico, tradizionalmente prescritto in terapie contro il dolore cronico lombare e da osteoartrite.


Articolo letto: 1112 volte
Categorie: Medicina, Salute


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Risposte - Commenti

Ramona

11/05/2015 15:00:26
Certamente ogni medicinale, se se abusa, non ha effetti benefici. E' altrettanto vero che, troppe volte, vengono commercializzate medicine con relativamente poca sperimentazione, vedasi, ad esempio, il talidomide, che forse tutti ricordano. E' anche vero che i farmaci, cosiddetti da banco, seguono mode ricorrenti e, sovente, influenzate dalle pubblicità e dall'opera dei "propagandisti" medici, per cui ciò che oggi va bene, domani è sostituito da un'altra specialità e viceversa, in funzione delle manovre dell'industria farmaceutica cui, in fondo, non interessa la salute della persona ma il "guadagno" che la persona può dare. E lo stesso discorso vale per le "recensioni" sulle riviste scientifiche.
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