Era una mossa attesa, non è ancora ufficiale ma è ormai certa: Xiaomi, un altro gigante cinese degli smartphone e della tecnologia, sta arrivando in Italia.

Catanzaro
13:00 del 31/01/2018
Scritto da Samuele

Era una mossa attesa, non è ancora ufficiale ma è ormai certa: Xiaomi, un altro gigante cinese degli smartphone e della tecnologia, sta arrivando in Italia. Ufficialmente, per lo meno, visto che da tempo i prodotti erano già in vendita su Internet, su siti internazionali o italiani che si approvvigionavano in Cina o, più di recente, anche su Amazon. L’arrivo ufficiale però cambia tutto, in termini di garanzia, di assistenza post-vendita e di rispetto delle normative europee ed italiane. Prima dell’Italia, l’azienda cinese aveva già aggredito mercati non troppo diversi come Grecia e Spagna. Ora si appresta ad aprire un punto di vendita fisico a Milano, come svelano gli annunci di lavoro pubblicati su Linkedn, coordinati da Paola Pirrello, scelta a guidare il marketing nel nostro Paese. Negli ultimi giorni è comparsa anche una pagina ufficiale su Facebook, con una italianissima Vespa che passa davanti a qualcosa che assomiglia all’Arco della Pace (o forse l’Arco di Tito a Roma?).

Xiaomi (che va pronunciato «sciao-mi») è piuttosto nota agli appassionati di tecnologia ma è sostanzialmente sconosciuta al grande pubblico. Fondata nel 2010 da Lei Jun, all’inizio si è imposta sul mercato cinese con prodotti chiaramente ispirati agli iPhone, ma poi è cresciuta moltissimo tanto a livello qualitativo, quanto di originalità. È stata la prima, ad esempio, a proporre uno smartphone senza cornici, il Mi Mix con design di Philippe Starck. A livello software, tutto gira intorno alla MIUI, un’interfaccia che si appoggia a una enorme community di utenti-fan. La MIUI in Cina è distribuita senza i software e servizi Google, proibiti dal governo di Pechino, che sono invece presenti negli smartphone e tablet per il mercato internazionale. Xiaomi non vende solo smartphone: ha creato un ecosistema con oltre 100 startup partner che producono di tutto, dai droni ai purificatori d’aria alle lampadine smart. Ma il cuore del business restano soprattutto gli smartphone, che riescono a coniugare un’elevata qualità, un buon design e prezzi molto aggressivi .

Xiaomi, i casi Grecia e Spagna

Nel 2016, l’azienda di Lei Jun è passata attraverso una «crisi di crescita» con crollo delle vendite. Ma nel 2017 il rimbalzo è stato spettacolare: secondo Gartner nel terzo trimestre è stata l’azienda che è cresciuta di più, raddoppiando quasi la quota di mercato mondiale (dal 4% del 2016 al 7%). Un decollo trainato non tanto dalla Cina, dove subisce la feroce concorrenza d Huawei, Vivo e Oppo, quanto piuttosto dai mercati internazionali. India, altri Paesi emergenti dell’Asia e Brasile soprattutto. Ma anche in Spagna, ad esempio, secondo gli analisti di Kantar, il produttore locale BQ ha perso il 3,8% del mercato dopo l’arrivo di Xiaomi. 

In Europa sono stati aperti punti vendita Mi Store ad Atene e Madrid. Ora l’arrivo a Milano. I prezzi della distribuzione non saranno però quelli ultra-convenienti che si possono spuntare online, per ovvi costi di distribuzione, di assistenza post-vendita, di personale e tasse. Bisogna immaginare prezzi anche un 20-30% più alti di quelli che si trovano su Internet. Ma, considerata la qualità di molti degli smartphone Xiaomi, e con il plus di una garanzia che finalmente si potrà far valere sul serio (a differenza degli acquisti dal lontano Oriente), è possibile che l’impatto sull’Italia si faccia sentire. Soprattutto per quei marchi che puntano molto sulla fascia media e bassa. A patto che Xiaomi decida di investire almeno un po’ su marketing e pubblicità, per farsi conoscere anche da un pubblico più ampio di quello degli smanettoni. Una forte spinta potrebbe arrivare dalla quotazione in Borsa, prevista per la seconda metà dell’anno forse a Hong Kong : il valore di Xiaomi secondo gli analisti potrebbe toccare quota 100 miliardi, dando vita a una delle Ipo più grandi di sempre

 

Da: QUI


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Categorie: , Tecnologia


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