I nostri prodotti sono sempre più copiati all'estero, dentro i confini invece non si contano più i tarocchi: andando avanti così, che ne sarà dei prodotti che ci hanno resi famosi in tutto il mondo?

Siena
08:53 del 30/05/2014
Scritto da Albertone

Qualcuno salvi il Made in Italy. Qualcuno - magari il Governo, ma se la Politica dorme potrebbe pensarci anche qualche associazione di categoria - si dia da fare per salvaguardare prodotti e posti di lavoro. All'estero ormai ci copiano tutto: dalle auto ai mobili, dai formaggi agli oggetti di design. Ma noi italiani sappiamo farci male anche da soli.

L'ennesima batosta è arrivata due giorni fa. Le indagini dei carabinieri hanno permesso di scovare una fregatura milionaria: 30mila bottiglie di vino senza alcun pregio etichettato come Brunello di Montalcino, Chianti Classico, Chianti, Sagrantino di Montefalco e altre Docg e Igt. Chi lo beveva, in preda ad un effetto placebo, giurava e spergiurava che aveva nel bicchiere un autentico nettare degli Dei. Invece era una schifezza, senza alcun valore, venduta sul mercato a decine di euro. Che, moltiplicata per 30.000 bottiglie, vale qualche milioncino.

Per frode la Procura di Siena ha iscritto nel registro degli indagati sei persone accusandole di truffa e frode in commercio. Un'indagine che conferma il marcio che grava attorno al Made in Italy. Ogni prodotto, da quelli culinari a quelli di design, vengono copiati e rivenduti all'estero a prezzo identico se non maggiorato, peccato che si tratti di patacche belle e buone. Come non ricordare i servizi di Striscia la notizia sui vini italiani venduti in Gran Bretagna sottoforma di bustine da diluire nell'acqua?

E come dimenticare, peggio ancora, prodotti tipici della cultura mediterranea come mozzarella, pomodoro e basilico che nei market di mezza Europa si trovano con nomignoli diversi dai nostri ma con figure che raffigurano i prodotti contornati dal tricolore? Così il Made in Italy perde decine di milioni di euro ogni anno.

Ad approfittarsene, naturalmente, sono persone senza scrupoli. Al pari dei falsari dei soldi, c'è chi immette prodotti senza valore guadagnandoci e lucrandoci a meraviglia. Vanamente le forze dell'ordine italiane stanno cercando di sensibilizzare i colleghi esteri nella vana speranza di fermare un mercato che continua ad espandersi. Il brutto è che ai delinquenti d'oltre frontiera, si affiancano i nostri.

L'esempio dei vini "fuffa" etichettati come doc ne è l'emblema. Se n'erano accorti per primi i consumatori, soprattutto quelli toscani. Abituati al sapore del Brunello, si erano ritrovati ad ingerire alcol senza gusto o sapore.

Da lì sono partite le prime segnalazioni fino alla ricostruzione dell'organizzazione che lo imbottigliava in centri in gran parte toscani e poi lo smerciava in piccoli punti vendita, grandi catene commerciali, prestigiose enoteche e attraverso i canali di vendita sul web spacciandolo per Brunello e commercializzandolo in Italia e all'estero a un prezzo dieci volte superiore al suo reale valore, con un danno al settore vitivinicolo italiano calcolato in centinaia di migliaia di euro. Il centro di deposito e smistamento dell'organizzazione sarebbe stato individuato nel Grossetano.


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Categorie: Cronaca, Denunce


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