Da appassionati di vecchia data di giochi di ruolo di matrice giapponese, non nascondiamo di aver fatto salti di gioia all'annuncio di un remake per le console Sony di uno dei titoli più amati e venerati di tutti i tempi, che corrisponde al nome di Secret of Mana.

Cagliari
12:00 del 23/02/2018
Scritto da Gregorio

Da appassionati di vecchia data di giochi di ruolo di matrice giapponese, non nascondiamo di aver fatto salti di gioia all'annuncio di un remake per le console Sony di uno dei titoli più amati e venerati di tutti i tempi, che corrisponde al nome di Secret of Mana.

Edito nel 1993 da Square (che allora non si era ancora fusa con Enix), questo action rpg fece innamorare una generazione di giocatori con il suo combat system rapido ed intuitivo, una cooperativa in locale più unica che rara nei giochi di ruolo dell'epoca e l'efficace utilizzo delle risorse hardware del Super Nintendo, come il Mode 7. Come tutti i ritorni di franchise amati, l'operazione può nascondere insidie, oltre ad opportunità: oggi siamo qui per dirvi com'è andata l'operazione di recupero e svecchiamento di questo gioiello a 16 bit.

Favoletta

La trama ricalca fedelmente quella del titolo originale, che già all'epoca si segnalava più per l'adesione a topoi estremamente classici che per l'approfondimento dei suoi personaggi: tutto comincia quando tre ragazzini di un tranquillo villaggio alla periferia del mondo disobbediscono all'anziano, inoltrandosi nei paraggi di un'enorme cascata appena fuori dal centro abitato.

Qui il nostro protagonista, in pieno stile “La spada nella roccia”, rinviene una spada all'apparenza malmessa, conficcata in un blocco di pietra, e, spinto da una misteriosa voce, la libera, scatenando l'ira degli dei e liberando mostri su tutto il continente.

Al loro ritorno al villaggio, i nostri incauti esploratori saranno banditi per ciò che hanno fatto, e questo segnerà l'inizio di un lungo viaggio che li porterà negli otto angoli del mondo, in corrispondenza dei santuari del Mana, l'energia mistica infusa nella terra stessa. Sebbene faccia capo ad un disegno più ampio, (ricordiamo che si parla del secondo capitolo di una trilogia), la narrativa di Secret of Mana non è mai stata il punto focale della produzione e se questo era già evidente un quarto di secolo or sono, è facile evincere quanto lo sia ancora di più oggi, che la scrittura in ambito videoludico ha fatto passi da gigante.


L'unico sforzo degli sceneggiatori di questo remake consiste nell'aver arricchito gli scambi tra i personaggi e le loro interazioni con delle scenette inedite, che si palesano quando si sosta nelle locande e aiutano a far uscire i personaggi da quel ciclo di anonimato e cliché in cui sarebbero altrimenti stati intrappolati. Eppure, dovunque ci si volti, tra compagni di viaggio burberi solo all'apparenza, un protagonista orfano e un impero malvagio che non persegue altro che i propri scopi, la sensazione di già visto è opprimente, e la mediocre qualità del doppiaggio, esclusivo di questa nuova versione, non aiuta a calarsi nelle vicende.

È evidente che Secret of Mana è un titolo a basso budget, sviluppato principalmente per PlayStation Vita e poi convertito per la sorella maggiore e per PC: il colpo d'occhio iniziale è notevole - il gioco è coloratissimo, dettagliato e vivace - ma emergono ben presto parecchie magagne che, per assurdo, lo fanno sembrare più antiquato del predecessore, se rapportato agli standard del 2017. I modelli poligonali sono graziosi e fedeli allo stile di Hiro Isono, ma appena si muovono ci si rende conto della povertà di animazioni che contraddistingue soprattutto i nemici e i comprimari, ma anche le cinematiche inedite che dovrebbero raccontare la storia con maggiore enfasi, e ci riescono finché non parte la traccia audio del doppiaggio (in lingua inglese o giapponese) e i personaggi parlano senza muovere le labbra. L'assenza di espressività, alla fine, banalizza i momenti più importanti dell'avventura. La premessa, per esempio, si risolve in pochi e poveri dialoghi quando Randi, il nostro protagonista, estrae incautamente la Spada del Mana da una roccia, facendosi esiliare dal proprio villaggio poiché accusato di aver attirato le ire dei mostri su di esso. Insieme a una combattiva biondina di nome Prim e a un folletto chiamato Popoi, Randi dovrà rigenerare i poteri della spada e impedire all'Impero di mettere le mani sulla micidiale Fortezza del Mana.


MA SE FUNZIONAVA...

Il giocatore comanda direttamente uno dei tre protagonisti, affidando gli altri a una mediocre intelligenza artificiale oppure a due giocatori umani che possono prenderne il controllo in qualunque momento, sperando che siano più accorti della CPU. Quando si gioca da soli, infatti, i nostri compagni di gruppo tendono a incassare ogni singolo colpo senza impegnarsi a schivare, costringendoci spesso ad acquistare ogni minimo accessorio difensivo per tenerci sempre al passo coi nemici che impestano ogni mappa. Questo significa ritrovarsi spesso al verde e imparare a microgestire gli acquisti di equipaggiamenti e consumabili con un minimo di parsimonia. Sul fronte delle armi, fortunatamente, basta utilizzare quelle che si sbloccano proseguendo nel gioco per aumentare la competenza dei personaggi che le impugnano e che impareranno così nuovi attacchi speciali o incantesimi nel caso delle magie elementali. Il sistema di combattimento action in tempo reale si basa principalmente sui colpi che possiamo sferrare premendo un semplice tasto, scaricando un indicatore che si rigenera nel giro di pochi secondi e che decreta l'efficacia del prossimo attacco.

In pratica, il giocatore deve muoversi e attaccare col giusto tempismo al fine di prevenire le azioni dei nemici. In questo remake, tuttavia, la povertà delle animazioni già sottolineata e l'inedita possibilità di attaccare in qualunque direzione, e non soltanto in quelle cardinali, in certi momenti contribuiscono ad aumentare esponenzialmente il livello di difficoltà e non perché il gioco è effettivamente più complesso, ma perché è più difficile valutare le reazioni dei nemici o proteggere i nostri compagni, presi di mira da ogni angolazione. Negli spazi più angusti si finisce col fare un'enorme confusione, alla quale contribuisce la gestione dell'inventario e dei menù secondari che consentono, per esempio, di scegliere che armi o magie utilizzare durante il combattimento. Premendo un tasto si mette il gioco in pausa e appare un anello al centro dello schermo con le varie opzioni del caso. Questo stratagemma, all'epoca innovativo, diventa goffo e ingombrante nel remake che gestisce maldestramente sia la posizione del menù nello schermo, sia la memorizzazione delle opzioni selezionate, resettandole ogni volta e rendendo l'accesso all'interfaccia molto più scomodo.


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Categorie: , Videogames


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