La piccola chiesa antica crepitava dolcemente sotto la pioggerella marzolina e la sera pigra di un giovedì scendeva sul paesello in collina quando un giovane trentenne vi entrò con soggezione ma fermezza, deciso a trovare risposte.

Venezia
07:45 del 21/09/2017
Scritto da Gerardo

La piccola chiesa antica crepitava dolcemente sotto la pioggerella marzolina e la sera pigra di un giovedì scendeva sul paesello in collina quando un giovane trentenne vi entrò con soggezione ma fermezza, deciso a trovare risposte.
La luce entrava soffusa dalle vetrate e dalle fessure tra le vecchie pietre medievali tagliate in grandi cubi per costruire i muri. L’atmosfera era irreale ed il prete, di mezza età, sedeva tra le panche di legno in quinta o sesta fila nel vuoto e nel silenzio.
Si girò sentendo un uomo arrivare e gli sorrise. Il parroco era un uomo sui cinquanta, forse sessant’anni, dall’aria sveglia e vigile, dalle poche rughe e coi capelli bianchi. Due occhi azzurri da ragazzino dispettoso stonavano in mezzo a quella figura – per il resto – di una calma serafica.

– Salve, posso aiutarla? – chiese il religioso.
– Non so. Lo spero.
– Proviamoci. – sorrise.
– Ho dei dubbi padre.
– Chi non ha dubbi non pensa, e chi non pensa è uno sciocco.
– Perché esiste il male se Dio esiste? Come può permettere tutto questo?
– Se Dio eliminasse il male non eliminerebbe il male, ma il bene.
– Che vuol dire?
– Se lei sceglie una strada invece che un’altra ha fatto una scelta, se segue l’unica strada esistente non hai scelto niente. Sarebbe obbligato. Ed obbligare la volontà umana è il male assoluto. Per questo odiamo le dittature. O almeno… le odiamo quando ci accorgiamo che sono tali. Quindi Dio eliminando il male non eliminerebbe il male, ma il bene. Il bene è, per sua natura, qualcosa che deve essere scelto deliberatamente. Non può esistere da solo. Ed avendo la scelta tra far esistere sia il bene che il male oppure solo il male, ovviamente Dio sceglie la prima opzione.
– Ma perché in così tanti scelgono il male?
– Essendo una scelta libera, è libertà dell’uomo scegliere di andare in una direzione od un’altra. Se molti scelgono il male, possiamo solo fare delle ipotesi, visto che la nostra mente è limitata. Ma di certo, anche attraverso la limitatezza delle nostre menti, possiamo veder che il male è, per sua natura, più facile da scegliere. È un piano in discesa. Inizia sempre con la paura, oppure con l’accidia. Da quel punto in poi è sempre più facile fare il male che il bene. Per questo dobbiamo scacciare paura e accidia non appena si presentano, e combatterle con tutte le nostre forze e i nostri mezzi. Perché i vizi sono quelle abitudini facili che rendono la vita difficile, mentre le virtù sono quelle abitudini difficili che rendono la vita facile. Ma è anche vero che, se scendere è più facile che salire, scendendo sempre e soltanto alla fine non si può che ritrovarsi in un buco.
– In che senso in un buco?
– Chi fa il male non può che ottenere il male. Gli indiani lo chiamano karma, noi la conosciamo come legge divina.
– Mi perdoni padre, ma non è vero!
– No?
– No che non è vero, i malvagi ogni giorno diventano più potenti e ricchi, mentre i buoni strisciano in povertà e disgrazia. Tutti lo vedono e tutti lo sanno.
– Io non credo.
– Come fa a non crederlo? È così evidente!

– Certo, se guardiamo la televisione, oppure la visibilità su internet o magari il numero di oggetti accumulati… tutte queste cose le porta il denaro, e il denaro è semenza del demonio. Abbondano ovviamente tra chi fa il male. Ma i beni spirituali… che sono gli unici veri beni… quelli non abbondano per niente tra chi fa il male. Separazioni, figli degeneri, falsi amici, in una parola… chi ha troppo denaro finisce sempre per non avere amore. Ha schiavi, collaboratori, superiori, magari anche sodali… ma non amore. E senza amore, io le chiedo, che razza di ricchezza è quella che li circonda?
– Ancora una volta, padre, devo dissentire. L’amore non si compra, siamo d’accordo, ma non è certo garantito a chi non ha denaro.
– Certo che no! Perché se è vero che avere troppo denaro è un vizio, è altrettanto vero che non averne per niente od averne troppo poco non sono virtù. La povertà può essere la conseguenza della virtù, ma non lo è per forza. E tra i poveri abbondano i peccatori. Gli ubriaconi, i giocatori d’azzardo e chi più ne ha più ne metta. Se la ricchezza è un vizio la povertà non è una virtù. La virtù è, appunto, la virtù stessa.
– E cos’è quindi?
– Mai letti i dieci comandamenti?
– Ma sono solo una vecchia lista polverosa!
– No. Sono il segreto della felicità. Dio ce li ha dati con amore. Rispettandoli non facciamo piacere a lui, che essendo perfettissimo non può certo ricevere piaceri dai mortali. I comandamenti ci sono stati dati perché Dio ci ama. Rispettandoli, rispettiamo noi stessi.
– Ma che legge morale è, una lista della spesa in dieci punti?
– Deve capire, che i 10 comandamenti sono fatti per il mondo intero. E non tutti nel mondo possono arrivare a leggere enormi trattati di filosofia o teologia.
– Ma allora la religione è per gli ignoranti!
– No. La religione è per tutti. E non lascia indietro nessuno. Nemmeno gli ignoranti. Per i sapienti ci sono anche altri argomenti. Che non escludono i comandamenti. Ma li ampliano, li arricchiscono, li dettagliano. I comandamenti sono il minimo indispensabile. E nessuno dovrebbe disprezzare il minimo indispensabile, perché il minimo indispensabile, se è vero che a molti non basta, è pur sempre quella cosa senza la quale nessuno può vivere bene. Senza il minimo di cibo indispensabile non saremmo qui a parlare tra noi, e senza il minimo di morale indispensabile il mondo non sarebbe qui sotto i nostri piedi.

– Ma, padre, nessuno o quasi rispetta i comandamenti.
– Infatti il mondo sta giungendo al termine.
– Parla dell’apocalisse padre?
– No, parlo solo dei telegiornali. Li vede anche lei immagino.
– Ogni tanto… quando mangio solo.
– E che dicono? Il clima impazzisce, l’aria e l’acqua, che sono la fonte della nostra vita, vengono alterate e rese inutilizzabili…
– E in che modo tutto questo sarebbe stato evitabile? Coi comandamenti?
– Sì. Sarebbe bastato che tutti rispettassero il decimo comandamento. Non desiderare la roba d’altri. Non è forse l’ingordigia che ci ha portati dove siamo?
– D’accordo, padre, ma resta il problema: i cattivi godono di tutto e i buoni di niente. Hanno l’amore, sì, ma… voglio dire… i ricchi hanno case enormi, donne, yacht, gioielli…
– Finché lei considera queste cose beni desiderabili e non li ha, lei non è buono. È solo un malvagio incapace. Mi scusi la franchezza.
– Ammettiamolo, padre. Sono qui per cercare risposte, non complimenti. Ma quindi quali sono i beni con cui vengono benedetti i buoni? Solo l’amore? O il loro premio è il regno dei cieli? In ogni caso, sarò un malvagio, ma mi pare un po’ pochino.
– Lei non deve pensare al regno dei cieli finché ha tutti questi dubbi. Prima deve capire come funzionano le cose sulla terra, e poi potrà preoccuparsi del cielo.
– Beh sulla terra non funzionano, mi pare ovvio.
– Non sono d’accordo. Sulla terra funzionano benissimo, perfettamente, come un orologio.
– Ma che dice?

Un leggero vento freddo iniziava ad entrare dalla porta e il giovane si strinse il bavero del cappotto. Le fiamme delle candele votive vibrarono.

– Dico semplicemente quello che credo: le nostre non sono menti perfette, e nemmeno la somma delle nostre menti può essere perfetta. Noi non possiamo che vedere una parte del grande disegno e la parte che vedo io, se anche mancasse in qualcosa, ne mancherebbe solo perché non posso in alcun modo vederne l’interezza. Cerco solo, se mi permette l’ironia, di non tirare conclusioni affrettate.
– Ma non ci riesce, padre, le sue sono affrettate quanto le mie. Io deduco da quel poco che vedo che non va bene niente, lei ne deduce che va bene tutto. Sono due punti di vista speculari, entrambi infondati.
– Bravissimo. Giusto. Entrambi infondati. O meglio: il mio si fonda sulla mia fede, il suo sul suo scetticismo. Se è una scelta perfettamente equipollente, le chiedo: lei che sceglie? Vivere nello scetticismo e nel dolore che ne deriva o scegliere la fede e darsi pace?
– Non mi piacciono le facili soluzioni.
– Che posso dirle? Son gusti. Inclinazioni forse. Ma non credere non spiega niente. Spiega solo che non crediamo. La fede invece ha una risposta per molte cose, e per quello per cui non ha una risposta, ha almeno delle valide giustificazioni sulle ragioni per le quali dare una risposta è impossibile. Da la serenità, ed ispira a fare il bene.
– Anche lo scetticismo! Se siamo soli e non c’è niente oltre di noi tanto vale aiutarci a vicenda.
– Mah. In teoria sì. Ma in pratica la storia dimostra che gli scettici hanno fatto più morti dei religiosi.
– Scherza? E le crociate? Le guerre di religione?
– E le camere a gas? Le bombe atomiche? Le ha fatte la scienza, non certo noi parroci. E lo sa chi sono gli scienziati? Nient’altro che i sacerdoti della sua religione. Perché lei crede di appartenere alla mia stessa confessione e di essere assalito da dubbi, ma in realtà potrebbe darsi che sia semplicemente un fedele di un’altra religione. Una religione, a gusto mio, molto più fredda di quella che professo caro amico.
– Ma che mi dice delle persone che uccidono in nome di Dio? Sono anche quelle giustificabili?
– Ovviamente no. Ma la storia ci insegna che gli uomini hanno sempre ucciso in nome di qualsiasi cosa. La religione è stata sulla bocca delle genti più a lungo, è solo per questo che si è ucciso in suo nome più che nel nome degli stati nazionali o della supremazia della razza.
– E le malattie terminali? Perché le guerre le decidono gli uomini ma le malattie…

– Che vuole che le dica? Molte vengono da uno stile di vita peccaminoso, evidentemente, altre sono chiaramente ingiuste secondo i nostri parametri. Ma noi siamo così piccoli. È così difficile capire il disegno complessivo…
– Non ragionerebbe così se avesse un cancro. Si arrabbierebbe contro Dio e griderebbe e…
– Ce l’ho.
– Come…?
– Sì. Mi restano pochi mesi. E dire che non ho certo esagerato nel mangiare o nel bere, non ho mai fumato, eppure… sì. Ho un cancro.
– Mi dispiace io non pensavo…
– Non fa niente, non fa niente. Davvero.
– Ma… scusi se glielo chiedo… come se lo spiega? Come ci convive?
– Beh… con serenità. Come altro potrei fare? Ho vissuto, ho gioito, visto cose bellissime e bruttissime, ho avuto una vita… media. Impossibile dire se mi sia piaciuta. Di certo l’ho amata. Non finiamo alla fin fine per amarla tutti?
– Tranne i suicidi.
– Tranne i suicidi – annuì il prete – O forse, non so. A volte credo che i suicidi compiano quel folle gesto perché non gli basta la vita. Perché ne vorrebbero di più. Ma comunque… che posso dirle? Tutto finisce, ed un momento vale l’altro. Spero di non soffrire. Questo sì. Ma nella sofferenza trovo un senso. Un cancro non mi spaventa. Avere i suoi dubbi, ecco, questo sì che mi spaventerebbe. Perché se vivessi anche fino a cento anni mi tremerebbero i polsi al pensiero di una morte priva di senso.
– Infatti tremano anche a me. Ma quindi alla fin fine… la fede è solo una consolazione?
– No. Ma è anche questo.
– Però la fede è un dono come si usa dire, no, padre? Se non ce l’ho non posso certo inventarmela.
– No, non può. Però è qui. Abbiamo parlato. Possiamo rivederci quando vuole. Oppure può ripensare alle cose che abbiamo detto. O, ancora, può leggere, parlare con altre persone… Potrebbe provare a considerare la sua fede come una persona scomparsa. In caso, le converrebbe fare le sue ricerche scrupolosamente, io penso. In ogni caso non potrà andare peggio di così. Se la ritrova, con la sua fede ritroverà anche il sorriso, se non la ritrova, non avrà comunque perso niente.

Il giovane si congedò. Il prete si rimise a pregare. Il tramonto lascia il posto al buio, la pioggerella era divenuta nebbia spettrale. Eppure nell’aria c’era un fresco odore di primavera.


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Categorie: , Curiosità, Editoria


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