Se la mia aspettativa di vita aumenta non significa che debba fare lo schiavo per tutta la vita. Andrò in pensione dopo aver lavorato 50 anni; con questa riforma arriverò a 52 anni di lavoro.

Roma
08:00 del 07/07/2017
Scritto da Luca

Se la mia aspettativa di vita aumenta non significa che debba fare lo schiavo per tutta la vita. Andrò in pensione dopo aver lavorato 50 anni; con questa riforma arriverò a 52 anni di lavoro.

L’incontro governo-sindacati

Il prossimo scatto, quello a 67 anni appunto, dovrebbe essere deciso con un decreto interministeriale (Lavoro, Economia) da emanarsi entro quest’anno (cioè 12 mesi prima che esso entri in vigore, il primo gennaio 2019). Un paio di settimane fa il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, aveva affermato che non c’era allo studio «alcun provvedimento di nessun tipo sull’aumento dell’età pensionabile». Ma è evidente che la questione dovrà essere affrontata. Ministero e Cgil, Cisl e Uil ne riparleranno martedì nel prossimo incontro fissato sulle pensioni.


Fermare o rinviare (per esempio passando da un adeguamento biennale a uno triennale) l’aggiustamento dell’età pensionabile richiederebbe una modifica alla legge (il decreto Salva Italia del 2011) e anche una copertura finanziaria, perché ovviamente ci sarebbero più persone ad andare in pensione. Nel suo intervento, richiesto dalla commissione per valutare le proposte di legge costituzionale di Andrea Mazziotti (Civici e Innovatori) e di Ernesto Preziosi (Pd) sull’equità intergenerazionale dei trattamenti previdenziali, Alleva ha toccato anche altri temi importanti.

I flussi migratori

«Nella futura dinamica demografica del Paese — ha detto — un contributo determinante sarà quello esercitato dai flussi migratori. L’Istat stima «che, fino al 2065, immigrino complessivamente in Italia 14,4 milioni d’individui. Di contro, gli emigranti verso l’estero sono stimati in 6,7 milioni. Nonostante ciò, nel 2065 la popolazione residente ammonterebbe a 53,7 milioni, «conseguendo una perdita complessiva di 7 milioni rispetto al 2016» a causa del calo delle nascite. Tornando ai giovani, Alleva ha sottolineato l’aumento della precarietà: «Tra il 2008 e il 2016, nella classe 15-34 anni, la quota di dipendenti a termine e collaboratori aumenta passa dal 22,2% al 27,8%», con punte del 35% per i laureati. E «tra le donne il 41,5% delle occupate con lavoro atipico è madre». La precarietà dei 25-34enni farà maturare pensioni più basse. Sempre ieri l’Istat ha diffuso la nota mensile sull’economia, confermando l’aspettativa di ripresa del Pil anche se in rallentamento. Secondo il ministro dell’Economia Padoan, «il governo sta togliendo impedimenti alla crescita come i problemi del sistema bancario: il peggio è alle spalle».


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Categorie: , Denunce, Lavoro


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