Secondo i dati dei sindacati, oggi potrebbero saltare circa 500mila controlli specialistici e 30mila interventi chirurgici durante la giornata di questo lunedì 22 luglio.

Bologna
11:58 del 22/07/2013
Scritto da Carla

Fin dall'inizio della crisi, in tutta l'Europa – e soprattutto nei paesi del sud - i tagli nei settori della sanità, l'educazione, i servizi sociali e la scienza non hanno fatto altro che crescere. Oggi, è una giornata difficile negli ospedali e negli ambulatori. Anche se i servizi minimi sono assicurati, ci saranno disaggi per tutte le persone che aspettano un intervento o un controllo medico. Infatti, uno sciopero dei medici è sempre un rischio, ma è anche uno strumento necessario per garantire un sistema sanitario pubblico efficace e dignitoso.

I sindacati che hanno indetto lo sciopero rappresentano 115 mila medici e veterinari dipendenti del servizio sanitario e 20 mila dirigenti sanitari, tecnici, amministrativi e professionali del Sistema sanitario nazionale. Secondo i dati dei sindacati, oggi potrebbero saltare circa 500mila controlli specialistici e 30mila interventi chirurgici. Inoltre i veterinari hanno fermato anche i controlli alimentari e le macellazioni dei capi di bestiame, bovini, suini e ovini.

I medici italiani oggi protestano contro il blocco del contratto e del turn over, il mancato ricambio del personale, i tagli continui e la situazione precaria dei lavoratori. Massimo Cozza, il segretario nazionale dei medici della Cgil, afferma che “uno dei punti centrali della protesta è la carenza di risorse e l'assenza del contratto che non garantiscono più il diritto alle cure e il diritto a curare. Oltre alla richiesta di stabilizzare gli otre diecimila medici precari”. Secondo Cozza, “i medici non sono più in grado di garantire le prestazioni sanitarie essenziali ai cittadini negli ospedali e nei servizi territoriali. Chi può si cura a proprie spese rivolgendosi ai privati, chi non può vede ridursi drasticamente i livelli essenziali di assistenza”.

I professionisti si lamentano inoltre di un sistema nel quale c'è poco personale e mal pagato che non garantisce i diritti basici a una sanità pubblica e di qualità per tutte le persone. Una delle questioni che mettono in risalto i professionisti della sanità è il blocco dei contratti che lascia fuori del mercato di lavoro giovani laureati, mentre persone di più di 60 anni devono fare turni di notte senza percepire addirittura gli straordinari pagati. Il tentativo della ministra della Salute, Beatrice LoRenzin, di arrivare un accordo con i sindacati è stato inutile: la ministra soltanto si è impegnata a verificare se sia possibile riprendere la contrattazione regionale.

Siamo in crisi e non ci sono i soldi. Questo è il messaggio che ogni giorno ci arriva dalla televisione, dai politici italiani, dai mandatari europei e dalle banche. Non ci soni i soldi per la sanità? C'è qualcosa di più importante della salute? E la solita domanda: dove vanno a finire tutte le tasse dei cittadini?

Massimo Cozza afferma che “bisogna utilizzare questo sciopero per spiegare che la nostra sanità non è costosa né pletorica, che il contratto nazionale non è un privilegio ma uno strumento per riformare e innovare la sanità”. Grazie alla crisi, i cittadini hanno iniziato (finalmente) a sentire la necessità di sapere dove vanno a finire tutti i soldi delle tasse che pagano. Scandali come i debiti della sanità in Calabria oppure i prezzi gonfiati dei farmaci, mostrano che il vero problema non è la crisi ma un sistema dove i soldi, molto spesso, finiscono nelle tasche dei politici e grossi impresari accomodati in un sistema poco efficiente contro la corruzione.

Per esempio, la spesa per i farmaci rimborsati dal sistema sanitario italiano ammonta a più di 20 miliardi di euro l'anno. Secondo l'inchiesta della Procura di Firenze, il sistema messo in atto da Alberto Aleotti, presidente della Menarini (la più importante azienda farmaceutica italiana) avrebbe consentito di vendere i farmaci a prezzi più alti. Dal 1984 al 2010, Alberto Aleotti avrebbe usato imprese estere fittizie per l'acquisto dei principi attivi per aumentare il prezzo finale dei farmaci. In questo modo, avrebbe truffato il Sistema sanitario nazionale: il danno per lo Stato sarebbe di 860 milioni di euro. Questi profitti sarebbero stati accumulati da Aleotti all'estero. In questo processo sono imputati anche i fratelli Aleotti e tre loro collaboratori: Giovanni Cresci, Sandro Casini e Lucia Proietti. Inoltre, l'inchiesta giornalistica realizzata in aprile da Sigfrido Ranucci per Report, mostra anche i vincoli tra imprenditori farmaceutici e politici legati alla Commissione che approva ed stabilisce il prezzo dei farmaci. Gli "effetti collaterali" sono meno letti negli ospedali, più contratti precari e un sistema insufficiente.

Ma ci sono anche buoni esempi in Italia. Un documentario realizzato dalla trasmissione Presa Diretta a marzo metteva in risalto il valore del sistema sanitario dell'Emilia Romagna, un esempio a livello nazionale ed internazionale di qualità delle prestazioni. Questo documentario mostra un sistema basato sulla prevenzione e sul rafforzamento della rete di medici di base, anche in tempi di crisi. In questo documentario, Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna afferma che sulla sanità “non è affatto vero che si spende molto. Si spende poco, troppo poco. Quindi bisogna rifinanziare il sistema sanitario nazionale, bisogna governare il sistema sanitario nazionale e chi sbaglia nel governarlo deve risponderne. Il diritto alla sanità e al sistema universalistico in questo Paese non si può e non si deve toccare”.


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Categorie: Cronaca, Denunce, Medicina, Salute


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