Il nostro territorio è funestato da sorgenti di rumore che altro non fanno se non peggiorare la qualità di vita dei cittadini. La responsabilità? Poca attenzione e scarsi controlli...

Aosta
10:03 del 17/08/2014
Scritto da Albertone

Quello dell'inquinamento ambientale è uno dei grandi problemi dell'Italia, per lungo tempo sottovalutato ed oggi esploso finalmente in tutta la sua drammaticità. Ovvero, che succede in giro per lo Stivale? Semplicemente che un po' ovunque dove ci si muova, si incappa in qualche sorgente di rumore che sta ben oltre i limiti di legge. Rumori, caos, fischi, baccano o brusii oltre la normativa vigente. In un Paese normale, ci sarebbe qualcuno pronto ad intervenire. In Italia invece nessuno fa nulla per due motivi: i controlli sono scarsi e la sensibilità dei singoli cittadini o imprenditori è pari allo zero. E il risultato allora quale è? Che, secondo l’Annuario dei dati ambientali di ISPRA, il 42,6% delle sorgenti di rumore controllate nel 2012 ha presentato almeno un superamento dei limiti.

Cosa provoca questo genere di inquinamento? Dallo stress alla depressione, dal mal di testa a disturbi nell'alimentazione. Le conseguenze sono quelle di una vera e propria patologia. Ed è evidente che, in un Paese come il nostro, ad essere potenzialmente esposte sono milioni e milioni di persone. E' stato stimato il numero di persone che vivono nelle abitazioni esposte a predeterminati intervalli di livelli di rumore; i dati degli studi mostrano che, in ambito urbano, la sorgente di rumore prevalente è il traffico veicolare. Un'analisi più dettagliata evidenzia che una percentuale di popolazione tra il 20% e il 40% è esposta a valori di Lden tra 60 e 64 dB(A) e che una percentuale di popolazione superiore al 30% è esposta a livelli di Lnight tra 55 e 59 dB(A).

Occorre fermare o almeno rallentare questa situazione, ed è quello che ormai troppo tardivamente stanno provando ad effettuare gli organi competenti. Non è un caso che un numero crescente di italiani abbiano problemi all'apparato uditivo ed avvertano suoni e rumori ad un volume maggiore rispetto a quello di alcuni anni fa. Semplicemente, il silenzio è diventato un'utopia e le città altro non sono se non un concentrato di rumori che finiscono con l'intontire anche il più meticoloso dei cittadini. I responsabili vanno prima sensibilizzati e poi puniti. Ma così non si può andare avanti. I controlli sono stati più diffusi per quanto riguarda le attività di servizio e commerciali (il 57,7%) seguite dalle attività produttive (31,5%).

Una delle possibili risposte a questo problema sempre più sentito è la classificazione acustica, che deve essere approvata dai comuni: al 31 dicembre 2012 esisteva solo nel 51% dei centri abitati italiani. Le regioni con la percentuale di comuni zonizzati più elevata sono sempre Marche e Toscana (97%), Valle d’Aosta (che sale al 96%), Liguria (84%), Lombardia (sale all’83%), mentre quelle che registrano percentuali inferiori al 10% sono Abruzzo (7%), Sardegna (3%) e Sicilia (1%). La percentuale di popolazione residente in comuni che hanno approvato la classificazione acustica è pari al 56,5%, con forte disomogeneità sul territorio nazionale.


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Categorie: Cronaca, Salute


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