Ci vogliono far credere che il Senato potrebbe essere soppresso ma in realtà non è così e nemmeno i costi verranno ridotti.

Catania
15:44 del 06/12/2015
Scritto da Gerardo

In vista del referendum costituzionale che si terrà molto probabilmente ad ottobre del prossimo anno, sia il Governo che la maggioranza parlamentare punteranno a far vincere il “SI” attraverso una campagna mediatica che miri, con inganno, a far passare il messaggio che il testo di revisione costituzionale ha provveduto all’ “abolizione” del Senato, con consequenziale abbattimento dei relativi costi e dei “tempi della politica”!

È FALSO!

A parte la menzogna relativa all’abbattimento dei costi (è vero che i senatori non percepiranno alcuna indennità per la carica senatoriale, ma è altrettanto vero che l’Istituzione in sè verrà interamente mantenuta con tutti i suoi costi attuali), in realtà il Senato non solo non verrà “soppresso” (tant’è che il Parlamento sarà composto sempre da Camera e Senato), ma continuerà ad esercitarefunzioni parecchio confuse e pasticciate, infatti la riforma mira alsuperamento del bicameralismo paritario verso un ibrido sistema di bicameralismo diffeRenziato, in una cornice di pericolosa assenza di quegli adeguati pesi e contrappesi idonei a garantire un equilibrato bilanciamento istituzionale, e, per di più, in parallelo a meccanismi elettorali antidemocratici previsti da una legge elettorale a forte vocazione maggioritaria (l’Italicum) che attribuisce il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione.

Ciò premesso, se avete avuto la pazienza e l’interesse di leggere i miei articoli di cui ho pocanzi indicato i link, Vi renderete conto di come la comunicazione del Governo e della maggioranza parlamentare sia del tutto menzognerarispetto alla realtà! E ancor più menzognera sarà nel corso della campagna elettorale che precederà il referendum!

Attualmente il testo di revisione costituzionale si trova in fase di “prima deliberazione” (il cui iter dovrebbe concludersi l’11 gennaio 2016). Al termine della predetta fase – e non prima di tre mesi – vi dovrà essere una “seconda deliberazione” da parte di entrambi i rami del Parlamento: se in “seconda votazione” (durante la quale il testo di revisione non potrà più essere modificato rispetto a quello licenziato in prima deliberazione) il testo non fosse approvato a maggioranza qualificata dei 2/3 dei componenti di ciascuna camera, il medesimo potrà essere sottoposto a referendum popolare confermativo qualora ne facessero richiesta – nel termine di tre mesi dalla pubblicazione – un quinto dei membri di una camera oppure cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge di revisione costituzionale non potrà essere promulgata se non approvata in sede referendaria dalla maggioranza dei voti validi! Inoltre, a differenza di quanto previsto per il referendum abrogativo di cui all’art. 75 della Costituzione, per la validità del referendum costituzionale non occorre un quorum minimo di votanti!

A gennaio, quindi tra meno di due mesi, uscirà un mio libro con il quale argomenterò – con metodo scientifico – i principali e gravissimi aspetti di criticità della revisione costituzionale che l’attuale Legislatura sta per portare a compimento, quindi le ragioni per votare “NO” al referendum costituzionale del prossimo autunno.


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Categorie: Denunce, Politica


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