All’università di Pisa un gruppo di ricercatori sta lavorando a un microchip che permette di trasformare la temperatura del corpo in energia elettrica

Roma
15:00 del 03/08/2016
Scritto da Luca

All’università di Pisa un gruppo di ricercatori sta lavorando a un microchip che permette di trasformare la temperatura del corpo in energia elettrica

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Caricare la batteria del cellulare semplicemente appoggiandolo sulla propria pelle. Non è fantascienza: tra qualche anno potremo dire addio agli ingombranti caricabatteria portatili per smartphone, diventati oggi un accessorio quasi indispensabile, e smettere di cercare «charging station» in stazioni, aeroporti e locali pubblici. Per ricaricare il telefono basterà metterlo a contatto con il nostro corpo, il cui calore provvederà a fare il pieno corrente alla batteria.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa sta infatti mettendo a punto una tecnologia per realizzare un nuovo microchip che sfrutta proprio il calore emesso dal corpo umano per produrre elettricità.

«Al momento, col calore del corpo umano il prototipo può alimentare orologi da polso, ma continuando con le ricerche si riuscirà a anche a far funzionare qualcosa di più corposo come il cellulare» spiega Giovanni Pennelli, professore associato presso il dipartimento di ingegneria dell’informazione dell’Università di Pisa e a capo del team che conduce la ricerca. «Il nostro dispositivo potrà addirittura sostituire in toto la batteria, ma c’è ancora molto lavoro da fare per raggiungere questo obiettivo».

Altra applicazione del chip, in un futuro più immediato, sarà nel campo dei sensori biomedici indossabili, quelli che monitorano i parametri fisiologici e che hanno un consumo di potenza compresa tra i 10 e i 100 milliwatt, facilmente fornibile dal dispositivo: i wereable per il controllo della salute potranno funzionare a tempo illimitato senza batterie.

Il funzionamento si basa sull’effetto termoelettrico, una proprietà intrinseca a tutti i materiali che consente di convertire la loro differenza di temperatura in energia elettrica. «In questo caso il chip trasforma la differenza di calore tra la pelle e l’aria per generare potenza elettrica» afferma Pennelli. Il segreto per estrarre dall’esigua quantità di calore emanata dal nostro organismo l’energia elettrica sufficiente a far funzionare un piccolo apparecchio elettronico sta nell’impiego di nano tubi di silicio «che disperdono molto poco il calore e trasportano invece molto bene l’elettricità».

Ogni millimetro quadro del chip ne contiene ben dieci milioni. In pratica è composto da una “foresta” di nanofili dal diametro tra i 50 e 80 milionesimi di millimetro che si protendono ramificandosi come “alberi” lunghi cinquanta millesimi di millimetro. A loro spetta il compito di assorbire il calore e far funzionare il microchip senza batteria.


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Categorie: Tecnologia


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