Dopo un 2013 chiuso a fatica, le imprese della “locomotiva d’Italia” stringono i denti, respingono la logica dei licenziamenti e si rimboccano le maniche. Ce la faranno?

Milano
09:35 del 17/01/2014
Scritto da Albertone

La favola della “locomotiva d’Italia”, della Regione che da sola produce il reddito di mezzo Paese e la sola a reggere il confronto col resto dell’Europa, esiste ormai solo nei racconti dei più anziani. Anche la Lombardia, quando la crisi ha iniziato a stringere la morsa e i numeri hanno faticato a tornare, ha pagato dazio.
Si è sgretolato il sistema produttivo di un tempo, gli artigiani hanno lentamente abbassato le serrande, i capannoni sfitti sono rimasti tali nonostante le offerte e le assunzioni sono diventate un lontano ricordo degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Ma la Lombardia non vuol mollare, non vuole arrendersi all’ondata di imprenditori cinesi decisi a rilevare negozi e licenze pagando cash, e non accetta nemmeno di perdere colpi lasciando sul terreno le nuove leve che qui sperano – una volta diplomatesi – di trovare rapidamente un posto di lavoro. Il 2013 è stato da lacrime e sangue: meno 8% il giro di affari per le piccole e medie imprese lombarde, dopo che il 2012 si era già chiuso in contrazione del 9%. In sostanza, nel giro di due anni è saltato il 20% del guadagno.
Il margine, si diceva un tempo, che finiva dritto dritto nelle tasche dell’imprenditore. Oggi, invece, chi tiene aperta un’azienda lo fa a proprio rischio e pericolo, con lo spettro di doverci mettere del proprio per mantenere in vita la baracca. Eppure, la Lombardia guarda al 2014 con ritrovato ottimismo.
La metà degli imprenditori, sulla base di una ricerca della Camera di Commercio, pensa di resistere anche se con difficoltà, uno su sei vede invece spiragli di rilancio, prevedendo un miglioramento per l’andamento delle attività nel 2014. Ma anche fra chi vede nero, la promessa è una sola: niente licenziamenti. Lo assicurano, almeno a parola, il 65% degli intervistati, a fronte di un 18% invece che già prevede di dover sfoltire la rosa dei dipendenti per riuscire a far quadrare i bilanci e per non rischiare di veder fallita la propria azienda.
La Lombardia, insomma, vuole farcela. E, analogamente, anche le famiglie sono decise a tener duro, pur vedendo i conti in banca lentamente ridotti. Il 20% dei nuclei teme per sé o per qualcuno della famiglia, percentuali bulgare che pure calano notevolmente rispetto al 30% del 2013. La paura non è ancora finita, ma la voglia di rimettersi in piedi c’è. Per ripartire, naturalmente, la Lombardia punta sull’aiuto di tutti: dei giovani cui è richiesta una sempre maggior specializzazione, delle scuole e dei centri di formazione professionali, ma anche della Politica e delle banche. La stretta dell’accesso al credito, unita ad una tassazione che uccide i profitti, sono gli ostacoli principali all’ottimismo in vista del 2014.
La Lombardia vuole farcela, con essa gli imprenditori. E se la locomotiva d’Italia riprendesse a correre, le altre Regioni potrebbero essere i vagoncini trainati a tutta velocità. E l’economia, finalmente, potrebbe davvero ripartire.       


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Categorie: Cronaca, Economia, Finanza


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