"Renzi ha fallito". L'attacco dell'intervista concessa al quotidiano "Il Giorno" da Edward Luttwak non lascia troppo spazio a interpretazioni

Trento
10:10 del 19/02/2016
Scritto da Luca

"Renzi ha fallito". L'attacco dell'intervista concessa al quotidiano "Il Giorno" da Edward Luttwak non lascia troppo spazio a interpretazioni. "Ha fallito perchè doveva fare riforme importanti e non le ha fatte. Non ha fatto la spending review e non ha messo mano alla burocrazia della pubblica amministrazione. Tutte cose che avrebbero rilanciato l'economia". E il complotto europeo? "Non eiste. C'è stato sicuramente per Berlusconi, ma non nei confronti di Renzi.

La flessibilità che il premier chiede è sbagliata perchè il Debito pubblico italiano continua a crescere e la flessibilità non farebbe altro che soffiare sul fuoco, col rischio dell'insolvibilità che è quel che teme Bruxelles". Come esce il leader del Pd dal pantano? "Innanzitutto - risponde il politologo - lasciando a casa le ragazzine e i dilettanti e circondandosi di personaggi qualificati". Restando nel campo della sinistra, Luttwak fa quattro nomi: "Pierluigi Bersani per le liberalizzazioni, poi Romano Prodi ed Enrico Letta. E anche Giorgio Napolitano, che potrebbe avere un ruolo nella riforma della giustizia italiana". 

Rimbalzate da Bruxelles per spiegare i motivi dei muscolosi rapporti con Roma, le voci di un progetto di elezioni anticipate cavalcate nel 2017 da Matteo Renzi per grattare la pancia agli euroinsofferenti di destra e sinistra, e ricavarne voti, sono state liquidate come una sciocchezza dall’interessato. Che ha colto l’occasione offertagli da un’intervista del direttore del Sole-24 Ore, dopo l’ultimo passaggio della riforma costituzionale al Senato, per dirsi sicuro che, una volta superato lo scoglio autunnale del referendum confermativo della stessa riforma, la legislatura procederà verso la scadenza ordinaria del 2018.

Per rafforzare l’annuncio, e metterlo nella cornice del cambiamento prodotto dal suo arrivo alla guida del maggiore partito italiano e poi anche del governo, Renzi ha lamentato l’abusata pratica delle elezioni anticipate nella storia della cosiddetta Prima Repubblica. Ma anche in quella meno lunga della seconda, durante la quale in meno di vent’anni, cominciando dal 1994, le Camere sono state sciolte prematuramente due volte: nel 1996 e nel 2008. Meno prematuramente, di un paio di mesi soltanto, anche nel 2013.

In pratica, Renzi ha voluto invitare a stare sereni i parlamentari, specie i senatori uscenti, sacrificati come tacchini a Natale perché destinati con la riforma a non fare ritorno a Palazzo Madama. Dove potranno arrivare solo consiglieri regionali e sindaci, e rimanervi solo i pochissimi senatori a vita o di diritto.

Pertanto i senatori eletti nel 2013, in realtà nominati dai loro partiti grazie alle liste completamente bloccate, dovrebbero poter godere in pace gli ultimi due anni del loro mandato. Ma garanzie e serenità in politica sono volatili, come sa bene l’ormai ex deputato Enrico Letta, scalzato proprio da Renzi a Palazzo Chigi poche settimane dopo essere stato invitato a #staresereno.

D’altronde, non è per niente detto che alle elezioni anticipate sia in assoluto preferibile la prosecuzione di una legislatura accidentata. Bettino Craxi ad Hammamet si mordeva ancora le Mani per avere rinunciato nel 1991 alle elezioni anticipate che Francesco Cossiga, al Quirinale, era disposto a concedere. Prevalse la logica dell’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti che fosse “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. Nell’anno residuo di quella legislatura accadde di tutto: anche l’esplosione di Tangentopoli, con l’arresto di Mario Chiesa a Milano.


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Categorie: Cronaca, Denunce, Economia, Politica


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