Con una mano si prende, con l’altra pure. L’autunno fiscale degli italiani si annuncia delicato

Genova
10:50 del 08/08/2015
Scritto da Gerardo

Con una mano si prende, con l’altra pure. L’autunno fiscale degli italiani si Annuncia delicato. Se è vero che - come rimbomba da settimane e giusto ieri è stato rilanciato dal Corriere della Sera - il governo intende mettere mano a detrazioni e deduzioni per far quadrare i conti, c’è da preoccuparsi. Altro che grande piano fiscale triennale da 50 miliardi. Il governo vuole ridurre (e non sarebbe il primo) i 161 miliardi di agevolazioni, esenzioni, detrazioni e deduzioni. Compensazioni e favori fiscali stratificati nei decenni che vanno dagli assegni per i figli a carico alle detrazioni per gli animali da compagnia. In mezzo c’è un po’ di tutto: la pesca, l’agricoltura, i carburanti, i giornali e pure la detraibilità dei contributi previdenziali delle bandanti.

Un aspetto tutt’altro che marginale. L’Italia - che è un Paese “vecchio” - ha oltre 900mila tra colf, badanti e assistenti degli anziani. Per la precisione (dati Istat 2014) ci sono oltre 898.429 persone (di cui circa 205.789 italiane e il resto straniere), cocolayyche assistono, curano e si prendono cura di nonni e malati di 4 milioni di famiglie.  Proprio per questo ruolo sociale (un posto letto ospedaliero costa mediamente mille euro al giorno, una casa di residenza dai 2mila e oltre al mese), e per aiutare le famiglie a gestire in casa i problemi dell’assistenza domiciliare, nei decenni passati si era accordata una detraibilità fiscale leggera per i contributi previdenziali versati. Un aiuto che costa allo Stato un mancato incasso di 133 milioni l’anno.

Il pensionato che ha una badante che lo assiste può oggi portare in detrazione parte dei compensi che paga e i bollettini previdenziali. E poi vedersi riconosciuto, nell’agosto dell’anno successivo, un rimborso fiscale del 19-22% (a seconda del reddito e della professionalità sanitaria dell’assitente scelta). Non è molto, ma vista la media delle nostre pensioni e dei redditi è già qualcosa. Ebbene - nell’affannosa ricerca dei quattrini da trovare per evitare le clausole di salvaguardia - sembra si voglia mettere mano anche al capitolo badanti. O meglio: si vorrebbe aggredire e ridurre la percentuale di detraibilità dei costi dell’assistenza. Le associazioni a tutela degli invalidi e dei disabili (come la Federazione per il Superamento dell’Handicap, Fish), temono l’ennesima mazzata. L’idea di aggredire la spesa per l’invalidità e assistenza (sacrosanta battaglia ai finti invalidi, esclusa), non è nuovissima. Solo che in passato ne hanno fatto le spese i veri invalidi e disabili, salvo poi costringere i governi Monti, Letta, e pure Berlusconi, a precipitose marce indietro. Qualcuno ricorderà i malati gravi sotto via XX Settembre per rivendicare i famosi Lea (Livelli Essenziali di Assistenza), tagliati in nome della spending.

Ecco la spending review, di cui non si parla più tanto, per il momento ha partorito solo una ricollocazione della spesa sanitaria (2,3 miliardi), che i medici declinano preoccupati come tagli alla sanità e all’assistenza.  Non sarà certo riducendo le detrazioni per le spese per le badanti che Renzi e Padoan riusciranno a far quadrare i conti. Tanto che si parla di una ben più potente aggresssione/riduzione delle agevolazioni per le assicurazioni (2,6 miliardi di costo annuo), per l’agricoltura (2,3), per le banche (2), per il trasporto aereo (1,5) e per quello su gomma (1,3, giusto ieri il Mef ha rivisto le deduzioni forfettarie del settore). Più dettagliato il timore di Unimpresa che fa i conti sui tagli: in totale per il prossimo anno potrebbero essere varati tagli per complessivi 1,6 miliardi di euro: «Si parla di riduzioni per 330 milioni all’agricoltura, 9,5 milioni all’edilizia, 222 milioni alle famiglie con la riduzione delle detrazioni delle spese sanitarie, 180 milioni in meno all’autotrasporto, 97 milioni alle imprese armatoriali, 11 milioni alla pesca, 276 milioni alle pompe funebri, 55 milioni all’editoria, 9,2 milioni al Mezzogiorni, 51 milioni ai distributori di carburante, 60 milioni all’industria, 3,1 milioni alle zone montane, 231 milioni al gasolio per riscaldamento, 2 milioni alla radiodiffusione».

Non sarebbe la prima né l’ultima volta che il governo cambia le carte in tavola. Il giochino della franchigia ritoccata sulle spese sanitarie era stato operato già da Mario Monti nel 2012. Quindi c’è poco da illudersi. La promessa di ridistribuire equamente detrazioni e vantaggi rischia di restare tale.  Ma il pericolo è un altro e maggiore. Toccando maldestramente alcuni settori strategici - come l’autotrasporto - si rischia non solo di mettere in blocco un Paese (come minacciato preventivamente ieri dalla Confartigianato), ma anche di pregiudicare la flebile ripresa: sarà un dettaglio però oltre il 70% delle merci che produce l’Italia viaggia su gomma. Non si fa Pil per decreto e neppure se la merce resta nei depositi.


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Categorie: Economia, Politica


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