Lecce militarizzata, il centro in stato d’assedio, a memoria non ricordo di aver visto mai una cosa del genere, nemmeno, quando ero ragazzo, al tempo degli anni di piombo.

Lecce
06:45 del 11/09/2016
Scritto da Samuele

RENZI A LECCE PER UN COMIZIO? CITTA’ MILITARIZZATA, CENTINAIA DI AGENTI PER PROTEGGERLO DALL’IRA DEI CITTADINI: LEGGI COSA HA SCRITTO UN CRONISTA LOCALE

Lecce militarizzata, il centro in stato d’assedio, a memoria non ricordo di aver visto mai una cosa del genere, nemmeno, quando ero ragazzo, al tempo degli anni di piombo.

Io me lo ricordo bene, quegli anni là: non avevo mai visto tanta Polizia come ‘stasera. Eppure, allora, si poteva manifestare, i politici andavano in giro senza scorta, camminavano tranquilli, o quasi, comunque non evitavano il contatto con la gente.

‘Stasera (non) ho visto un presidente del consiglio non eletto da nessuno, che ormai vive blindato. Vive sui social animato dai suoi impiegati, sui telegiornali a reti unificate. Ha voluto scegliere Lecce per fare il suo comizio propriamente politico, elettorale a favore del ‘Sì’ al prossimo referendum, di cui, a proposito, ancora non si sa nemmeno la data.

Ha trasformato la città, nel centro storico, in uno sbarramento di poliziotti. Doppio sbarramento da ogni accesso davanti a Politeama. Decine e decine di agenti schierati. Il teatro riempito dagli iscritti al Pd, un’ ora prima, e poi, per gli altri: non c’era posto…Non ci si poteva entrare. Almeno tre gruppi di contestatori confinati in piazza Sant’Oronzo, isolati a forza. Che presidente del consiglio ‘democratico, è questo, non eletto da nessuno, e che è costretto a vivere blindato, senza più contatto col popolo?

Blindato come le porte sbarrate del Politeama, all’ interno gli iscritti del Pd e gli invitati di contorno.

Tanto, a fare propaganda, non informazione, propaganda, mentre sto scrivendo questo pezzo, ci stanno pensando i telegiornali a reti unificate.

Ma la realtà è un’ altra, è quella che ho visto ‘stasera con i miei occhi. Adesso ve la racconto.

Prima delle 19, c’è già il traffico in tilt, le auto vengono fatte defluire verso i viali, verso la superstrada, da via De Pietro. Ogni accesso in su è bloccato.

Io vado a piedi, ovvio, verso la villa.

Ingenuo come sono, avrei voluto partecipare all’ incontro previsto in Prefettura.


“Abbiamo l’ ordine di non far passare nessuno, è un incontro privato”, mi dice uno degli agenti schierati di fronte.

Bene, mi dico da solo, questo ci sta, il Prefetto organizza un incontro con il presidente del consiglio ed è riservato, invita chi vuole lui, ci sta.

Quello che non ci sta, è invece quel che comincio a vedere da quel momento in poi.

Nella villa comunale, di fronte, dentro, ci sono due grossi mezzi di polizia.

Poco più avanti, il primo sbarramento, addetti con le transenne, e agenti di Polizia.

“Volevo andare a sentire il presidente del consiglio…”, dico.

“Deve fare il giro da piazza sant’ Oronzo, passare da via Templari, e provare da uno degli accessi da lì, da qui non si può passare”, è la risposta.

Sono costretto a passare da via Templari, e da lì sbucare nella piazza.

19.15, mi faccio un giro da tutte le vie che si affacciano verso il Politeama. Tutti gli accessi hanno un doppio sbarramento di transenne e di poliziotti schierati. Non riesco a crederci, eppure è così.

“Volevo andare a sentire il presidente del consiglio…”, dico ogni volta. Mi rimandano all’ acceso, accesso si fa per dire, da via Trinchese, la parte che arriva da piazza Mazzini.

Rifaccio il percorso all’ inverso, dalla villa prendo via Trinchese dal verso giusto, sbuco nel tratto finale che guarda l’ ex Banco di Napoli.

“Volevo andare a sentire il presidente del consiglio…”, ripeto. Il poliziotto chiama un addetto del Pd con il tesserino a tracolla. “Aspetti qui, fra poco l’ accompagno…”.

Insieme ad altri tre, poco dopo il giovane ci scorta verso il Politeama. E’ chiuso. Davanti, un centinaio di volti noti e meno noti del Pd aspettano di andare a riempire la sala.

Sono le 19.30, sento urla dalla piazza Sant’Oronzo, perciò mi allontano per andare a vedere e ritorno in piazza.

Ci sono quattro gruppi di contestatori. Una cinquantina di lavoratori che chiedono lo sblocco della statale 275, una decina di lavoratori dell’ Alba Service. Poi, arrivano i contestatori propriamente politici. Venti/trenta del comitato per il No del centro-destra, con i loro cartelli. se ne stanno defilati, in piazza, sul lato verso via Templari.

Venti/trenta attivisti del Movimento 5 Stelle, nel frattempo radunatisi, cercano di passare verso il Politeama dalle due viuzze dirette, invano, ovviamente. Si fermano davanti alle transenne, tirano fuori i loro cartelli, ma devono rimanere là.

“Volevo andare a sentire il presidente del consiglio…”, dico.

“E’ tutto pieno, non si può passare”, è la risposta che ricevo, ripetuta da più parti.

Sta pure cominciando a piovere.
Anzi, piove proprio, mentre prendo la strada del ritorno.

Anzi, diluvia, ormai.

Dalla villa sento lontane le voci di altri contestatori, del Popolo degli Ulivi, mi sembra di scorgerne una decina, sotto il banco di Napoli. Non so come abbiano fatto ad arrivare là, ma li sento, anche se non li vedo bene, fra l’ acquazzone, e i poliziotti che ho davanti.

Ma ho visto ormai quanto bastava, per raccontare qual è la realtà, di questa surreale democrazia senza popolo, di questo assurdo isolamento del Palazzo, anzi del Teatro, sbarrato, come il Potere che vi si è nascosto dentro.


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Categorie: Cronaca, Denunce


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