Si è da poco concluso il referendum sulla riforma costituzionale che ha sancito la vittoria de No e le dimissioni di Matteo Renzi sia da presidente del consiglio che da segretario del PD.

Cosenza
09:00 del 08/12/2016
Scritto da Luigi

Si è da poco concluso il referendum sulla riforma costituzionale che ha sancito la vittoria de No e le dimissioni di Matteo Renzi sia da presidente del consiglio che da segretario del PD. Neanche il tempo di respirare ed ecco che si scatenano i commenti tra chi piange l’occasione perduta e i seguaci del NO che cantano vittoria. Ma di quale vittoria si tratta in realtà? Si fa riferimento alla vittoria della democrazia e della Costituzione, ma entrambe non “vincono” dal primo governo Monti fino all’appena concluso governo Renzi, passando per (non) elezione del presidente della repubblica. Con le dimissioni di Renzi c’è chi auspica ad un ritorno della “vera sinistra”. Peccato che la sinistra come soggetto politico sia finita ormai da anni; uno dei pochi meriti del Matteo nazionale è stato quello di aver neutralizzato l’Eterno Nemico (leggi Berlusconi) confrontandosi con lui e avviando delle trattative: cos’è successo allora al PD (e alla sinistra)? Priva del suo bersaglio, ha finito con il frammentarsi in correnti. Chi però ha fede nella “destra” dovrebbe porsi questa domanda: di quale destra si sta parlando? La Lega di Matteo Salvini ha il suo legittimo seguito, ma cavalca troppo l’onda per avere i numeri, così come Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni; Forza Italia è troppo centrata su Berlusconi e al di là del Cav non ci sono alternative “di peso”. Altro discorso è il Movimento 5 Stelle, che ancora non si sa che via potrebbe prendere: Casaleggio è morto, Grillo è il nume ma non si candida, resta uno tra Di Maio e Di Battista; salvo che sul “direttorio” ci sono stati fin da subito malumori, che all’interno del movimento si sono formate delle correnti e che, comunque vada, manca di quella flessibilità che consentirebbe di governare tramite alleanze (poco probabile, infatti, un governo di soli “grillini”). I fautori del SI parlavano della possibilità di avviare una riforma contro la “casta”, ma al di là della diminuzione del numero dei senatori rimane la questione dell’immunità e le dinamiche non erano poi così chiare. Oltretutto lo stesso Renzi prima diceva una cosa e poi ne diceva un’altra. Ora che hanno perso, alcuni si lamentano che il paese tornerà nelle mani della solita “cricca” e/o dei fascisti (senza considerare che ormai termini come “fascisti” e “comunisti” non hanno più lo stesso significato). Se veramente si vogliono cambiare le cose non c’è bisogno di riformare la Costituzione, ma bensì la classe politica: questo, come altri referendum, non ci sarebbe neanche dovuto essere. Ci si applica troppo alla logica dei partiti e dei voti e questo immobilizza l’azione governativa. Lo stesso Matteo Salvini, in un dibattito pre- referendum, a chi sosteneva che la riforma avrebbe velocizzato il cammino legislativo, rispose che la famigerata Legge Fornero era stata approvata in 18 giorni; c’è poi il problema degli emendamenti: se una legge viene caricata di migliaia di emendamenti (vuoi per interesse, vuoi per rallentarla) non c’è velocizzazione che tenga… Infine, sfatiamo qualche mito: non esistono “servi delle banche”, ma piuttosto sono le banche a reggere i sistemi economici dei vari paesi. Alcune banche sono così “grosse” che, se fallissero, porterebbero con sé tutto il sistema finanziario; in un’economia come quella dell’Unione Europea, ciò potrebbe portare ad una catastrofe… Il complotto ordito dalla Merkel e da Sarkozy con l’avvallo dell’allora presidente della repubblica Giorgio Napolitano per far cadere Berlusconi? Deprecabile, immorale, ma, se davvero c’è stato, dal punto di vista della “real politik” sarebbe più che giustificato: il Cavaliere, sebbene animato dalle migliori intenzioni e (almeno agli inizi) più che in grado di fare la differenza, non aveva capito che finchè lui rimaneva presidente del consiglio i suoi avversari non avrebbero smesso di attaccarlo e screditarlo, senza accorgersi che così screditavano sempre più l’Italia. Sempre nei riguardi di Napolitano, è completamente inutile criticarlo: il paese era in crisi e serviva una mano salda; se poi vogliamo mettere i puntini sulle “i”, lui il suo mandato l’aveva pure concluso, ma è stato rieletto per manifesta incapacità dei partiti di eleggerne il successore. Ma torniamo alla situazione odierna: Renzi ha perso, si è dimesso, ma dovrà restare in carica fino all’approvazione della legge di stabilità… Ma cosa accadrà una volta alle urne? Il 60% del NO è trasversale, visto che conta anche una parte della sinistra e il M5S, mentre il 40% del SI è “puro”. Cosa accadrà se non si riuscirà ad avere una maggioranza stabile? Alla faccia di chi adesso esulta perché la democrazia è salva (ambè, questo ci potrebbe stare…) o del presidente della repubblica Sergio Mattarella che ha dichiarato che il referendum dimostra che l’Italia ha una democrazia solida (?!?). Ah, per la cronaca… Ho votato NO.


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Categorie: , Politica


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