Nelle motivazioni i giudici precisano che il fattore chiave non è la percentuale di principio attivo presente. Non è quindi la presenza di Thc sotto il 6% a garantire che la sostanza sia innocua

Bari
06:40 del 31/08/2019
Scritto da Luca

VENDERE CANNABIS LIGHT E' REATO - La cessione, la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa deve considerarsi reato, "salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante". Così le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza del 30 maggio 2019, con la quale hanno stabilito che la commercializzazione di cannabis sativa L e, in particolare, di foglie, inflorescenze, olio, resina, ottenuti dalla coltivazione della canapa, non rientra nell’ambito di applicazione della legge n. 242 del 2016, grazie alla quale sono nati in Italia i Cannabis shop. "Ciò che occorre verificare - sottolineano le Sezioni Unite - non è la percentuale di principio attivo contenuto nella sostanza ceduta, bensì l'idoneità della medesima sostanza a produrre, in concreto, un effetto drogante".


VENDERE CANNABIS LIGHT E' REATO -"La legge n. 242 del 2016 - spiega in particolare la Cassazione nelle motivazioni - è volta a promuovere la coltivazione agroindustriale di canapa delle varietà ammesse (cannabis sativa L.}, coltivazione che beneficia dei contributi dell'Unione europea, ove il coltivatore dimostri di avere impiantato sementi ammesse; si tratta di coltivazione consentita senza necessità di autorizzazione ma dalla stessa possono essere ottenuti esclusivamente i prodotti tassativamente indicati dall'art. 2, comma 2, della legge n. 242 del 2016 (esemplificando: dalla coltivazione della canapa di cui si tratta possono ricavarsi fibre e carburanti, ma non hashish e marijuana}'". Per questo, aggiunge, "la commercializzazione di cannabis sativa L. o dei suoi derivati, diversi da quelli elencati dalla legge del 2016, integra il reato di cui all'art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. n. 309/1990, anche se il contenuto di THC sia inferiore alle concentrazioni indicate all'art. 4, commi 5 e 7 della legge del 2016".

Motivazioni: "Non basta la bassa presenza di principio attivo" - La legge viene dunque applicata in caso di vendita al pubblico di prodotti derivanti dalla cannabis light anche se l'olio, le inflorescenze e la resina presentano un Thc inferiore allo 0,6%

"Verificare l'effetto reale" - Pertanto, "si impone - aggiunge la Cassazione - l'effettuazione della puntuale verifica della concreta offensività delle singole condotte, rispetto all'attitudine delle sostanza a produrre effetti psicotropi", e questo significa che "occorre verificare la rilevanza penale della singola condotta, rispetto alla reale efficacia drogante delle sostanze oggetti di cessione".


Articolo letto: 197 volte
Categorie: , Nuove Leggi, Scienze


Cosa ne pensi?
Accedi oppure Registrati per rispondere.
Risposte - Commenti

Sponsors notizia
Banner pubblicità Network informazione

Registrazione GRATIS

Come utente registrato puoi:
  • Pubblicare articoli denuncia su 10 blog;
  • Pubblicare post e segnalazioni;
  • Pubblicare articoli sponsorizzati;
  • Creare Campagne SEO con Textlink e Banner;
  • Pubblicare giudizi e commenti

login con facebook

oppure

Login



oppure

Accedi con facebook

Login



oppure

Accedi con facebook

Rimani sempre aggiornato, seguici su Facebook!
.

ACCEDI GRATIS con FACEBOOK

Per continuare a leggere, ACCEDI GRATIS.

Accedi con facebook