Qual è la natura del sentimento religioso? Davvero non è conciliabile con la razionalità? Da sempre l’uomo crede in qualcosa di “altro”, di superiore alle sue forze o comunque che non appartiene alla sua stessa “realtà”.

Cosenza
08:16 del 18/04/2017
Scritto da Luigi

Qual è la natura del sentimento religioso? Davvero non è conciliabile con la razionalità? Da sempre l’uomo crede in qualcosa di “altro”, di superiore alle sue forze o comunque che non appartiene alla sua stessa “realtà”. All’inizio era un modo per spiegare i fenomeni naturali, poi tramite il progresso si è trasformato nel fondamento morale della civiltà, in qualcosa in cui trovare aggregazione e conforto. Posto che quasi tutte le religioni, in un modo o nell’altro, predicano la tolleranza, e che per evitare estremismi è necessario un minimo di buon senso, come possono fede e ragione essere TOTALMENTE inconciliabili? Spesso ho notato come gli esponenti dei due “schieramenti” si accusino reciprocamente senza che si cerchi di trovare un punto d’incontro ma piuttosto con l’intenzione di prevalere sull’ “avversario”. Io sono cattolico, eppure riesco a conciliare benissimo le due cose; certo alcuni elementi rimangono inspiegabili, ma per il resto… Che, come molte delle nostre convenzioni, anche questa contrapposizione sia arbitraria? Prendendo in esame la figura di un Dio Creatore, essa è ancora accettabile, visto che ancora non si sa COME sia avvenuto il Big Bang; punto secondo, è stato più volte osservato come la natura agisca secondo meccanismi precisi: chi li ha stabiliti? O, per meglio dire, è stato solo un caso? Recentemente è stato ipotizzato che alla base dell’organizzazione dell’universo ci possano essere i qubit, ovvero bit di informazione quantistica che le particelle si scambiano tramite il fenomeno fisico dell’entanglement. E’ così possibile coniugare l’esistenza di un Essere Supremo con la teoria dell’evoluzione senza che ci sia bisogno di Creazionismo e con una più plausibile versione di Disegno Intelligente; ciò spiegherebbe anche l’onnipotenza di Dio, il libero arbitrio e tutto quello che è successo alla razza umana!! Onestamente, non riesco a capire dove sia il problema… Presunzione? Ci si preoccupa di perdere un “posto privilegiato” che non è mai stato nostro? La nostra vita e le nostre azioni perderebbero di significato? Forse è il desiderio di trovare una risposta ASSOLUTA a TUTTO? Forse è qualcosa connesso a quello che avviene dopo la morte… Credere che esista qualcosa dopo la morte ci aiuta ad affrontarla meglio, ma mi è appena venuto in mente che “vita eterna” può avere anche un altro significato: secondo la teoria della circolarità della vita di alchemica memoria, dopo la morte gli elementi di cui è composto il corpo ritornano alla terra nutrendo insetti, vermi e microrganismi, tornando quindi a far parte del ciclo naturale; questo potrebbe portare anche ad una ridefinizione del concetto di “morte”, visto che si tratterebbe comunque di un’esistenza superiore. Secondo l’ipotesi religiosa, al momento della morte l’anima abbandona il corpo dirigendosi verso la sua meta finale, ricompensa, dannazione o reincarnazione che sia; secondo l’ipotesi razionale la “macchina” si ferma e basta, senza che ci sia niente dopo; si può dire quindi che la teoria alchemica non nega l’ipotesi religiosa e “completa” quella razionale, fornendo quasi una terza via. Moriamo. Cosa succede dopo? Se davvero esiste un paradiso/inferno, allora l’anima raggiunge la sua meta e il corpo ritorna nel ciclo della vita; se non esiste, allora l’attività elettrica del corpo (che alcuni pensano costituisca l’anima) cessa, ed il corpo ritorna a far parte del ciclo della vita. Come si vede, COMUNQUE vada corpo e anima hanno un destino l’uno diverso dall’altro, ma non c’è una fine definitiva. Permangono un paio di dubbi: se davvero l’anima è solo una questione elettrica, i nostri ricordi/pensieri/sentimenti che fine fanno? Perché l’uomo è interessato alla morte e a quello che succede dopo? Ci può essere una ricompensa ultraterrena (la mia preferita), ma in fin dei conti può essere che la FINE sia la ricompensa: è la fine della sofferenza. Che ci sia qualcosa dopo o meno, è finita comunque. In fondo, anche così non è male…


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Categorie: , Curiosità, Editoria, Scienze


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