Lo Stadio Silvio Piola di Novara

Campi in terra (con sprazzi di erba) caratterizzano buona parte degli stadi italiani dalla A alla Terza categoria. Peggio ancora per gli stadi che ospitano le Giovanili: l’ennesimo segno del declino del pallone nostrano…

Novara
08:18 del 20/01/2014
Scritto da Albertone

L’immagine che meglio riassume il concetto è arrivata sugli schermi di tutt’Italia in questo fine settimana, quando le formazioni Primavera dei club di serie A si sono sfidate su campi che poco avevano da invidiare a terreni di coltivazione per patate e risaie. Un brutto spettacolo, che la dice tutta sullo stato di Salute del calcio di casa nostra: malattia allo stato terminale.
Quando piove – tanto come in questi giorni, ma anche per un semplice acquazzone – i club del massimo campionato nostrano di ritrovano a dover giocare su pantani che poco hanno a che vedere con uno sport in cui la regola base è che l’attrezzo (la palla) rotoli e rimbalzi. Il fango di Perugia-Juventus è nella memoria di tutti. Ma più la categoria scende, più la situazione si fa ai limiti dell’irrecuperabile.
Dalla B alla C è un susseguirsi di campi che ormai non assorbono più acqua, di fasce laterali ghiacciate o dilaniate dall’acqua, dalla serie D alla Terza categoria è tutto un susseguirsi di partite rinviate per la benevolenza dell’arbitro o disputate su terreni impraticabili per la disperazione (pure) di una classe arbitrale che non sa più a quale santo votarsi. Il baratro del pallone di casa nostra passa da qui, naturalmente stanno pure peggio le formazioni Giovanili che devono accontentarsi di campi meno curati, in cui spesso si susseguono allenamenti o stage che altro non fanno se non peggiorare lo stato di salute del terreno.
Inutile parlare delle condizioni dei campi d’oratorio o di quelli delle società di periferie che dal sabato alla domenica devono ospitare magari 6-7 match partendo dai Pulcini per arrivare alle prime squadre. Mancano le strutture in Italia, mancano perché non esiste una cultura del nuovo e perché oggigiorno i fondi per rinnovare il vecchiume sono ovviamente scomparsi.
Ma è mancata, una decina d’anni fa, la necessità di innovarsi puntando sul sintetico, abbandonando l’erba e garantendosi un fondo ideale in ogni situazione termica e atmosferica. In serie B giocano sul manto verde Novara e Juve Stabia, due formazioni che hanno anche giovato dell’erba sintetica: i piemontesi sono saliti per una stagione in serie A e hanno dimostrato che un impianto come Novarello è economicamente sostenibile, da Castellamare di Stabia è invece arrivato un messaggio positivo per il Sud. Messaggio, a dir la verità, non raccolto.
I campi peggiori rimangono quelli dalla Campania in giù, dove d’estate occorre un’abbondante manutenzione per fronteggiare il calo d’acqua e dove probabilmente questo impegnativo lavoro non viene svolto a dovere. Ma nemmeno al Nord la prospettiva è quella di impegnarsi a fondo per cambiare lo stato attuale delle cose: soldi per il calcio ce ne sono sempre meno, figurarsi per investire su strutture senza ritorno d’immagine. E, allora, avanti così: partite di fango che paiono match di pallanuoto e calcio italiano che… annega nelle difficoltà.


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Categorie: Calcio, Cronaca


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