Chi dice che la televisione non insegna niente, non ha mai visto il telefilm Person of Interest, creato da Jonathan Nolan (fratello del più celebre Christopher), dove tutto ruota intorno al concetto di intelligenza artificiale e su quanto possa/debba essere invasivo il controllo della vita dei comuni cittadini in nome della sicurezza

Cosenza
09:12 del 21/10/2016
Scritto da Luigi

Chi dice che la televisione non insegna niente, non ha mai visto il telefilm Person of Interest, creato da Jonathan Nolan (fratello del più celebre Christopher), dove tutto ruota intorno al concetto di intelligenza artificiale e su quanto possa/debba essere invasivo il controllo della vita dei comuni cittadini in nome della sicurezza. La trama, semplificata, è questa: dopo l’11 settembre, il governo aveva bisogno di una macchina, un programma, uno strumento che gli permettesse di prevenire nuovi attentati; quattro anni dopo, l’industriale ed ingegnere Nathan Ingram vendette loro, al prezzo simbolico di 1 dollaro, la Macchina: un supercomputer che attraverso cellulari e telecamere poteva sorvegliare ogni singolo cittadino, collegare fatti e persone che apparentemente non avevano nulla in comune, per poi tirare fuori un numero che corrispondeva al numero di previdenza sociale di una persona, un potenziale pericolo. Quello che il governo non sapeva era che il vero creatore era Harold Finch, migliore amico ed ex compagno di università di Ingram, che si teneva nascosto per ragioni misteriose; quello che NESSUNO sapeva è che, avendo creato la Macchina con un’intelligenza artificiale e con la capacità di capire e apprezzare la vita umana, essa forniva sia numeri “rilevanti” (al governo, che rappresentavano probabili terroristi) che “irrilevanti” (persone comuni, vittime o carnefici di atti criminali). Essendo stata progettata per prevenire atti terroristici, i numeri irrilevanti erano bloccati e nessuno se ne preoccupava, anche se, come ebbe a dire Nathan, “Tutti sono rilevanti per qualcuno”. Peccato che proprio Nathan Ingram finì per diventare un numero irrilevante: morì nell’esplosione di un traghetto organizzata dal governo per metterlo a tacere, dato che stava per rivelare (mosso da scrupoli) tutta la verità ad un giornalista; lo stesso Harold rimase ferito nell’esplosione, e da quel momento decise che mentre il governo si sarebbe occupato dei numeri rilevanti, lui avrebbe pensato agli irrilevanti. Ma aveva bisogno di un socio che si agisse sul campo, mentre lui, impossibilitato a muoversi, avrebbe ricevuto i numeri e usato le sue abilità informatiche: la scelta cadde su John Reese, ex agente della CIA allo sbando. Non mi dilungherò oltre a descrivere le loro avventure: dirò semplicemente che con il passare delle puntate ed il proseguire della serie, verranno posti una serie di quesiti sulla natura della Macchina e su quanto le sue azioni possano essere etiche o meno. Il personaggio di Root (vero nome Samantha Groves) è una sorta di psicopatica la cui infanzia traumatica la porterà a sviluppare un odio verso gli esseri umani: inizialmente avversaria dei nostri, vede la Macchina come una sorta di divinità, a cui Harold ha tarpato le ali e che lei vorrebbe rendere libera; con il passare del tempo finirà con il diventarne l’interfaccia umana: acquisterà un maggiore equilibrio psicologico e continuerà ad aver fede in Lei, ritenendola sempre una divinità che vede tutto e che ha un piano per tutti. Il Controllo, la donna a capo del progetto Northern Light (ovvero il governo e i numeri rilevanti), pone invece una domanda diversa, affermando che la stessa gente che protesta contro la violazione delle libertà civili lo fa sotto l’ombrello fornito dallo stesso sistema che critica; un po’ come Jack Nicholson in Codice d’Onore, che si oppone al fatto che la gente goda della libertà che lui le fornisce, per poi contestare COME gliela fornisce. E’ una domanda ambigua, di non facile risposta: al netto dei metodi usati, negli anni la macchina ha salvato migliaia di vite… Qual è la cosa giusta da fare? Viene violata la libertà individuale, e questo non è giusto, ma cosa dire delle vite salvate da Harold, John, Shaw, Root e gli altri? Le cose poi peggioreranno quando il luciferino John Greer, figura ricorrente a capo della Decima Technologies, riesce a mettere le mani sui drive di Samaritan, un’altra intelligenza artificiale (con le stesse abilità della Macchina ma senza le sue attitudini) creata da Arthur Claypool, un altro ex compagno di università di Harold. Mentre Finch ha creato la macchina come un sistema chiuso, autosufficiente, che nessuno poteva usare per i proprio scopi ma dotato di una morale, Greer non vuole controllarla: vuole lasciarla libera di controllare tutto. Una divinità che controlla tutto dall’alto e che per usare le sue stesse parole, “Non andrà mai a letto con una segretaria o si approprierà di denaro pubblico” (anche questa è un’affermazione discutibile, ma incontestabile). Mentre Harold Finch, intuendo i potenziali rischi di un’intelligenza artificiale infinitamente più intelligente, ha cercato di porre dei paletti, John Greer semplicemente non se ne preoccupa. Ha così inizio una guerra tra due “divinità” con gli esseri umani nel mezzo, beatamente ignoranti… Ma pensandoci bene, se tutto fosse vero, con chi ci schiereremmo? E’ ormai un fatto che al giorno d’oggi siamo intrisi di tecnologia, che essa fa parte della nostra vita. Quanto manca prima che le cediamo l’intero controllo? Ci preoccupiamo delle telecamere sempre crescenti (pur riconoscendone l’utilità), pontifichiamo su quanto siamo soggetti alle banche… Ma poi andiamo a condividere sui social network e riempiamo il nostro smartphone di app che dicono a tutti quello che facciamo, mangiamo e dove ci troviamo. Personalmente, il problema non sta nella tecnologia, nella sorveglianza audio- video, ma piuttosto in chi c’è dietro e nell’uso che ne fa: io sto con Harold Finch, ma mi preoccupa non sapere quanti saranno dalla parte del Controllo (non esattamente uno dei buoni) o addirittura di John Greer… E spero di essere tanto fortunato da non scoprirlo mai.


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Categorie: Cinema, Cultura


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