Secondo l'ufficio studi della Cgia le imprese italiane ogni anno devono sopportare un costo di circa 250 miliardi di euro, qualcosa di unico in Europa

Venezia
16:10 del 26/10/2014
Scritto da Gerardo

La situazione delle nostre imprese e dell'economia italiana è tutt'altro che rosea ma questo ormai lo sappiamo bene. Ormai è già da diversi anni che il paese è in recessione e i governi che si sono avvicendati a Palazzo Chigi hanno fatto poco o nulla per rimettere in sesto l'economia dell'Italia. Ogni anno sono costrette a chiudere i battenti e ad alzare bandiera bianca migliaia di imprese. C'è chi ha il coraggio di dire che la crisi sta per essere superata, che il paese è in crescita. Nulla di più falso. Chi sostiene questa posizione lo vada a dire ai milioni di giovani italiani disoccupati, a padri e madri di famiglia che hanno perso il lavoro e si renda conto se davvero è così o se la situazione è leggermente diversa.

L'ufficio studi della Cgia (Associazione Artigiani Piccole Imprese Mestre) ha reso noto che le imprese italiane ogni anno si trovano a sopportare un costo di 248,8 miliardi di euro. Sulle imprese italiane, infatti, gravano non solo le tasse ma, secondo questo studio, anche e soprattutto i Contributi previdenziali e la burocrazia. Il segretario della Cgia ha fatto sapere che in nessun altro paese d'Europa le imprese sono costrette a sopportare tali costi ed ha aggiunto che si tratta di qualcosa di estremamente singolare se si considera che in Italia i processi della giustizia civile hanno tempi biblici, che il credito viene concesso soltanto a pochi fortunati, che la burocrazia continua ad incidere in Maniera profondamente negativa sullo sviluppo e la ripresa del paese , che la pubblica amministrazione non paga e che l'Italia è molto indietro per quanto concerne il sistema logistico-infrastrutturale. 

Dunque, un quadro estremamente preoccupante della situazione del paese. La Cgia ha anche spiegato come si arriva alla spaventosa cifra di 248,8 miliardi di euro, dichiarando che il peso tributario e contributivo delle imprese italiane ammonta a circa 217 miliardi di euro. A questa cifra vanno aggiunti i costi amministrativi, stimati attorno ai 31 miliardi di euro. La burocrazia, dunque, costa alle piccole e medie imprese circa 31 miliardi di euro, una cifra che corrisponde a circa due punti di Pil e che fa capire come sia difficile per le piccole e medie imprese in primis sopravvivere ed in secundis assumere nuovo personale.

Di fronte a dati così allarmanti è difficile riuscire ad avere fiducia e speranza nel futuro. Gli italiani non si sentono più rappresentati da questo Stato che li sta prosciugando. L'apparato statale, a quanto pare, è intoccabile. Coloro che sono chiamati a fare sacrifici sono sempre gli italiani, quelli che guadagnano di meno mentre i privilegiati continuano nella loro bella vita. Tutti i soldi che lo Stato ogni anno preleva da cittadini ed imprese andrebbero utilizzati per migliorare le condizioni di vita dei contribuenti stessi ma in Italia non è così che funziona.

In questi anni ci sono stati tanti imprenditori che si sono tolti la vita per via della crisi oppure che hanno accettato pericolosi compromessi ed aiuti. Non vogliamo giustificare il loro comportamento ma dall'altra parte c'è da dire che è difficile giudicare delle persone che per anni hanno lavorato duro e che all'improvviso si ritrovano da sole ad affrontare qualcosa di estremamente difficile. Un plauso, dunque, va fatto a tutti quegli imprenditori che, nonostante tutti questi problemi, continuano a creare lavoro e ad andare avanti.

I nostri signori politici dovrebbero vergognarsi di tutto ciò che hanno fatto in questi anni e di come hanno ridotto questo paese. E anche per gli italiani crediamo sia giunta il momento che si sveglino, che trovino il modo di reagire e di ribellarsi a questa situazione assurda e che non si facciano più ingannare dalle false promesse di gente senza scrupoli.


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Categorie: Denunce, Economia, Finanza


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