Come dar torto al grande Balzac delle Illusioni perdut equando raccontava che “il giornalismo è un inferno, un abisso d’iniquità, di menzogne e tradimenti dal quale non si può uscire puri

Roma
11:30 del 05/11/2015
Scritto da Gregorio

INVECE DI INCARICARE GLI INVESTIGATORI DELLA GENDARMERIA VATICANA DI FAR PULIZIA DEL MARCIUME DEL VATICANO, TRA ATTICI SUPERLUSSO PAGATI CON LE OFFERTE ALL’OSPEDALE DEL BAMBIN GESU’ E LA BANCA DELLO IOR USATA COME LAVATRICE PER RICICLARE SOLDI SPORCHI, IL PAPA INVIERA’ GLI ATTI PER ROGATORIA ALLA PROCURA ITALIANA PER CHIEDERE DI VALUTARE SE ESISTANO GLI ESTREMI PER INDAGARE NUZZI E FITtipALDI PER RICETTAZIONE! L’ATTACCO DEI GIORNALONI AI “CORVI” HA POI DEL RIDICOLO. DA ANNI TUTTA L’INFORMAZIONE GIUDIZIARIA SI È PLASMATA E LIVELLATA SULLE CARTE PIÙ O MENO SECRETATE DALLE VARIE PROCURE O SULLE “VELINE” PASSATE SOTTO BANCO DALLE “GOLE PROFONDE” IN SERVIZIO TRA LE FORZE INVESTIGATRICI (POLIZIA, CARABINIERI, FINANZA, SERVIZI SEGRETI). PER NON PARLARE DELLE INTERCETTAZIONI USCITE DAL NULLA DI QUALCHE TRIBUNALE E FINITE SUI GIORNALI

DAGONOTA

Come dar torto al grande Balzac delle Illusioni perdut equando raccontava che “il giornalismo è un inferno, un abisso d’iniquità, di menzogne e tradimenti dal quale non si può uscire puri”. Eppure, chi meglio del grande scrittore francese ha saputo raccontarci gli intrighi, i vizi e i commerci proibiti della corte di Versailles?

Gli eroi balzacchiani non sono, pero – alla stregua del monsignore “infedele” (Don Vallejo Balda) e della sacra lobbista (Francesca Chaouqui) -, i piccoli ladruncoli che rubano per necessità, ma i furfanti influenti che per sete di potere delinquono con l’idea di poterla fare franca anche in nome dell’elite rappresentata o della sacra veste indossata.

 E se le corna del Diavolo spuntano poi nella città santa di San Pietro, lo scandalo più grande per le “civette” e i “gufi” del sistema dei media non sembra essere il malaffare in odore di lussuria e di simonia che viene denunciato nei due libri in uscita di Gianluigi Nuzzi (“Via Crucis”, Chiarelettere) e di Emiliano Fittipaldi (“Avarizia”, Feltrinelli).

No, ai due bravi autori, coraggiosi giornalisti d’inchiesta, è contestato, sia pure allusivamente, altro: di aver dato fiato ai noti “corvi” che da anni sbattono indisturbati le ali sul Cupolone del Buonarroti. O di aver lavorato, altra sottile e invidiosa malizia, su un materiale sensibileche puzzerebbe addirittura di “ricettazione”.

 Un sospetto, quest’ultimo, che ha del ridicolo. Da anni tutta l’informazione giudiziaria si è plasmata e livellata sulle carte più o meno secretate dalle varie procure o sulle “veline” passate sotto banco dalle “gole profonde” in servizio tra le forze investigatrici (polizia, carabinieri, finanza, servizi segreti). Per non parlare delle intercettazioni uscite dal nulla di qualche tribunale e finite a occupare intere paginate di giornali.

 I cattivi esempi, insomma, non mancano. Il più clamoroso riguarda la fantomatica “agendina rossa” del giudice Paolo Borsellino, ucciso nella strage mafiosa di via D’Amelio a Palermo.

 “Ecco l’agenda rossa di Borsellino”, titola la Repubblica il 25 maggio 2013 con tanto di foto della scena del delitto che confermerebbe lo scoop che di lì a qualche giorno si rivelerà, ahimè, un autenticobidone.Da chi era partita la “soffiata” che quel reperto avvalorava la tesi che forse le indagini erano state deviate? Ah saperlo!

Certo è che il procuratore di Caltanissetta sarà costretto a sbugiardare il quotidiano di Ezio Mauro imbeccato anche lui dal solito “corvo” rimasto anonimo: “Abbiamo ricostruito che l’oggetto non è un’agendina rossa ma l’aletta di un parasole” usato per coprire il corpo di uno degli uomini della scorta di Borsellino.

Prima che i libri di Nuzzi e Fittipaldi arrivino in libreria si assiste così allo spettacolino pietoso offerto da un certo giornalismo che passa il suo tempo in redazione a parlare di ciò che ancora non conosce oppure a “criminalizzare” il lavoro di chi invece di tacere sul nuovo Vatileak si è documentato attraverso le sue fonti.

E come colpiti dalla “tarantola” per il buco(giornalistico) incassato in libreria, lasciano quasi intendere al lettore che, a ben guardare, non c’è nulla di nuovo sotto il cielo della Santa Sede invaso dai corvi. E dopo aver taciuto “il già noto”, si affrettano a raccontare l’ascesa e la caduta di Lady Curia, alias di Francesca Immacolata Chaouqui.

 La sacra lobbista arrestata e scarcerata che avrebbe cercato di far incontrare dentro le mura leonine il premier cazzaro Renzi (e sua moglie) con papa Bergoglio. Allora non era soltanto il sindaco (dimesso) Ignaro Marino a importunare il Pontefice per ricevere la sua benedizione!

Già, le “fonti”. E dallo scandalo politico del Watergate in avanti che ci s’interroga sulla liceità delle informazioni passate ai reporter, senza imprimatur dell’ufficialità, e del segreto professionale ai tempi di Internet. Ma, a quanto si legge, ci si ricorda della questione con il bilancino (taroccato) che dovrebbe valutare se il tacere il malaffare “pesa” più del rilevarlo attraverso fonti magari sospette o anonime.

 Un dubbio che lo stesso Gesù di Nazareth, forse all’insaputa dello stesso portavoce vaticano che ha messo all’indice i libri di Nuzzi e Fittipaldi, aveva sciolto già nelle pagine del Vangelo secondo Matteo: “Guai al mondo per gli scandali! E’ inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo”.

Cristina Mangani per “Il Messaggero”

L’ INCHIESTA ROMA

Ormai i corvi arrivano a stormi. Uno dopo l’ altro, mimetizzati in ruoli strategici, sono costretti a uscire allo scoperto, perché questa volta a finire sotto accusa non sarà solo Paolo Gabriele, l’ ex maggiordomo, unico arrestato di Vatileaks 1. Il nuovo scandalo che sta affliggendo la Chiesa sembra essere solo all’ inizio. Resta agli arresti monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, mentre l’ ex consulente Francesca Immacolata Chaouqui, è stata nuovamente interrogata e ha continuato a parlare, fornendo agli inquirenti vaticani indicazioni che possano tenerla lontana da una cella. Giovedì scorso, infatti, la signora è stata raggiunta da un provvedimento restrittivo, ma le sarebbe stato evitato il trauma dell’ arresto perché sarebbe incinta di tre mesi. L’ avvocato Giulia Bongiorno che l’ assiste, ha chiarito che non si tratta di una collaborazione giudiziaria in senso classico, perché non c’ è ancora una vera incolpazione. E ha fatto capire che molte altre persone potrebbero essere coinvolte. IL PRECEDENTE

Proprio come era successo con l’ ex maggiordomo papale Paolo Gabriele: lui è finito in manette, e di seguito era stati espulsi dal Vaticano quella che era la governante Ingrid Stampa, e il segretario Josef Clemens, e chissà quanti altri. Naturalmente, all’ epoca, giustificarono la loro condotta dicendo che avevano un unico obiettivo ed era quello di aiutare il Papa. Così anche ieri, dopo che il suo nome è stato associato a quello di un “corvo” disposto a cedere segreti della Santa Sede per vendetta o interessi economici, Chaouqui non ha resistito alla tentazione di pubblicare sui social la sua versione dei fatti: «Non sono un corvo, non ho tradito il Papa – ha scritto – Non ho mai dato un foglio a nessuno. Mai a nessuno. Emergerà presto, ho la certezza e la totale fiducia negli inquirenti. Non c’ è niente che abbia amato e difeso più della Chiesa e del Papa. Neanche la mia dignità». Poi ha cambiato l’ immagine del profilo Facebook con una in cui stringe la mano a Bergoglio. Lo stesso Bergoglio che davanti alle pressioni di chi chiedeva di evitare un nuovo scandalo, avrebbe tagliato corto: «Procedete con gli arresti». Gli investigatori della Gendarmeria vaticana stanno seguendo alla lettera le indicazioni del Pontefice. Nei prossimi giorni invieranno gli atti per rogatoria alla procura italiana per chiedere di valutare se esistano gli estremi per indagare i due giornalisti per ricettazione. Mentre, nel frattempo, altre persone sono state iscritte sul registro degli indagati, dopo che sono stati analizzati il computer e il cellulare sequestrati a monsignor Vallejo Balda. Troppe violazioni di computer sono avvenute negli ultimi mesi, troppe indiscrezioni e falsità sono trapelate. E in Vaticano ricordano ancora quando uno degli addetti ad alcune attività informatiche era il marito di Francesca Chaouqui, esperto del settore. Erano gli anni di Vatileaks 1, e subito dopo lo scandalo a Corrado Lanino non venne rinnovato il contratto di consulenza. LA BANCA VATICANA

Quello che, però, sembra agitare e parecchio gli animi dietro le mura di San Pietro sono i documenti che potrebbero essere stati realmente sottratti da questi presunti “corvi”. Perché la sensazione è che non si tratti soltanto di quanto è già stato pubblicato nei due libri di prossima uscita, firmati dai giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi. Ma di molto altro, anche di carte riservate dello Ior, la banca vaticana, la cui gestione è finita da tempo all’ attenzione di Bergoglio. Scrive Emiliano Fittipaldi (L’ Espresso) nel suo libro: «Sono ancora 120 i conti sospetti. Una decina intestati a nomi eccellenti che potrebbero creare più di un disagio a Santa Romana Chiesa». E un «nuovo fronte» legato alle finanze della Santa Sede troverebbe spunto in un rapporto di «investigatori del Vaticano» relativo ad «eventuale riciclaggio di denaro, insider trading e Manipolazione del mercato» in cui sarebbe stata utilizzata l’ Apsa, l’ Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica che gestisce finanze e immobili d’ Oltretevere.


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Categorie: Cronaca, Denunce


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