SEMPRE PIÙ PADRI SEPARATI FINISCONO ALLA CARITAS NELLA POVERTÀ PIÙ ASSOLUTA,NELL’ EMARGINAZIONE E NELLA SOLITUDINE, NONOSTANTE ABBIANO UN LAVORO STABILE.

Milano
04:30 del 22/06/2017
Scritto da Carmine

SEMPRE PIÙ PADRI SEPARATI FINISCONO ALLA CARITAS NELLA POVERTÀ PIÙ ASSOLUTA,NELL’ EMARGINAZIONE E NELLA SOLITUDINE, NONOSTANTE ABBIANO UN LAVORO STABILE.

Sono sempre più numerosi i padri separati che, dopo la fine del loro matrimonio, si sono avviati verso un doloroso percorso che porta agli inferni della povertà, dell’emarginazione, della solitudine. E molto spesso, neanche il fatto di avere un lavoro a tempo indeterminato o un’occupazione discretamente stabile riescono a salvarli dai dormitori per persone senza fissa dimora o dalla mense per i poveri, quasi sempre allestite dalle Caritas diocesane.

In Italia, secondo i dati dell’Eurispes, su 4 milioni di papà separati circa 800 mila vivono sotto la soglia di povertà, mentre un milione e mezzo vive in condizione di indigenza. Molti di questi, finiscono per strada, senza una casa o un posto in cui dormire. Parliamo di padri separati che, nonostante abbiano ancora un lavoro, tra gli assegni di mantenimento in favore dell’ex-moglie ed i figli ed il mutuo della casa da pagare, non riescono a sostenere le spese neanche per fittare un alloggio; ma parliamo anche di padri separati che hanno perso la loro occupazione e non hanno più le forze per rialzarsi, diventando inevitabilmente dei clochard.


Una legge tutta contro i padri che si separano, alla madre vanno la casa coniugale (quando c’è), i soldi per il mantenimento dei figli e il 50% delle spese straordinarie (mediche, scolastiche e sportive). E, come se non bastasse, il padre deve farsi anche carico della rata del mutuo (metà, se non tutta) di una casa di cui non disporrà più fino all’ indipendenza economica dei figli e dell’affitto per una nuova abitazione in cui poter esercitare il proprio diritto di visita.

Una vera e propria distorsione legislativa secondo cui, in funzione dell’interesse prioritario dei figli, in caso di proprietà comune tocca al padre lasciare la casa, mentre, se la madre non vanta alcun titolo di proprietà sull’immobile, il giudice non può “espropriare” il bene per darlo all’altro genitore.

Con queste leggi lo stato non scoraggia la povertà ma la incentiva, nonostante la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver garantito i diritti dei padri separati.
Invece di prevenire questa distorsione legislativa, bilanciando i diritti tra padre e madre (e che invece ora affossa il padre a vantaggio di madre e figlio), il bel paese ha pensato di venire in soccorso a queste persone con strutture di accoglienza per padri separati finiti in mezzo ad una strada, finora aperte a Bolzano, Milano, Rimini, Roma, Savona, Torino, Venezia e Prato.
Un palliativo che “addolcisce la pillola amara”, ma che non risolve la questione.

Da: Jeda


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Categorie: , Denunce, Sociale


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