Ad opporsi all’ omogenitorialità non ci sono soltanto decine di studi scientifici peer-review che trattano il tema in modo diretto (molti dei quali raccolti nel nostro specifico dossier), ma anche numerose ricerche che potrebbero essere utilizzate in modo indiretto: confermano infatti quanto sia fondamentale per i bambini poter beneficiare allo stesso tempo della cura materna e di quella paterna.

Torino
07:00 del 17/01/2017
Scritto da Gregorio

Ad opporsi all’ omogenitorialità non ci sono soltanto decine di studi scientifici peer-review che trattano il tema in modo diretto (molti dei quali raccolti nel nostro specifico dossier), ma anche numerose ricerche che potrebbero essere utilizzate in modo indiretto: confermano infatti quanto sia fondamentale per i bambini poter beneficiare allo stesso tempo della cura materna e di quella paterna.

L’ultimo studio di questo genere è stato pubblicato nel novembre 2016 da ricercatori dell’università di Oxford: il coinvolgimento del padre nello sviluppo educativo dei figli, sopratutto nei primi mesi di vita, è essenziale per lo sviluppo emotivo ed è associato a comportamentali positivi nei bambini, una volta divenuti adolescenti.

In Italia lo studio è stato curiosamente diffuso da Repubblica, quotidiano particolarmente sedotto dal pensiero dominante arcobaleno, dove il commento è stato affidato a Anna Oliveiro Ferraris, psicologa, psicoterapeuta ed esperta dell’età evolutiva (già critica verso le adozioni a coppie omosessuali), la quale ha dichiarato: «Quando sono piccoli i bambini notano le differenze fisiche e si sentono attratti e rassicurati dalla “mano grossa di papà”, dalla sua muscolatura, dal modo diverso con cui vengono afferrati, tenuti, abbracciati. Il padre contribuisce al benessere dei figli anche sostenendo psicologicamente la madre. L’accordo tra i due è indice di stabilità, una condizione molto apprezzata dai bambini».


E’ superfluo ricordare che la coppia omogenitoriale vieta e strappa al bambino l’indispensabile esperienza della diversità sessuale, qui ben descritta.

Un commento allo studio è arrivato anche da Gaia De Campora, docente di Psicologia perinatale all’università di Torino, la quale ha puntualizzato: «Il ruolo del padre è quindi essenziale nel rappresentare sia un riferimento normativo necessario a stabilire dei confini e sia un rifugio sicuro su cui fare affidamento». Sottolineiamo il termine “essenziale”, cioè: non sostituibile. Questo perché entrambi, madre e padre, apportano un contributo differente e comunque indispensabile, come ben espresso da un altro studio, pubblicato nel 2004, nel quale si descrive dettagliatamente l’essenziale contributo paterno/maschile, basato naturalmente all’apportare sicurezza, protezione, calma e incoraggiamento.

Gli autori della recente indagine hanno infine presentato la ricerca affermando: «Ci sono prove che il coinvolgimento dei padri può anche ridurre l’impatto di problemi importanti come, ad esempio, una depressione materna». Inoltre, «lo studio ha implicazioni significative per la politica, così come per gli interventi nella genitorialità e nella salute che dovrebbero incoraggiare il coinvolgimento dei padri fin dall’inizio dell’infanzia».


E’ quello che da anni sostiene lo psicoterapeuta italiano Claudio Risé, docente all’Università Bicocca di Milano, che nel merito dello studio ha commentato: «Il fatto è che questi dati non vengono finora diffusi e presi sul serio da gran parte dei centri di potere politico ed economico, impegnati invece nell’indebolimento del padre, in quanto figura potenzialmente disturbante nei confronti della proposta omologante di figure genitoriali neutre,  portata avanti dal pensiero unicosecolarizzato, fino a poco fa dominante nell’ultimo cinquantennio in Occidente».
La letteratura scientifica parla chiaro, dunque. Forse la sintesi migliore è quella dello psichiatra Eugenio Borgna, docente presso l’Università di Milano e primario emerito di Psichiatria dell’Ospedale Maggiore di Novara (nonché celebrato dall’Espresso come «uno dei più grandi psichiatri italiani»), il quale ha affermato: «Il matrimonio nasce dalla contestuale presenza dei due diversi mondi che lungo un progetto unitario uniscono le loro storie personali, anche sessuali, necessarie l’una all’altra per completarsi. Tanto più se ci sono figli, che senza ombra di dubbio hanno bisogno di una madre e di un padre, di due polarità ben precise, anche sessualmente definite. Secondo natura».

Da: QUI


Articolo letto: 444 volte
Categorie: , Denunce, Sociale


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Risposte - Commenti

Emiliano

17/01/2017 11:18:41
La famiglia tradizionale bisogna difenderla a tutti i costi. Altro che gender e omogenitorialità, io la penso così e mi prendono pure per pazzo!
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