Le Lacrime Di Obama: Gli Mancheranno Tanto Le Sue Care Bombe. Il Premio Nobel Per La Pace Ne Ha Lanciato 26.172 In Testa Alla Gente Di Siria, Iraq, Afghanistan, Libia, Yemen, Somalia E Pakistan

Firenze
11:00 del 23/01/2017
Scritto da Luca

IN QUESTA SUA ATTIVITÀ "BOMBAROLA" NON C'È DUBBIO CHE OBAMA SIA STATO AIUTATO DALLA SIGNORA CLINTON CHE FU SUA SEGRETARIA DI STATO. QUANDO SI PARLA DELLE MALEFATTE DI OBAMA NON SI PUÒ NON PARLARE DI QUELLE DELLA SUA "AMICA" CLINTON. SONO STATI LORO, OBAMA/CLINTON, A CERCARE IN TUTTI I MODI DI DESTABILIZZARE IL MEDIO ORIENTE OLTRE AD ALTRE PARTI DEL MONDO, UTILIZZANDO, SE NON SONO STATI UTILIZZATI, LA CIA!!! IN EFFETTI CIA ED NSA, COME ALTRE AGENZIE DI INTELLIGENCE, NON SI CAPISCE BENE SE SIANO STATE UTILIZZATE DA OBAMA/CLINTON OPPURE SE ABBIANO "UTILIZZATO" OBAMA/CLINTON PER I LORO SPORCHI GIOCHI DI POTERE!!! 

Le Lacrime Di Obama: Gli Mancheranno Tanto Le Sue Care Bombe. Il Premio Nobel Per La Pace Ne Ha Lanciato 26.172 In Testa Alla Gente Di Siria, Iraq, Afghanistan, Libia, Yemen, Somalia E Pakistan

MA QUANTE BELLE BOMBE…
26.172: sono le bombe che Barack Obama ha lanciato nel 2016 in sette paesi diversi: Siria, Iraq, Afghanistan, Libia, Yemen, Somalia e Pakistan.
È quanto emerge dall’analisi annuale del Council on Foreign Relations.
Di queste oltre il 90% (24.287) sono state lanciate su Siria e Iraq nell’ambito della Operation Inherent Resolve (OIR), la campagna contro lo Stato Islamico. Gli Stati Uniti hanno prodotto il 79% dei bombardamenti complessivi che la coalizione ha effettuato.
La stima, come sottolinea Micah Zenko analista e curatore della ricerca, è da ritenersi al ribasso perché ogni “strike” può comportare più bombe; ed inoltre perché i numeri sugli interventi aerei in Siria e Iraq non sono certi.

Rispetto al 2015, l’America di Obama ha sganciato oltre 3.000 bombe in più e bombardato un paese, la Libia, che non era stato tra gli obiettivi.

Ovviamente in questo conteggio non sono calcolate le operazioni segrete che Obama ha dispensato per il mondo; le centinaia di “bombardamenti mirati” con droni anche in territori non inclusi nelle guerre ufficiali (come Africa), o gli appalti autorizzati dal Pentagono e dalla Cia a contractors e società private per condurre attività di guerra sotto traccia.



Niente male per un Nobel per la Pace.

Il problema è che tutto questo sforzo bellico che annovera Obama tra i presidenti più guerrafondai di sempre, non è servito a evitare il fallimento della politica estera americana.

E LA DOTTRINA OBAMA?
La dottrina Obama, elogiata dalla sinistra internazionalista e umanitaria, doveva far dimenticare quella di George Bush e invece l’ha fatta rimpiangere; doveva ricostruire l’immagine dell’America disintegrata dall’arroganza del Presidente cowboy e dal fallimento delle guerre in Afghanistan e Iraq e invece quell’immagine l’ha ancora più abbattuta mantenendo in vita le stesse guerre di Bush e aumentando crisi internazionali e fronti di guerra: è sotto Obama che hanno preso forma l’Isis e il suo Califfato; è Obama che ha dato il via libera alla guerra in Libia, alimentato il conflitto siriano, aiutato la crisi nello Yemen e le destabilizzazioni delle Primavere arabe; e con Obama che la tensione con la Russia ha raggiunto un clima da Guerra Fredda; è con Obama che si è consumata la tragica farsa della rivoluzione ucraina e della Guerra civile che sta mettendo a rischio la stabilità nell’Europa orientale.

La sua dottrina doveva fondarsi su due capisaldi:


1) “Light Footprint” o “Impronta Leggera”, cioè diminuire l’interventismo esplicito; non più “stivali sul terreno” ma azioni impercettibili che avrebbero dovuto ottenere massimo risultato con il minimo sforzo (e minimo rischio). L’eliminazione di Bin Laden nel 2011, sembrò avvalorare questa strategia.
D’altronde se il terrorismo islamista era senza territorio a che serviva occuparne uno? Salvo poi accorgersi che l’Isis un territorio se lo stava costruendo grazie ai soldi degli alleati sauditi e alle trame occulte della Cia.

2) Leading from behind” o “Guidare da dietro le quinte”. La strategia tipica di chi tira il sasso nascondendo la mano. Potremmo tradurla con un “agire nell’ombra”; come in Ucraina per esempio dove è stato molto più comodo finanziare con svariati miliardi di dollari la rivoluzione che ha portato alla guerra civile e poi infilare i propri dipendenti del Dipartimento di Stato dentro il nuovo governo di Kiev.

OBAMA? UN’ALLUCINAZIONE
Il giudizio sereno e veramente obiettivo su di lui potrà essere consegnato solo dopo che il tempo avrà attraversato le ultime convulsioni di questi 8 anni.
Eppure quelle lacrime si asciugano velocemente pensando all’ipocrisia di quella retorica pacifista che ha accompagnato questi anni; alle bombe e alle guerre (umanitarie ovviamente) giustificate dalla protezione che il mondo ovattato dei media, degli intellettuali, degli attori di Hollywood, dei maggiordomi europei, gli hanno dato e continuano a dargli.

Obama è stato una grande allucinazione; non solo in politica estera. Secondo un recente sondaggio Gallup, la presidenza Obama ha peggiorato la condizione dei neri, la questione razziale e il divario tra ricchi e poveri; i punti forti della sua visione del mondo.
Donald Trump non ha vinto grazie a Putin; ha vinto grazie ad Obama ed al suo fallimento.

E ora, mentre ci apprestiamo ad assistere all’insediamento del nuovo Presidente Trump, guardiamo con stupore le lacrime che Obama ha versato nel suo discorso di commiato; probabilmente lacrime sincere di un uomo che non è riuscito ad essere all’altezza del ruolo che la storia improvvisamente gli aveva dato ed il mondo si aspettava.
Ma le 26.000 bombe sganciate nel 2016 e le decine di migliaia di altre bombe gettate negli otto anni della sua Presidenza asciugano quelle lacrime di speranze  fallite.


Articolo letto: 630 volte
Categorie: , Denunce, Esteri


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Risposte - Commenti

Vanna

24/01/2017 10:29:47
si Obama lanciava le bombe in Iran non per gioco cioè non esageriamo.Forse dietro Obama c'era qualcuno di più potente...
6

Michela

23/01/2017 11:29:31
Fette di prosciutto e sproloquio libero sono indispensabili per difendere il parruccone, come dimostrano certi commenti in calce ad un articolo che dimostra tutta l'ignoranza del nuovo inquilino della Casa Bianca.
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