La minaccia principale del regime di Pyongyang rimane quella nucleare, ma nel frattempo la Corea del Nord sta combattendo una battaglia più sottotraccia.

Cagliari
13:00 del 18/10/2017
Scritto da Luca

La minaccia informatica di Pyongyang

La minaccia principale del regime di Pyongyang rimane quella nucleare, ma nel frattempo la Corea del Nord sta combattendo una battaglia più sottotraccia. Il numero di hacker che lavora per il governo ha raggiunto le 6mila unità. Esperti di informatica che spesso si trovano sparsi fuori dai confini nazionali e che colpiscono obiettivi mirati di volta in volta. Un salto di qualità evidente dovuto all'ascesa al potere del giovane Kim Jong-un che ha puntato molto sulla guerra a livello informatico. Come ricostruisce il New York Times in un lungo articolo, già il padre aveva intuito l'importanza di investire su questo fronte prima di morire nel 2011. Ma il vero cambiamento è avvenuto sotto la guida dell'attuale dittatore. Basti pensare che sei anni fa in tutto il paese era stimato appena un migliaio di indirizzi IP. Oggi le cose sono cambiate e i cybercriminali al servizio del governo di Pyongyang fanno davvero paura.

I recenti attacchi

Tra le ultime operazioni in ordine di tempo ce n'è una rivelata solo qualche giorno fa: il gruppo di hacker sarebbe riuscito a sottrarre al governo della Corea del Sud e agli Usa alcuni dossier militari segreti, compresi i piani per eliminare Kim. E secondo un report della società di sicurezza informatica FireEye ripreso da Nbc, i nordcoreani avrebbero tentato di colpire aziende americane che gestiscono energia elettrica a fine settembre. Ci sono forti sospetti sul coinvolgimento di Pyongyang anche nel devastante attacco informatico di qualche mese fa realizzato attraverso la diffusione del ransomware WannaCry. Risale invece alla fine del 2014 una massiccia intrusione all'interno della Sony Pictures attribuita alla Corea del Nord per fermare la diffusione di un film comico in cui due giornalisti americani avevano il compito di assassinare Kim

La specialità nordcoreana

Il gruppo di cyber criminali al soldo di Pyongyang sembra però essersi specializzato in un'attività più precisa e ben remunerativa. Si contano ormai diversi casi di attacchi a banche di tutto il mondo e cambiavalute sudcoreani che trattavano con criptomonete e bitcoin. A partire dal 2015 sono stati coinvolti prima un istituto di credito nelle Filippine, poi un altro in Vietnam e più di recente la Banca centrale del Bangladesh. Questa operazione ha fruttato più di 80 milioni di dollari, ma avrebbe raggiunto a una cifra molto più elevata se gli hacker non fossero stati scoperti in extremis. Ma secondo un'altra inchiesta del New York Times i cybercriminali avrebbero lasciato tracce di attacchi in oltre un centinaio di banche in tutto il mondo.

Quali contromisure?

Come ricorda il quotidiano americano, se per i recenti test missilistici è stato più facile proporre e applicare nuove sanzioni al regime di Pyongyang, ben diversa è la situazione legata agli attacchi informatici. In questi casi è più difficile identificare con certezza la provenienza dell'intrusione e di conseguenza punire il paese. Soprattutto perché alcune ricerche hanno riportato che molti dei cybercriminali operano al di fuori della Corea. In un momento di così elevata tensione legata allo sviluppo di una testata nucleare, il nuovo fronte della cyberguerra potrebbe inasprire ancora i rapporti internazionali

Da: QUI


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Categorie: , Tecnologia


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