Essere italiani o, a esser precisini, vivere in Italia è un indubbio vantaggio. Specie per alcune categorie.

Trento
09:30 del 02/08/2017
Scritto da Gerardo

Essere italiani o, a esser precisini, vivere in Italia è un indubbio vantaggio. Specie per alcune categorie. Per esempio per la classe dirigente. Sì, perché non solo godono di vantaggi e agi e prebende ma si possono permettere anche spocchia e atteggiamenti irritanti nonostante la loro totale incapacità e insipienza.

Eggià: perchè l'italiano-tipo è intrinsecamente suddito. Dico suddito ma penso peggio. Sacramenta, sbraita, si arrabbia pure ma oltre il «piove governo ladro» non va. Sarà che lo Stato-Italia è nato senza grandi passioni e spargimenti di sangue (anzi manco si è capito...), sarà che non abbiamo mai fatto una rivoluzione (se non qualche scaramuccia, le giornate di Milano e Napoli, l'assalto ai forni di manzoniana memoria o la rivolta del Balilla al grido di «Che l'inse?»  a Genova), sarà che siamo un popolo abituato a essere dominato e magari a cercar di trarre qualche vantaggio da questo («Franza o Spagna purché se magna»), sarà che più delle forche ci piacciono  i tarallucci e il vino per por fine alle contese, sarà che siamo dei bontemponi un po' goliardi e canterini («Chist'è o paese do sole...» e damerini ma mi piacerebbe vedere qualche impennata di orgoglio. Furente pure.


Ma in quale altro paese, a maggior ragione intriso di pulsante sangue mediterraneo e latino, sarebbe consentito alla classe che dovrebbe governare di attardarsi, come niente fosse, in discussioni di lana caprina sulla data e sugli uomini del prossimo congresso PD, in distinguo infiniti tra alleatiche battibeccano a ogni occasione, in dimissioni ipotizzate, annunciate, consegnate ma non date, mezzo ritirate, fiducie a bagnomaria in un minuetto sfinente e di cui ci si dovrebbe francamente - e se ne fossero capaci – vergognare?

Ora, nessuno vuole teorizzare l'assalto ai palazzi (per quanto per come stiamo messi se ne avrebbe ben donde) ma possibile che non ci sia neppure una manifestazione seria e importante e tosta che faccia capire a costoro che l'ora della ricreazione è finita? Niente. Si è messo a ferro e fuoco Genova per il G8 (!) e non si riesce a levare un grido comune per quello che stiamo vivendo e vedendo? Ma che siamo? C'è qualche disperata occupazione in azienda, giusto un blocco stradale per quelli di Riva Acciaio (che, toh, qualche risultato hanno ottenuto) e sparuti gruppi sulle ciminiere o incatenati ai cancelli.

Con pensionati a 500 euro che frugano nei cassonetti o rubano per fame, gente che non riesce più a mandare i figli a studiare e ha difficoltà a pagare le bollette, che si vende le fedi ai compro oro, che mangia alla Caritas, che abbassa la claire di attività un tempo fiorenti e sono strozzinati da banche, recupero crediti ed Equitalia...Beh, sbaglierò, ma in altri paesi - anche più compassati e «freddi» del nostro - i politici e dirigenti a vario titolo non avrebbero affatto nè la faccia nè la voglia nè abbastanza fegato di fare le belle e inutili statuine nei salotti televisivi.

Italiani brava gente si dice. E vabbé, ma qui siamo ai limiti del masochismo.


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Categorie: , Denunce, Economia, Editoria


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