La Sacerdotessa è una delle “padrone” più importanti d’Italia: il suo è uno stile di vita e non semplicemente un personaggio. E i suoi schiavi arrivano da tutto il mondo, persino dalla politica, per essere umiliati e torturati…

Biella
23:06 del 24/02/2014
Scritto da Albertone

Più che un articolo, servirebbe un’ode di Catulliana memoria o un Inno alla Bellezza come quello ribelle e mai scontato di Charles Baudelaire. Raccontare un personaggio come Mistress Desideria Godiva, alias La Sacerdotessa, mette quasi in soggezione perché una padrona non accetterebbe mai di scendere dal piedistallo, neppure a parole. E Lady Godiva, a parole e nei fatti, sa come dominare. Lo fa nella vita, nel pubblico come nel privato. Questione di carattere, di temperamento, “di cervello prima che di fisico”.
Perché, ribadisce lei, “odio il maschilismo, quel senso di dominazione che l’uomo vuole imporre alla donna, chiudendola in una prigione da cui non può più uscire. Io tutto questo non lo sopporto”. Un credo trasformatosi in passione e via via in lavoro. Oggi, Lady Godiva è fra le Mistress più importanti d’Italia. Gli uomini arrivano da dovunque pur di essere sottomessi, insultati, torturati. Pratiche di dominazione per provare un piacere trasgressivo. Schiavi facoltosi, qualcuno arrivato persino dagli Stati Uniti, qualcun altro ben noto all’opinione pubblico per il suo impegno nella Politica.
Ma quando la porta si chiude, non c’è ruolo di potere che tenga. Il dominio passa nelle Mani di Mistress Godiva. “Ma il primo strumento per la schiavitù è la mente, le sacerdotesse dominavano nel passato con lo spirito, attraverso l’animo. Ed io mi rifaccio a quelle civiltà, nelle quali l’uomo era sottomesso alla donna, era estasiato dal fascino delle amazzoni e delle vichinghe”. Secoli passati che rivivono nel presente, a due passi da Biella, “una delle città più bigotte del Pianeta”, dove Lady Godiva ha la propria base operativa. Vederla di persona impressiona. Fisico imponente, tanti piercing, corpo tatuato, i simboli di una gioventù ribelle, sempre contro le regole non scritte del politically correct, vanamente trascorsa a battersi per la propria libertà.

“Perché una donna deve essere liberissima, quando accetta di farsi mantenere dall’uomo si priva di tutto. E io questo non lo accetto. Una donna dev’essere autoritaria”. Appena maggiorenne sale su un palco, dimostra di saperci fare, “i pregiudizi della gente diventano il mio orgasmo” ed ecco che il suo lato Mistress emerge con forza. Le è naturale, non c’è bisogno di far nascere un personaggio. Quel lato le è implicito. “Nella vita comune gli uomini mi guardano sbavando e le donne malignano a bassa voce. Ma a me non servono né complimenti né apprezzamenti, voglio essere in pace con me stessa”.
Così, Lady Godiva col passare del tempo diventa un’istituzione. Una padrona che ogni uomo-schiavo vorrebbe. Veste (poco) più sul bianco che sul nero, sorride o si arrabbia a seconda dello “slave”. “Perché, e sia ben chiaro, le mie pratiche col sesso non centrano proprio nulla. Ma ve la vedreste una Mistress che allarga le gambe ad un uomo? Ma per favore… Ma neppure per uno scrigno d’oro! Io provo un piacere mentale, non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di innamorarmi di un uomo, non mi vedo né moglie e né mamma”. Parole chiare, che i suoi amici e le persone a lei più care hanno faticato a comprendere ed accettare all’inizio della sua carriera. Che carriera non è, perché “io sono contro il maschilismo giorno e notte, non quando sono in sessione. Il mio è un modo di intendere la vita e la società”. I suoi schiavi lo sanno bene.
Qualcuno di loro preferisce essere torturato, qualcun altro umiliato, qualcun altro dominato. Empatia mentale. “E questi uomini sono tutte persone dignitosissime, facoltose, il più delle volte con mogli, figli e amanti. Eppure con me realizzano quei desideri inconfessabili alle loro partner. Donne care, se non volete essere cornute, imparate a sperimentare…”. Un consiglio all’universo femminile, con cui condivide alcuni (pochi) momenti della sua vita. Non mancano schiave donne, non disdegna pratiche soft con ragazze o mogli in cerca di quel che non trovano fra le mura di casa.
Ma è chiaro che dominare un uomo è un’altra storia. Non è questione di femminismo o rivendicazione sociale, è solo che per una Mistress, il ruolo della donna è certo, identificato, a prova di secoli e millenni. “I miei schiavi mi vedono come una donna superiore, vanno in estasi pur di avere qualcosa di mio. A loro non interessa altro…”.

Eppure, a guardarla bene, una certa attrazione deve pur suscitarla. Un po’ per il fisico, un po’ per quel sorrisetto alla koala che la rende tanto cattiva quanto simpatica. “Certo, una Mistress può anche essere brutta, ma a me all’inizio il fisico non mi ha aiutato… Gli uomini pensavano che dietro alla Mistress ci fosse altro, invece proprio non se ne parla. Ho dovuto far fatica doppia”. Adesso che ce l’ha fatta, gira per l’Italia portando il suo credo sui palchi dei locali. Spettacoli tutti da vedere, “ben diversi dalla pornografia. Qui ci sono di mezzo dei valori: uno schiavo deve amare la sua padrona ed essere sottomesso alla sua donna”.
Una filosofia ereditata dal passato, dove esistevano civiltà dominate dalle figure femminili: “Agli uomini che giudicano o che guardano scettici al mio modo d’essere, dico semplicemente questo: se provate, potreste iniziare a conoscere cose sul vostro corpo che finora neppure immaginate. Riuscireste a provare piacere senza che vi sia atto sessuale”. La sfida è aperta: chi vuole provare?


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Categorie: Gossip


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