Mancano pochissimi giorni a quello che sarà l’avvenimento più importante per la città di Matera

Matera
09:42 del 22/01/2019
Scritto da Gregorio

Fino a 20 anni fa Matera era solo una cittadina di provincia ignorata dal turismo

Grande fermento e movimento di poltrone in città, tra comune, Fondazione Sassi e associazioni culturali. Fermento giustificato dal fatto che Matera, fino a vent’anni fa, era solo una cittadina di provincia che nessuno sapeva in quale regione si trovasse, ammesso che addirittura conoscessero la Basilicata. In effetti, i pochi che ci provavano, alla domanda specifica, rispondevano conviti: Puglia! Matera si trova in Puglia! No… forse in Molise! Dai, facciamo Abruzzo!

A parte gli scherzi, non è facile, per me, materano, scrivere questo pezzo senza lasciarmi annebbiare dal clamore mediatico che vuole, negli ultimi mesi, e non esagero, Matera sulle prime pagine di quasi tutte le testate nazionali e internazionali, come meta esclusiva del turismo mondiale. Si è scomodato addirittura il New York Times, mettendo Matera e la Basilicata, al terzo posto tra le mete da non perdere per il 2019. E allora mi sono fermato un attimo, mentre passeggiavo di notte tra i miei amati Sassi, e mi sono domandato, tra una sigaretta e l’altra: Ma non sarà un po’ troppo?

Quando i sassi nel 1952 venivano etichettati come “vergogna nazionale”

Provo a spiegarmi meglio; sono cresciuto, come tanti della mia età, in una famiglia che ha vissuto in quei luoghi che, nel lontano 1952, dall’allora ministro De Gasperi, erano stati etichettati come “Vergogna nazionale”, un male da estirpare alla radice con la creazione di nuovi e “futuristici” quartieri popolari. E ne aveva ben donde, il ministro, diciamo le cose come stanno!


Dopo quel famoso decreto, che praticamente imponeva ai quindicimila residenti dei Sassi di lasciare le loro grotte, i Sassi, sono rimasti lì, un centro storico di tale portata abbandonato a se stesso, covo di criminali e tossicodipendenti.

Nel 1993 i sassi divengono patrimonio mondiale dell’Unesco

La faccio breve, dopo trent’anni di abbandono, nel 1993, l’UNESCO ha deciso di dichiarare i Sassi patrimonio mondiale dell’umanità, nel 2002 Mel Gibson ha deciso di girare a Matera il film del secolo (The Passion Of Christ) e Matera è rifiorita come un geranio a Courmayeur. Intanto, la gente che i Sassi, invece, li aveva abbandonati, non ci ha capito più nulla. A nessuno della mia generazione, negli anni dell’infanzia, è stata inculcata l’idea che i Sassi fossero un patrimonio inestimabile, culla di antiche civiltà rupestri e volano per l’economia cittadina. I nostri genitori, i Sassi, li odiano.  Li hanno lasciati andare, annebbiati dall’idea di avere un bagno in casa al posto del vaso da notte e un termosifone al posto di un raggio solare. Il lavoro di riqualificazione che è stato fatto, è un lavoro importantissimo, ed è giusto sognare, certo. Ma chi l’avrebbe mai detto vent’anni fa, che noi materani saremmo stati definiti abitanti culturali?

Intanto Matera è ultima come numero di librerie e non ha ancora una ferrovia degna

Intanto Matera è all’ultimo posto tra le province italiane come numero di librerie e non c’è ancora una stazione ferroviaria degna di una Capitale Europea Della Cultura. Ovvero, c’è quella di Ferrandina Scalo, a circa trenta chilometri dalla città. Ci sono stato meno di un mese fa, dovevo prendere un amico che arrivava con un regionale da Salerno (uno shuttle, un autobus, una navetta, insomma un modo per arrivare a Matera, dalla stazione, proprio non l’abbiamo trovato) e credevo di aver sbagliato posto. No, non sto scherzando, ho avuto seri dubbi che quella fosse solo la vecchia stazione e, magari, un po’ più avanti, sulla S.S. Basentana, avessero costruito un avveniristico monumento degno di accogliere migliaia e migliaia di viaggiatori pronti a visitare una capitale europea. E invece no, non mi sbagliavo. Il treno portava mezz’ora di ritardo e dopo aver lasciato l’auto nell’unico punto del piazzale che non avesse acquitrini e vegetazione incolta, guardandomi intorno, mi sembrava di essere in una dimensione paranormale che mi portava indietro agli anni della grande guerra. Nessun bar invitante, cessi chiusi, tabelle orari coperte da uno spesso strato di polvere e sala d’aspetto sporchissima e senza l’ombra di una sedia. Ma anche questa, forse, è un’altra storia.


La gente del luogo e l’anno da Capitale della Cultura

Tornando in città, comunque, mi sembrava giusto chiedere un paio di informazioni a chi ci lavora, col turismo. Ho parlato con un noto ristoratore che gestisce un Bistrot a ridosso dei Sassi già da un po’ di anni, domandandogli cosa fosse cambiato per lui e per i suoi affari. Mi ha risposto che, nonostante un flusso maggiore di turisti in città, non è cambiato nulla, anzi, forse si registra qualcosa in meno negli affari. Questo perché c’è stato uno straordinario incremento di aperture di posti nuovi in cui fermarsi a mangiare. Poi ho deciso di telefonare a un’amica che lavora come guida turistica e anche lì non ho colto, poi, un entusiasmo alle stelle.

–Siamo comunque troppi – mi dice – e il turismo è pure un po’ cambiato. È selvaggio, più povero! Gran parte dei turisti non cercano contenuti ma l’idea di essere stati a Matera.

Sono giunto, quindi, alla conclusione, che per molti visitare Matera è solo una moda. Almeno per il momento. Non sono davvero interessati a scoprire cosa si cela nei millenni di vita di una delle città più antiche del mondo. E noi materani? Siamo davvero felici di tutto quello che sta accadendo in città?

Intanto il Terminal Bus non è ancora pronto, decine di cantieri sono ancora aperti e il trenino a scartamento ridotto che collega Matera con la stazione centrale di Bari ci mette ancora un’ora e mezza per percorrere sessanta chilometri, nonostante tutte le assicurazioni dei ministri che si sono succeduti tra il vecchio e il nuovo governo, che avevano “promesso” un treno dedicato. E noi materani siamo felici, certo. Ma non ancora pronti. Si salvi chi può.

Da: QUI


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Categorie: , Cultura, Curiosità, Luoghi da visitare


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