La ludopatia è ormai uno dei problemi maggiori della nostra società, persino più di alcol e droga. E il profilo tipico è quello dei quarantenni con famiglia e figlio, perlopiù avoratori dipendenti.

Arezzo
18:58 del 28/07/2014
Scritto da Albertone

C'è un male invisibile che attanaglia l'Italia intera, distrugge famiglie, mette in ginocchio, mariti e papà. Una volta erano le droghe e l'alcol, oggi la patologia ha il nome di ludopatia. Concetto difficile a spiegarsi se non fosse che basta entrare in un qualunque bar o ricevitoria per rendersene conto. Il male del Terzo Millennio, l'ennesimo registrano all'interno di una società senza più identità e valori, è quello del gioco d'azzardo. L'impossibilità di smetterla con le puntate nella speranza (quasi sempre vana) di azzeccare la schedina vincente che possa cambiare la vita o magari far trascorrere con maggior serenità uno o due mesi. Proprio qui si annida il male oscuro. L'incapacità di fermarsi, di dire basta.

I malati di gioco d'azzardo scommettono su tutto: dal calcio ai cavalli, dalle freccette al vincitore del Festival di Sanremo. L'importante, per loro, è avere davanti l'ipotetica cifra della vittoria. Scommettono sempre e comunque, anche quando non hanno soldi. Ricorrendo a prestiti, facendosi finanziare dagli amici. Ma a quel punto, hanno già perso tutto. Chi sono i malati d'azzardo in Italia? La diagnosi purtroppo è chiara. Sono i più insospettabili, quelli che hanno un lavoro magari da dipendente e una famiglia con tanto di figli. Sono soprattutto uomini e hanno un’età media intorno ai 45 anni. Insomma, dovrebbero essere fra i più responsabili, ed invece troppo spesso cadono in una terribile trappola che rovina loro e le rispettive famiglie. Ecco perchè il dramma sociale ancora una volta si riflette sui bambini e sulle mogli, il più delle volte estranee e persino inconsapevoli di tutto questo. Tra i fattori in gioco non c'è solo l'età, ma anche l'istruzione. Sul totale, la metà ha conseguito la licenza media inferiore, sono il 56,8%, il 31,8% ha anche quella superiore. Ma tra i giocatori patologici ci sono anche i laureati.

Secondo i dati rilevati in un anno e mezzo dalla Asl 8 di Arezzo che si è occupata di condurre un'inchiesta capillare sul territorio, il gioco d’azzardo riguarda persone con le più diverse posizioni occupazionali. Dal collega di scrivania al disoccupato passando per il manager o l'ambulante. Anche se la maggior parte dei giocatori presi in carico dal Sert aretino nella vita fanno un lavoro da dipendenti, oltre il 60%. Ma nella statistica rientrano anche i disoccupati, per cui il gioco diventa in modo sbagliato l’unica risorsa, l’11,7%. E il 10% dei giocatori d’azzardo aretini sono pensionati. Nonnini insospettabili che arrivano a giocarsi in Gratta e vinci e macchinette anche tutta la pensione. Più basse le cifre che riguardano i lavoratori autonomi: oltre l’8% dei giocatori, quelli che lavorano solo saltuariamente sono il 5,4% e gli studenti: sono il 3,6%.

Ma il dramma rimane il 56% di giocatori coniugati che rischia di mandare in rovina un'intera famiglia. Il boom delle varie forme di gioco d’azzardo nel nostro Paese è un fenomeno non recentissimo, ma negli anni ha assunto una dimensione massiccia e, soprattutto, si sono sviluppate forme assai diffuse di vera e propria patologia sociale. Con un fatturato di 90 miliardi di euro, l’azzardo è uno dei pochi settori che non ha risentito della Crisi economica. In Italia sono quasi due milioni i giocatori sociali, ossia quelli a basso rischio dipendenza, mentre sono più di 800mila le persone che si avviano verso la patologia.


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Categorie: Cronaca, Denunce


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