Sostanzialmente si tratta di una macchina che non solo esprime a oggi il meglio della linea MacBook Pro ma per molti versi anche il meglio dell’intera linea Mac, giacché al suo interno vivono novità per il momento esclusive come Touch Bar e Touch ID, Thunderbolt 3 e USB-C, tanto per citare le più visibili e note.

Bari
13:00 del 24/12/2016
Scritto da Sasha

Sostanzialmente si tratta di una macchina che non solo esprime a oggi il meglio della linea MacBook Pro ma per molti versi anche il meglio dell’intera linea Mac, giacché al suo interno vivono novità per il momento esclusive come Touch Bar e Touch ID, Thunderbolt 3 e USB-C, tanto per citare le più visibili e note.

C’è da dire che, al pari di (quasi) tutti i Mac la linea del MacBook Pro è da mozzare il fiato: il nuovo colore Grigio siderale (ma è ancora disponibile il colore Argento) dà importanza al Mac, forse perché siamo abituati al Silver sin dai tempi del Titanium. E la sensazione di un prodotto “top” si accentua quando, visto di profilo, emerge chiaro lo sforzo dei progettisti nel costruire un prodotto che rasentasse la perfezione in ogni minimo, minuzioso e maniacale dettaglio. Ne sono un esempio i quattro connettori Thunderbolt laterali le cui giunture sono del tutto invisibili, oppure il nuovo meccanismo che regge il display, la cui apertura adesso è più dolce e funzionale.

A proposito di questo, inutile sottolineare che altre scelte fatte da Apple, per qualcuno sacrifici: la mela nel retro del display non si accende più (con buona pace delle iconiche sfilate di mele illuminate nelle conferenze stampa) e non c’è più neppure il classico “Bong” all’accensione, che ha accompagnato la storia di Apple dalla sua nascita. Non c’è neppure il tasto di accensione, sostituito solo in parte da Touch ID (di cui diremo più avanti) che ha lasciato il posto a un sensore che si accorge dell’apertura del display accendendo il Mac che a sua volta grazie alla nuova e velocissima memoria a stato solido si attiva in pochi secondi.

I più incontentabili eccepiranno che in una linea professionale nella quale il MacBook Pro si colloca, questi dettagli sono di secondaria importanza, perché la macchina deve produrre e non apparire, ma sono discorsi che lasciano il tempo che trovano quanto le opinioni sulla domenica calcistica appena conclusa: pur dando per sacrosanto il giudizio personale, Apple ci ha abituati a non preferire un aspetto rispetto a un altro, ma a valutare ogni singolo punto di vista come fondamentale, dai dettagli del connettore sino alla resa del display retina.

Sono molti gli utenti a cui si rivolge questo Mac, dal grafico “nomade” che lavora un po’ in ufficio e un po’ a casa, al giornalista che viaggia di continuo, dall’uomo d’affari che desidera una macchina che consenta di usare Office tanto quanto Parallells sino al manager che probabilmente percepisce il Mac come un Rolex o una Ferrari, icone che determinano uno status symbol, utili in una trattativa business.

A noi, che siamo un po’ l’uno e un po’ l’altro (e un po’ meno l’ultimo…) questo MacBook Pro è piaciuto un sacco, molto di più di altri modelli Mac di qualche anno fa e, senza nulla togliere, anche a diversi modelli della concorrenza, a cui il MacBook Pro, tutto sommato, guarda comunque sempre in modo distaccato perché un vero computer concorrente a questo modello, al momento non esiste.

Settembre 1991: veniva ritrovata nel ghiacciaio del Similaun la mummia Ötzi e su Canale 5 andava in onda la prima puntata di "Non è la RAI". Nel novembre dello stesso anno vengono dati alle stampe Achtung Baby degli U2 e Dangerous di Michael Jackson, anticipato dal singolo Black or White.

In mezzo, nel mese di ottobre, si colloca il debutto della linea di sistemi portatili PowerBook di Apple, il primo vero tentativo della Mela di realizzare un computer realmente trasportabile. In realtà un esperimento era già stato condotto qualche anno prima, nel 1989, con il Macintosh Portable: accolto con entusiasmo dalla critica, le vendite si sono però rivelate insoddisfacenti per via di un costo veramente elevato, soprattutto per quel periodo, di oltre 6000 dollari e per scelte tecnologiche nel complesso piuttosto limitanti.

Apple però crede molto nell'idea e lascia passare qualche anno, affinando il progetto e proponendo un prodotto decisamente più commerciabile. La versione 100, quella entry-level, offriva un processore Motorola 68000 (16MHz!!!), da 2 a 8 MB di memoria e un pannello da 9 pollici (quanto un tablet moderno) monocromatico e con risoluzione di 640x400 pixel: per l'epoca, tanta roba! Il prezzo d'ingresso allora fu di 2500 dollari, sempre elevato ma comunque più accessibile.

Passano 25 anni, Non è la RAI è ormai uno sbiadito ricordo, Micheal Jackson sta insegnando agli angeli a fare il moonwalk e Apple lancia la nuova famiglia di sistemi MacBook Pro con TouchBar, quest'ultima il primo vero elemento innovativo dopo anni di ordinaria evoluzione tecnologica, non solo per Apple ma per tutto l'universo PC nel suo complesso. Una necessità di innovazione sentita trasversalmente in tutto il settore (Microsoft ha presentato pochi giorni prima il suo Surface Studio con Surface Dial, e che pare concentrarsi proprio sulle modaltà di input, grazie anche ai numerosi spunti che ingegneri e progettisti hanno potuto cogliere nel corso degl ultimi anni a seguito della grande diffusione delle interfacce touch.

Un rinnovamento, quello della famiglia MacBook Pro, atteso da diverso tempo e specie per il modello da 15 pollici che nel corso degli ultimi tre anni ha ricevuto solo aggiornamenti e "speed bump" qua e là. Con il debutto della nuova linea Apple pratica alcune scelte drastiche, simili a quelle già intraprese nel passato (chi non ricorda l'iMac G3 che, nel 1998, arrivò sul mercato senza l'unità floppy?) e che riguardano la completa rimozione dei tasti funzione dalla tastiera, per fare posto proprio alla TouchBar, e all'impiego unicamente di connettori USB Type-C come interfacce di I/O.


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Categorie: , Tecnologia


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