Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino,salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino,in direzione della Fabbrica.

Bari
07:00 del 14/02/2018
Scritto da Gerardo

Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino,

salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino,

in direzione della Fabbrica.

L’ho visto addormentarsi sul divano,

distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione

di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.

L’ho visto felice passare il proprio tempo libero

con i figli e la moglie.

L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio

non gli permetteva di farmi frequentare l’università.

L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto

un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.

L’ho visto distrutto, quando a 53 anni,

un manager della Fabbrica gli ha detto

che era troppo vecchio per le loro esigenze.

Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.


Ma mi è mancata l’aria, quando quel lunedì del 26 luglio 2010,

su “ La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio.

Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010).Pensare che un uomo di cultura,

pur con tutte le argomentazioni di cui è capace,

arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio

non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro,

mi ha tolto l’aria.

Sono salito sull’auto costruita dagli operai

della Mirafiori di Torino.

Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa,

lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia,

era mio padre, operaio al reparto presse,

per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto,

tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.

ODORAVA DI DIGNITA'

Da: QUI


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Categorie: , Lavoro


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