Le autorità indipendenti che dormono (del resto in questo paese dorme pure il garante del quirinale).

Napoli
09:30 del 16/01/2018
Scritto da Luca

Le autorità indipendenti che dormono (del resto in questo paese dorme pure il garante del quirinale). Alla consob dovevano nominare il dott. Eugenio Fusco un magistrato esperto in materia e veramente indipendente invece hanno nominato Berruti per far piacere al criminale il cui conflitto d'interessi gigantesco non viene minimamente scalfito perché c'è il conflitto d'interessi di De Benedetti. La quasi totalità dell'informazione non ne parla perché anche l'informazione è nelle loro mani. Semmai a proposito di autorità presunte indipendenti c'è anche l'agcomiche che emana provvedimenti tragicomici.

Ci vogliono mille fessi per fare un furbo. Ed evidentemente ci sono. Va da sé che è comunque un progresso rispetto ai tempi di Pinocchio: quando bastava un solo fesso per arricchire ben due furbi. Detto ciò, poiché esser fessi non è né un reato né una colpa, dovere dell'autorità costituita è anche quello di proteggerli dai furbi. Il modo migliore sarebbe quello di elevare la coscienza delle masse, grande idea di Marx e Gramsci. Ma comprendiamo che la cosa potrebbe rivelarsi pericolosa per la medesima autorità. Se la prevenzione non è dunque praticabile, si proceda pure con la repressione. I venditori di sogni hanno siti web e numeri di telefono. Acchiapparli è più facile che afferrare una gallina nel pollaio. Li si acchiappi e li si costringa a vivere facendo la spesa con criptovalute.

Una gigantesca bolla speculativa ha aperto la strada a vere e proprie truffe che, perlomeno in Italia, vengono consumate su larga scala nel totale silenzio delle autorità di mercato. Due paroline magiche – Bitcoin e blockchain -, tanti titoli sensazionalisticisugli iperbolici quanto virtuali rialzi e ribassi delle criptovalute e una campagna pubblicitaria martellante (e scorrettissima) sul web e sui social: “Bitcoin – Ecco come gli investitori sono diventati milionari”; “Compra Bitcoin in Italia – investi a partire da soli €100”; “Investi sui Bitcoin, la valuta del futuro”. In breve tempo si è così creata dal nulla un’audience che, pur non avendo la minima idea di cosa sia il Bitcoin e di come funzioni, ha recepito il messaggio – sbagliato – che è possibile guadagnare moltissimo in poco tempo. E’ la solita storia del campo dei miracoli: tutti sappiamo come andrà a finire, ma per la legge dei grandi numeri purtroppo c’è sempre chi abbocca.

Così, sfruttando la bolla che si gonfia sempre più sui mercati – dove società pressoché decotte come Kodak basta che annuncino l’imminente lancio di una nuova criptovaluta perché arrivino a raddoppiare il loro valore in un solo giorno – i truffatori iniziano a pescare a strascico con le televendite. Sono scene stile The Wolf of Wall Street con il venditore di turno che al telefono non cerca di piazzare i Bitcoin (ormai carissimi), ma nuove e sconosciute criptovalute che hanno il doppio pregio di “costare poco” e di offrire “grandi opportunità di guadagno”.


Che i truffatori ci provino è del tutto naturale, che non si faccia nulla per fermarli lo è un po’ meno. Ma siamo in Italia e, nonostante gli ampi poteri, la Consob resta pur sempre la solita Consob, quella che ha permesso senza battere ciglio che agli italiani venisse venduto di tutto per decenni, salvo poi intervenire a frittata fatta. Per rendersi conto di quanto la tutela del risparmio stia a cuore all’Authority presieduta fino a dicembre da Giuseppe Vegasbasta dare un’occhiata al suo sito istituzionale. In home page non c’è alcun avviso ai risparmiatori né alcuna segnalazione di attività fraudolente, così come del resto non c’è nulla sull’entrata in vigore della Mifid2, la direttiva sulla prestazione dei servizi finanziari che dà nuovi diritti e nuove tutele ai risparmiatori.

Della Mifid2 (e del nuovo prospetto informativo denominato Kid) non c’è alcuna evidenza nemmeno nella sezione denominata “Educazione Finanziaria”, mentre per scoprire che qualcuno sta cercando di vendere Bitcoin e altre criptovalute in Italia senza alcuna autorizzazione occorre fare alcuni clic e una ricerca nell’archivio. Sul Bitcoin e su ciò che gli ruota intorno la Consob al momento non sa che pesci pigliare e si candida ancora una volta achiudere la stalla quando i buoi saranno già scappati perché – per usare le parole dell’ex presidente Vegas – a livello europeo il Financial Stability Board “non ha ancora deciso con chiarezza se si tratta di una valuta, e allora devono intervenire le autorità monetarie, o se è un prodotto finanziario, ma attualmente non viene classificato in questo modo perché non esiste un produttore unico: è uno scambio tra un soggetto e un altro”.

Nel dubbio dunque non si interviene e i truffatori hanno campo libero. Così proliferano siti Internet italiani gestiti da società cipriote che pubblicizzano i loro “servizi d’investimento” e offrono l’apertura di conti per il trading e televenditori molesti che chiamano a casa e sul cellulare da call center dislocati all’estero. Ma questa è solo una faccia della medaglia, quella più scopertamente truffaldina. L’incredibile bolla che si è gonfiata sul Bitcoin e le altre criptovalute ricorda molto ciò che era accaduto sui mercati azionari tra il 1999 e il 2000 con il fenomeno delle “dot-com”: qualunque cosa profumasse di Internet, fosse anche solo per il nome, vedeva raddoppiare, triplicare, decuplicare il suo valore in una corsa al rialzo folle e apparentemente senza fine. Oggi gli investitori si stanno comportando allo stesso modo: comprano a mani basse qualunque cosa sembri avere a che fare con le criptovalute e in molti sul mercato ne approfittano.

Riferimenti IL FATTO


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Categorie: , Denunce, Economia, Internet


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