Le entrate fiscali derivanti dall’acquisto di sigarette crollano nel 2013 del 5%, un picco dovuto alla sigaretta elettronica e al ritorno del contrabbando

Roma
20:14 del 10/03/2014
Scritto da Albertone

L’Italia rimane un popolo di fumatori, alla faccia di quello che si potrebbe pensare. Non c’è nessuna buona notizia in una novità che segna una forte controtendenza rispetto agli anni passati. Nel 2013 le entrate fiscali dovute alle sigarette sono diminuite.
Lo Stato, in sostanza, su uno dei vizi più coltivati dal Belpaese ha incassato meno soldi rispetto a quanti ne aveva previsti alla luce del trend degli anni passati. In particolare, se il riferimento è al 2012, il crollo è stato del 5%. Una picchiata che non regala sorrisi alle casse pubbliche e nemmeno al Ministero della Salute. Le entrate scendono, ma non perché gli italiani hanno compreso i pericoli del fumo.
Secondo il dipartimento delle Finanze, una delle principali ragioni è dettata dall’espansione costante della sigaretta elettronica, divenuta soprattutto nel primo trimestre del 2013 una reale alternativa al vecchio tabacco. La sigaretta elettronica fu il regalo di Natale privilegiato del 2012, raggiunse fasce della popolazione tradizionalmente propense al tabacco e entrò nelle case di decine di migliaia di italiani. Un boom afflosciatosi poi col passare dei mesi, che pure ha influito a livello di entrate economiche.
Ma, secondo la Finanza, ci sarebbe anche un altro motivo per spiegare la flessione. E il punto apre a scenari gravi, pericolosi, criminali e illegali. Nel 2013, in particolare, sarebbe esploso il numero di stecche di sigarette di contrabbando vendute lungo le strade o persino in attività commerciali “parallele”, in cui naturalmente l’introito non prevede il pagamento delle tasse. Un servizio di Striscia la notizia di poche settimane fa aveva portato a galla il fenomeno, presente in particolare nel Sud Italia, dove centinaia di venditori abusivi di sigarette si sistemano ai semafori e vendono pacchetti di importazione illegale.
Un mercato parallelo che rovina le attività “vere” e comporta naturalmente un danno economico per lo Stato. Che, pure, deve affrontare anche la presenza sul mercato delle sigarette a prezzo “super-basso”: essendo le accise commisurate al prezzo, è naturale che gli introiti si abbassino. Tre ragioni che portano alla luce un quadro complicato, unito alla crescente protesta dei tabaccai che nelle mattine di lunedì non vendono pacchetti e accendini ai clienti per protesta. Ma, a onor del vero, il calo degli introiti nelle accise è dovuto anche da uno spostamento nelle abitudini dei fumatori italiani, stanchi di sentirsi vessati dalle Case madri americane e dai prezzi che lievitano di mese in mese.
Così in molti hanno optato per l’acquisto di cartine e tabacco, tornando a confezionarsi le sigarette come nei decenni addietro. Un modo per risparmiare, per far durare quanto più possibile il piacere (o vizio) del fumo e per resistere agli effetti collaterali della nicotina. Una soluzione che lascia più soldi nelle tasche dei… fumatori italiani ma ne toglie altri allo Stato. Per una volta, però, non ci si può lamentare…


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Categorie: Cronaca, Cultura, Economia


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