PERCHE' ASSUMERE DONNE IN AZIENDA CONVIENE? Quote rosa, parità di genere: quante volte ne abbiamo sentito parlare in discorsi dove spesso la retorica ha oscurato il significato morale.

Firenze
08:21 del 26/07/2019
Scritto da Gerardo

PERCHE' ASSUMERE DONNE IN AZIENDA CONVIENE? Quote rosa, parità di genere: quante volte ne abbiamo sentito parlare in discorsi dove spesso la retorica ha oscurato il significato morale. La novità è che ora gli imperativi etici e quelli di bilancio stanno imboccando la stessa strada.

«Assumere più donne e favorire la loro carriera non è solo un dovere, ma una garanzia di sostenibilità dell’azienda, un’assicurazione sulla vita per le imprese e le società» dice Walter Ruffinoni, amministratore delegato di NTT Data Italia, branch dell’omonima multinazionale giapponese di information technologies. Le sue parole trovano eco nel pensiero e nell’azione degli altri amministratori delegati e presidenti di aziende che hanno sottoscritto il Manifesto per l’occupazione femminile. 

PERCHE' ASSUMERE DONNE IN AZIENDA CONVIENE? A promuovere il Manifesto è Valore D: è la prima associazione di grandi imprese creata in Italia per sostenere la leadership femminile in azienda e ha 166 associati che, in totale, occupano 1 milione e mezzo di persone. Il Manifesto nasce dal monitoraggio di oltre 1.000 buone pratiche realizzate sulle diversità di genere e prevede azioni concrete lungo 9 direttive: dai congedi parentali alle politiche di welfare, dall’incremento della presenza femminile in fase di assunzione e di carriera alle attività per favorire la diffusione degli studi tecnici e scientifici tra le ragazze. Le imprese che hanno sottoscritto il Manifesto operano in settori diversi e vanno da Accenture a Ikea Italia, da Autogrill a Gruppo Ferrovie dello Stato, dal Politecnico di Milano a Barilla, da Coca Cola Italia a Hewlett Packard a GE Italia. Il testo del Manifesto e l’elenco completo delle imprese aderenti si trovano sul sito.


PERCHE' ASSUMERE DONNE IN AZIENDA CONVIENE? I dati italiani sull'impiego femminile sono tutt'altro che incoraggianti

I dati Eurostat 2016 dicono che solo metà delle donne italiane lavora. Quelle con un impiego guadagnano in media 1 quinto meno degli uomini e 1 su 5 abbandona il lavoro alla nascita di un figlio. Per dare risposte a questi problemi il governo stanzia nel biennio 2017-2018 sgravi contributivi (110 milioni di euro) per le imprese che nei contratti aziendali prevedono forme di conciliazione lavoro-famiglia, dalla creazione di nidi agli orari flessibili.

assumere più donne equivale a un aumento delle entrate fiscali e previdenziali che per le casse statali sono una manna. Inoltre, ogni 100 donne occupate serviranno 15 persone da impiegare nel settore della cura alla persona e dei servizi. Ci sono poi il bilancio familiare e gli acquisti che sono decisi in larga misura dalle donne: «Se queste dispongono di un reddito potranno usarlo per comprare di più», ha spiegato a Donna Modernala professoressa Daniela De Boca, docente di Economia politica all’università di Torino.

Infine, se si allarga lo sguardo al prodotto interno lordo di un paese, si potrà affermare addirittura che l'incidenza in positivo dell'occupazione femminile oscilla tra il 5 e il 12%, secondo quanto dimostrato da uno studio commissionato dalla multinazionale statunitense General Electric. Anche a livello aziendale la presenza di donne nei posti di potere fa aumentare i profitti. A dirlo è il Fondo Monetario internazionale.

Le doti femminili in azienda

Fin qui i numeri. C'è, poi, tutto un discorso da fare sul contributo umano e relazionale che una maggiore presenza di donne può conferire a una realtà imprenditoriale. Capacità di ascolto, di mediazione, accuratezza, scrupolosità sono tutte caratteristiche che appartengono di più per natura al genere femminile e che sono molto richieste in un sistema produttivo definito 4.0 nel quale la forza fisica non è più un elemento fondamentale.

Superare le riserve culturali

Se, quindi, le limitazioni fisiche che prima esistevano per molti lavori sono ormai scomparse, il problema culturale non è stato ancora superato. Lo dimostra il fatto che sono ancora poche rispetto ai colleghi maschi le ragazze che scelgono di formarsi nelle discipline STEM.

La lotta per la parità passa anche da qui: dalla costruzione di una consapevolezza delle capacità in modo che tutti possano accedere al settore tecnico-scientifico che al momento è quello che offre stipendi maggiori e più posti vacanti dato che è in crescita. Occupare una posizione manageriale rappresenta sicuramente degli svantaggi per la vita delle lavoratrici in termini di tempo, ma riesce anche a dimostrare che la donna non deve rinunciare alla carriera per dedicarsi ai figli.


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Categorie: , Lavoro


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