LAVORO CATEGORIE PROTETTE - A chi cerca un’occupazione sarà capitato spesso di imbattersi in annunci “riservati alle categorie protette”.

Bari
16:00 del 27/05/2019
Scritto da Carmine

LAVORO CATEGORIE PROTETTE - A chi cerca un’occupazione sarà capitato spesso di imbattersi in annunci “riservati alle categorie protette”. Ma cosa si intende? È una tematica delicata e importante da comprendere, anche per i datori di lavoro, che dovrebbero conoscere le regole che impongono l’inserimento in azienda di risorse appartenenti proprio alle categorie protette.

Vediamo insieme cosa prevede la normativa, cosa si intende per categorie protette, quali obblighi sono previsti per le aziende e come fare per iscriversi alle liste.

LAVORO CATEGORIE PROTETTE - La legge 68/99

La Legge 12 marzo 1999, n. 68 intitolata “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” regola l’inserimento delle persone disabili nel mondo del lavoro.

Partendo dal presupposto che una minorazione fisica o psichica non coincide necessariamente con una riduzione delle capacità lavorative, è finalizzata a tutelare i soggetti portatori di disabilità e a promuoverel’integrazione professionale delle categorie protette.

Con questo obiettivo, predispone servizi di sostegno e di collocamento mirato per i lavoratori svantaggiati, favorendone l’ingresso nel mondo del lavoro.

Il collocamento mirato implica una valutazione delle capacità lavorative dei soggetti con disabilità, per garantire loro l’inserimento in un posto di lavoro idoneo.


LAVORO CATEGORIE PROTETTE - Le categorie protette indicate dalla legge riguardano lavoratori con varie tipologie di disabilità:

  • gli invalidi fisicamente, psichicamente e sensorialmente. Ad essi la commissione (nominata dalla ASL) deve avere accertato una incapacità lavorativa che sia maggiore al 45% o eventualmente superiore al 33%

  • gli invalidi di guerra o per altre cause di servizio

  • i non vedenti: in modo assoluto o con un deficit che implichi un residuo visivo di un decimo

  • i non udenti.

    Ognuna di queste invalidità deve essere dimostrata tramite certificazione sottoscritta dalle Aziende Sanitarie Locali (le ASL, appunto) attraverso le Commissioni Mediche apposite, le quali determinano anche i tempi e le modalità per gli accertamenti successivi, volti a valutare la permanenza dell’invalidità accertata. Nel caso, invece, di invalidità dovuta a un incidente sul posto di lavoro è sufficiente esibire la certificazione prodotta dall’Inail.

La famosa legge 68/99 determina l’inserimento in ambito lavorativo degli individui facenti parte delle categorie protette, considerati veri e propri lavoratori attivi e produttivi e non più assunti (come in precedenza con la legge 482/68) con ottica di tipo assistenziale.

Obblighi ed esoneri dei datori/delle imprese:

In Italia, le imprese – che siano pubbliche oppure private – hanno l’obbligo di assumere personale appartenente alle categorie protette: tale obbligo varia in percentuale, più precisamente in relazione alle dimensioni delle aziende stesse. Va precisato che nel calcolo delle percentuale, tra i dipendenti dell’azienda non sono considerati i dirigenti, il personale con contratto di formazione e/o apprendistato, con contratto temporaneo o addetti al telelavoro. Le percentuali, calcolate quindi sul numero dei dipendenti rimanenti, sono così determinate:

  • un lavoratore disabile fino a 35 dipendenti

  • due lavoratori disabili fino a 50 dipendenti

  • il 7% dei dipendenti fino a 150 lavoratori.

Se giustificato da specifiche e dimostrabili necessità dell’azienda, il titolare può fare richiesta di esonero dall’assunzione di membri delle categorie protette. Per fare ciò dovrà rivolgersi al Fondo Regionale per l’occupazione dei disabili, al quale sarà comunque tenuto a versare un contributo giornaliero che corrisponda a ogni potenziale lavoratore non assunto.


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Categorie: , Guide, Lavoro


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