Spesso, chi diventa vegetariano per ragioni etiche, quindi per non uccidere animali, in sostanza, è convinto che la produzione di latte non comporti la morte di nessun animale.

Roma
06:20 del 03/11/2016
Scritto da Samuele

Spesso, chi diventa vegetariano per ragioni etiche, quindi per non uccidere animali, in sostanza, è convinto che la produzione di latte non comporti la morte di nessun animale.

Magari pensa che è vero che c'è dello sfruttamento dietro gli allevamenti di mucche da latte, ma il problema, allora, è cambiare i metodi di allevamento, di trattamento degli animali. Non è la produzione in sé di latte (e uova, ma qui trattiamo solo la questione latte), il problema. E' il metodo. Quindi, in linea di principio, mangiare questi alimenti non è sbagliato. Perché, comunque, non uccide.

Così di solito si pensa. Va detto però che, anche fosse vero che il consumo di latte non uccide gli animali, questo ragionamento non sarebbe molto valido, perché occorre comunque dissociarsi e non contribuire allo sfruttamento, quando esiste.

Purtroppo, purtroppo per gli animali, c'è un problema in più: non è "solo" una questione di sfruttamento. Ma di uccisione. Perché anche il consumo di latte implica, necessariamente, l'uccisione di animali. Non gli stessi individui che producono questi "alimenti" (o almeno, non subito), ma loro simili, i loro figli, che devono morire affinché questa produzione sia possibile. E' matematicamente, statisticamente, economicamente impossibile produrre latte senza uccidere un altissimo numero di animali. Spieghiamo ora perché. Per cui, alla fine, chi ha scelto di essere vegetariano per non uccidere dovrebbe, per lo stesso motivo, diventare vegano. Il motivo è identico, quindi è una decisione facile da prendere, perché ci si è già passati una volta. Si è già convinti della sua validità.

Questo è quanto può accadere in un’azienda di allevamento da latte. Una mucca viene vessata , bastonata, frustrata, in un ambiente dove la parola d’ordine è la produzione e il guadagno, tipico delle multinazionali.

Le lattifere sono sfruttate molto intensamente  per motivi tecnici di produzione, stessi motivi per cui la vita delle vacche da latte diventa molto breve. Basti pensare che usurate dalle  superproduzione di latte, vivono 7 o 8 anni, mentre in natura potrebbero vivere fino a 40 anni.

Andiamo ad analizzare solo alcuni dei motivi tecnici di produzione che “obbligano” le aziende da latte a maltrattare gli animali…


Le vacche devono necessariamente essere sottoposte a  super alimentazione perché producano più latte, di conseguenza le mammelle si gonfiano spropositamene diventando sensibili alle infezioni mastitiche.

Nei periodi di scarsità di latte gli animali vengono imbottiti di farmaci , questo avviene durante la fine della lattazione e prima del parto successivo.

Tutte le bovine non allattano più il  vitello e sono tutte sottoposte alla mungitura meccanica, che deve essere controllata solo perché, se qualcosa non funziona bene, può indurre mastite causando la perdita di guadagno.

Nel reparto dove gli animali circolano, si possono verificare dei ristagni di acqua mescolata alle deiezioni.  Questi reparti sono cementificati o fatti di terra e vengono puliti meccanicamente. Il punto critico è dovuto a prendere  a calci le mucche per farle alzare, appenderle  a una catena al collo e farle trascinare via da un trattore perché non ce la fa più a camminare. Questa è tortura. Questa è la routine in molti allevamenti industriali .Questi sono solo alcuni dei motivi tecnici per cui un’industria di latte NON PUÒ’  RISPETTARE COMPLETAMENTE UN ETICA ANIMALISTA, CONTRARIAMENTE,ANDREBBE PER MOTIVI TECNICI , CONTRO I PRIMARI OBIETTIVI DI GUADAGNO.


Articolo letto: 482 volte
Categorie: Ambiente, Denunce


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Cosa ne pensi degli allevamenti di mucche odierni?
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Risposte - Commenti

Antonino

03/11/2016 08:56:07
La fonte di sofferenza e morte per gli animali che ha maggior impatto in assoluto, molto più di ogni altro genere di maltrattamento e uccisione, e soprattutto che ciascuno di noi può fermare, è l'allevamento di animali per l'alimentazione umana
4

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