A Reggio Calabria ricordi e riflessioni nello spettacolo sulla strage di Via d'Amelio in cui venne assassinato il giudice Borsellino

Reggio Calabria
11:58 del 01/07/2013
Scritto da Dominella

"Paolo Borsellino essendo Stato"

Testo di Ruggero Cappuccio
Regia di Oscar Magi
Con: Oscar Magi, Lello Martorelli, Ilio Mannucci Pacini, Monica Cavassa, Luciana Greco, Barbara Medagliani, Mario Bambino, Marica Orlandi

Che non siano attori professionisti ma tre giudici, tre pubblici ministeri, un avvocato e una giornalista di cronaca giudiziaria e che la regia sia di Oscar Magi, magistrato del Tribunale di Milano lo si scopre solo alla fine dello spettacolo, a dimostrazione che le riflessioni sulla giustizia e sulla lotta alla mafia possono avere un’interpretazione comune. A Reggio Calabria in occasione della due giorni di studio sulle misure di prevenzione ai fenomeni mafiosi va in scena al Teatro Cilea “Paolo Borsellino essendo Stato” grazie alla collaborazione dell’Osservatorio misure di prevenzione, dell’Osservatorio sulla ‘ndrangheta, del Tribunale di Reggio Calabria e della Commissione prefettizia reggina.

L'opera, tratta da un libro dello scrittore Ruggero Cappuccio, è stata messa in scena per la prima volta a Milano nel dicembre 2011 e racconta gli ultimi attimi di vita del giudice Paolo Borsellino, assassinato dalla mafia a Palermo nel luglio del 1992. Un testo intenso e coinvolgente che coglie i tratti salienti della personalità del magistrato e fa emergere ricordi personali, esperienze e riflessioni sulla Sicilia a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. Il tutto accompagnato dalle canzoni di Rosa Balistreri e da musiche di Mozart e Scarlatti.

Nel dubbio di essere già morto o ancora vivo, Borsellino rivive tutte le frazioni di secondo di quel minuto fatale, «a stretto contatto con la terra calda e profonda, antica e muta, della sua Sicilia», chiama i suoi agenti di scorta colpiti dall’attentato e ricompone ricordi e sogni di una vita.

«Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non piace per poterlo cambiare». Una lotta al cambiamento che ha inseguito per tutta la vita rivendicando la verità attraverso comportamenti virtuosi e sacrifici. Negli ultimi istanti in terra, mentre il tempo si è fermato alle 16.58 di una domenica estiva di più vent’anni fa, Borsellino ripensa a Falcone e ai compagni del pool di Palermo, amici e colleghi con cui comprese che per «combattere la mafia non bisogna considerarla come una piovra mostruosa, poiché il suo terreno di coltura, i suoi modi di ragionare e agire sono assai più vicini a noi, alle persone perbene e oneste, di quanto possiamo immaginare».

Borsellino ripensa a quella scia di sangue che costò la vita a tanti uomini e in un viaggio delirante nel Palazzo di giustizia ritrova Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pio La Torre, Piersanti Mattarella, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Rosario Livatino, Boris Giuliano, Lenin Mancuso, Boris Montana e Ninì Cassarà. E ancora due omicidi altamente simbolici, quello dell’imprenditore Libero Grassi, colpevole di rifiutare e denunciare le estorsioni malavitose sulle attività commerciali, e del magistrato calabrese Antonino Scopelliti, incaricato di rappresentare le ragioni dell’accusa nell’imminente udienza della Corte di Cassazione sulle condanne inflitte ai vertici di Cosa Nostra nel Maxi processo istruito dal pool. Il giudice giunge poi davanti a una stanza dove ci sono «i tre agenti di scorta di due magistrati che conosce bene, Giovanni e Francesca». Vi entra e ritrova l’amico fraterno di una vita e proprio con lui ripercorre il legame che li unisce.

Lo spettacolo di Cappuccio adatta accanto a Borsellino le figure di cinque donne le Antigoni, che sono in contrasto con la bellezza e l'armonia che trasudano. Una performance coinvolgente che lascia però l'amaro in bocca.


Articolo letto: 2331 volte
Categorie: Arte, Cronaca, Cultura, Sociale, Teatro


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Risposte - Commenti

Alessia

01/07/2013 21:38:40
Uno spettacolo davvero interessantissimo! Un omaggio ad un grande uomo ma, soprattutto, un racconto ed una testimonianza che tutti dovrebbero vedere ed ascoltare. Mi auguro che questa iniziativa abbia il seguito e il successo che merita, nella speranza di vedere lo spettacolo riproposto anche in altre città d'Italia. Complimenti!
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Albertone

01/07/2013 18:46:02
Non dimenticare dev'essere la parola d'ordine di uno Stato che non può scordarsi un passato ancora recente, pregno di significato e di passione. Al tempo stesso è giusto ricordare ed omaggiare chi, dello Stato, ha fatto la propria ragione di vita accettando di affrontare i pericoli ed andare incontro alla morte.
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Carmine

01/07/2013 14:14:03
questo spettacolo approderà anche nella mia città il prossimo anno. Credo che sia un'opera teatrale assolutamente da non perdere. Del resto, tutti gli italiani, o almeno la gran parte di essi, sono legati a questi personaggi che hanno combattuto la mafia con grande coraggio. Se ne avrò l'opportunità andrò ad assistere a questo spettacolo
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